
«Spero che tutti gli uomini simili brucino all’inferno». Sono le parole di Makka Suaev, la ragazza 18enne che venerdì scorso, nella casa di famiglia di Nizza Monferrato, ha ucciso il padre per difendere la madre dopo l’ennesima lite domestica. Una situazione che ha mille volti, significati, sfaccettature (e sono tutti deprecabili) perché non esiste un modo univoco di prevaricare dell’uomo sulla donna. E Akhyad, 50 anni, lo faceva con un atteggiamento del tutto subdolo che ha portato alla disperazione sua figlia Makka.
«Non avrei mai neanche immaginato di portare via la vita ad una persona, ma preferisco portarla via a quel cog****e prima che lui porti via l’unica ragione della mia vita, cioè mia madre – ha scritto Makka Suaev -. Chi troverà questo scritto capirà, o io sarò morta, o sarà morto lui». Pagine di sfoghi amari che sono state poi sequestrate dai carabinieri all’interno dell’abitazione di famiglia. Ma procediamo con ordine in merito a cos’è successo.
Makka si è trovata per troppe volte dietro alla porta di casa ed ha assistito ai lamenti della mamma insieme alla sorella di 14 anni, ai due fratellini di 11 e 12 anni. Ed è accaduto anche venerdì scorso. Akhyad si è licenziato senza alcuna ragione ed ha preteso che la moglie facesse lo stesso. Lui cambiava spesso lavoro. L’ultimo nel ristorante dove lavorava come lavapiatti glielo aveva trovato la moglie. Ma è durato ben poco perché si è licenziato. In più, Akhayad ha discusso con la moglie proprio davanti al ristorante e poi le ha mandato un sms: “Quando torni a casa ti ammazzo”. Ma cosa è successo dopo? Appena Natalia è rincasata l’uomo l’ha presa per i capelli, l’ha trascinata in cucina e le ha messo le mani al collo per strangolarla. A quel punto Makka ha deciso di intervenire. E l’ha fatto con rabbia, dolore e sofferenza.
Tante volte, ha spiegato Makka nel diario, Akhyad ha fatto lo stesso davanti ai due figli maschi, per educarli ad assoggettare la donna: «Quando vostra moglie vi risponderà o si comporterà male dovrete prenderla così, come fa papà». Lezioni di violenza. La stessa violenza che è abituata a subire anche Makka. Che venerdì è stata presa a pugni dal genitore quando ha provato a intervenire per difendere la madre. Le quattro pagine del diario della 18enne infatti si chiudono con lo sfogo più duro, in stampatello. «Maschi tossici, mi fate schifo e siete la rovina di tutto e il motivo per il quale il mondo va a put***e» .
Makka, la 18enne che ha ucciso il padre per difendere la madre è stata sentita per quattro ore dal giudice Riccardo Ghio che tecnicamente non ha convalidato il fermo. Ora è separata da madre e fratelli, seguita da psicologhe. La ragazza resta ai domiciliari in comunità e potrà continuare a studiare a distanza. I suoi avvocati hanno riferito che è in «condizioni psicofisiche» precarie.
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