
La Francia inserisce il diritto all’aborto in Costituzione. Si è oggi riunito il parlamento in seduta solenne dopo l’approvazione del Senato risalente alla settimana scorsa, a seguito di un lungo iter legislativo che prosegue da ormai 18 mesi su iniziativa del Presidente della Repubblica Emmanuel Macron.
L’approvazione è avvenuta in entrambe le camere negli ultimi mesi, mancava solo l’ultimo passaggio del parlamento in seduta solenne. L’equilibrio delle forze partitiche nelle assemblee legislative poteva a primo impatto lasciar presagire un ostacolo all’inserimento del diritto di aborto in costituzione, data la maggioranza di centristi e conservatori. Non è stato così. La destra si è semplicemente limitata a richiedere l’inserimento di una clausola a tutela degli obiettori di coscienza, poi bocciata.
L’ unica opposizione alla scelta dei parlamentari francesi è costituita dalla Conferenza episcopale di Francia, che rimprovera la scarsa attenzione verso la vita dei nascituri, con la focalizzazione sui diritti delle sole donne e non delle eventuali vite spezzate. La Conferenza denuncia inoltre la tendenza all’aumento delle interruzioni di gravidanza nel paese, non accompagnata da politiche di supporto alla natalità.
È interessante dunque che l’opposizione provenga principalmente da un attore esterno all’emiciclo parlamentare, e quasi per nulla da esponenti e partiti politici. La stessa Marine Le Pen, leader della destra sovranista francese, si è detta favorevole all’inserimento dell’aborto in costituzione. Quella francese è una destra a tratti progressista sui diritti civili, la stessa che già nel lontano 2004 aveva approvato una proposta di legge contro l’omofobia, sotto la presidenza di Jaques Chirac.
In Italia la situazione è ben diversa. Il diritto all’aborto è garantito dalla legge 194 del 1978, e non c’è la predisposizione all’inserimento dello stesso nella costituzione. La 194, a differenza della legge costituzionale francese, prevede la possibilità dell’esonero degli obiettori di coscienza, che permette agli operatori sanitari contrari all’aborto di astenersi dall’applicazione dello stesso.
Questa clausola provoca dei problemi non indifferenti nella possibilità di ricorrere alla pratica, che obbliga spesso le donne a rallentare il processo già di per sé molto complicato e pesante da affrontare, costringendole a saltellare tra ospedali e consultori. Secondo un’indagine aggiornata al 2022 di Chiara Lalli, docente di Storia della Medicina, e di Sonia Montegiove, giornalista, sarebbero più di 160 le strutture sanitarie con una percentuale di obiettori di coscienza superiore all’80%.
La Francia diventa dunque l’unica nazione a tutelare il diritto d’aborto con la costituzione, ponendosi dunque come avanguardia sul tema dei diritti civili. L’auspicio delle istituzioni francesi è di lanciare un appello ai paesi limitrofi, puntando verso una maggiore tutela del diritto a livello internazionale.
L’Italia non è necessariamente vincolata da un obbligo morale all’introduzione di una legge costituzionale sulla falsa riga della Francia. Il diritto è già riconosciuto, è già presente nell’ordinamento, basterebbe solo che venisse tutelato più efficacemente. Potrebbe essere utile una modifica della legge 194, o forse stabilire soglie massime di obiettori di coscienza per ogni struttura sanitaria. Fatto sta che la Francia corre, l’Italia tifa dagli spalti.
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