
Le recenti elezioni presidenziali negli Stati Uniti sono state segnate da una battaglia cruciale, non combattuta a livello federale, ma nei singoli stati: il diritto all’aborto. Dieci stati hanno infatti visto la presentazione di referendum volti a inserire, o in alcuni casi limitare, il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza nelle loro costituzioni. Questa ondata di referendum è stata una conseguenza diretta della decisione della Corte Suprema del 2022 di annullare la storica sentenza Roe v. Wade, che per quasi cinquant’anni aveva garantito a livello federale il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza.
La Roe v. Wade del 1973 aveva rappresentato un punto di riferimento legislativo a livello federale, una sorta di pietra miliare dei diritti individuali, che offriva un quadro normativo stabile in materia di interruzione volontaria di gravidanza. Con la sua abolizione, di fatto negli Stati Uniti non esiste più un diritto costituzionale all’aborto. Il campo di battaglia si è spostato a livello statale, dando il via a un dibattito acceso e complesso, catalizzato da una serie di iniziative legislative statali volte a limitare o addirittura vietare l’accesso all’aborto.
Per comprendere appieno la complessità delle dinamiche in gioco, è fondamentale inquadrare il dibattito in una visione teorica più ampia che consideri l’aborto non solo come una questione morale, ma ne analizzi la regolamentazione attraverso una prospettiva storica e comparativa. Una prospettiva che non riduca il dibattito a semplice scontro tra posizioni morali inconciliabili, ma ponga l’attenzione sui diritti e sulla libertà delle donne.
Susanna Mancini, nel suo libro “Un affare di donne. L’aborto tra eguale libertà e controllo sociale”, sottolinea come una società giusta debba garantire a tutti “eguale libertà di cittadinanza”. Non è possibile costruire una società realmente equa senza tenere conto delle differenze di genere. Il riconoscimento dell’habeas corpus femminile e il controllo sulla propria sfera riproduttiva devono essere identificati come elementi fondamentali per l’emancipazione femminile e per una cittadinanza inclusiva, in cui le donne siano libere di decidere del proprio corpo e del proprio futuro. Negare il diritto all’aborto significa negare alle donne la possibilità di esercitare la propria autonomia e di partecipare pienamente alla vita sociale e politica.
È interessante mettere in luce le diverse modalità con cui gli ordinamenti giuridici hanno affrontato questa delicata questione. In particolare, il modello europeo cerca un bilanciamento tra diritti individuali e valori collettivi, considerando l’aborto nella sua dimensione sociale. Pur non essendo privo di criticità, rappresenta un tentativo di mediazione tra posizioni diverse, evitando la radicalizzazione del dibattito e riconoscendo la complessità del tema. Il modello americano, invece, è spesso incentrato sul conflitto tra il diritto individuale della donna e la posizione giuridica del concepito.
La polarizzazione tra diritti individuali della donna e tutela della posizione giuridica del nascente, trova ampio riscontro nei risultati contrastanti dei referendum statali statunitensi. Tali risultati hanno infatti rivelato un panorama complesso e variegato. In sette stati, il diritto all’aborto è uscito rafforzato. Arizona, Colorado, Maryland, Missouri, Montana, Nevada e New York hanno tutti approvato misure a favore della scelta.
Nonostante la tendenza generale a favore del diritto di scelta, tre stati hanno mostrato una forte resistenza. In Florida, il referendum che avrebbe protetto l’accesso all’aborto non ha raggiunto il quorum necessario del 60%. Anche il South Dakota e il Nebraska hanno adottato una posizione fortemente conservatrice, rafforzando le limitazioni esistenti.
I risultati dei referendum hanno messo in luce le profonde divisioni presenti nella società statunitense sul tema dell’aborto. Il processo di decentramento delle decisioni, a seguito dell’annullamento della sentenza Roe v. Wade, ha portato alla nascita di un mosaico di leggi statali disomogeneo e indefinito.
La vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali, potrebbe influenzare ulteriormente il dibattito nei prossimi anni. Il futuro dell’aborto negli Stati Uniti si presenta dunque incerto e frammentato. La battaglia per i diritti riproduttivi è lungi dall’essere conclusa e continuerà ad essere al centro del dibattito politico e sociale per gli anni a venire.
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