
La leggenda narra di una chiesa, prima conosciuta come “Chiesa della Madonna del Carmine”, che si trova nella zona meridionale di Pastena, frazione di Amalfi, nel cuore della costiera più bella del mondo. Durante un’alluvione l’edificio fu completamente distrutto e solo la statua della Madonna del Carmine fu ritrovata, per miracolo, intatta su un albero di Pino. Da lì la chiesa fu più popolarmente riconosciuta come “Chiesa di Santa Maria del Pino” proprio per ciò che era successo alla statua ritrovata illesa. La storia di questa statua, fortemente legata alla cultura e alla tradizione amalfitana, non si è però di certo fermata. Anzi, ben 9 anni fa quest’opera fu illecitamente trafugata dalla Chiesa di Santa Maria del Pino: togliendo, dunque, alla popolazione amalfitana non solo una statua dall’importante valore artistico, ma prevalentemente un simbolo del culto locale.
Dopo tanta attesa, finalmente, la notizia: nel dicembre del 2023 la Statua è ritornata ad Amalfi, riconsegnata alla collettività e attualmente custodita nel Duomo. Ma le peripezie affrontate dall’opera sono state innumerevoli: ritrovata attraverso Instagram sul profilo di un antiquario olandese, dopo una serie di indagini e di trattative, compiute dai Carabinieri del TPC e dalla Procura di Salerno, ha fatto ritorno nella Chiesa amalfitana. Ne abbiamo parlato con il Procuratore di Salerno Dott. Giuseppe Borrelli che ha fatto chiarezza sulle indagini, sulla “nuova modalità” di ritrovamento (quella tramite social, sempre più in via di sviluppo) e sull’estensione del fenomeno.

«Non è anomalo – afferma il Dott. Borrelli – che un’opera trafugata venga pubblicizzata sui social, talvolta in modo incosciente da parte dell’acquirente. Questa vicenda mi ha consentito di parlare con i carabinieri del TPC e mi hanno detto che la consultazione dei social è uno strumento di costante monitoraggio perché c’è una forte messa in commercio delle opere trafugate». Un fenomeno, quello delle opere sottratte alla collettività, che è ancora molto presente in Italia, principalmente nelle regioni di Campania, Puglia e Lazio (prevalentemente nell’Etruria).
«Nel caso specifico – continua il Procuratore Giuseppe Borrelli – la statuetta della Madonna del Carmine fu ritrovata da un giovane della costiera amalfitana su Instagram perché si collegò ad un profilo che pubblicizzava opere di antiquariato ai fini della vendita. Il ragazzo la riconobbe e segnalò la circostanza al vescovo di Amalfi e, tramite quest’ultimo, si interessarono i Carabinieri del TPC che svilupparono tutte le indagini conseguenti. L’attività investigativa ha consentito di costruire la catena delle cessioni dell’opera, senza però riuscire a risalire a chi materialmente l’ha trafugata. L’ultimo anello è un antiquario di Arezzo che non ha saputo dare informazioni sul venditore e che, a sua volta, ha ceduto l’opera ad un’acquirente olandese che l’ha poi pubblicizzata sul suo profilo Instagram».
Da quel momento in poi è iniziata una trattativa farraginosa poiché l’Olanda confidava nella “buona fede” dell’acquirente olandese e che quest’ultima non poteva essere pregiudicata dal sequestro. Effettivamente, nella maggior parte dei casi, è difficile sapere per un’acquirente se, quando effettua l’acquisto, si tratta di un’opera trafugata o meno; questo perché non si può accertare la provenienza furtiva, soprattutto quando quest’ultima non è presente all’interno di cataloghi e il materiale detentore ha avuto l’opera dopo una serie di trasferimenti.
«La signora – continua il Procuratore – alla fine ha accettato di restituire il bene avendo ricevuto dal commerciante aretino la garanzia che sarebbe stata indennizzata del prezzo pagato, all’incirca 1500€». Infatti, il costo dell’opera è “irrisorio” ma, come spiega anche il Procuratore, aveva un importantissimo valore di culto e devozione da parte degli amalfitani per la leggenda narrata a proposito. Fa inoltre una specifica secondo cui all’interno dei mercatini dell’antiquariato c’è un forte traffico di questo genere di operazioni. «Il suddetto fenomeno avviene perché il prezzo del trasferimento non ispira una particolare sensibilità, non desta sospetti e i traffici illeciti possono essere compiuti senza particolare rilievo» conclude Borrelli.
Lo scenario della provincia di Salerno è molto ampio, ma soprattutto dal grande pregio paesaggistico e culturale. A partire dalla Costiera Amalfitana, al Cilento fino alla Piana del Sele, sono zone dall’importante valore e che vanno assolutamente preservate da ogni tipo di abuso, specialmente quello edilizio, con una forte attività di monitoraggio. Un patrimonio paesaggistico che deve essere tutelato e ridato alla collettività.
«Nella piana del Sele – afferma il Procuratore –, dunque a Paestum, è più semplice perché l’area archeologica è ben delimitata, il problema riguarda le altre due aree. Sulla costiera amalfitana abbiamo posto una particolare attenzione: siamo intervenuti con una pluralità di attività per limitare la realizzazione di nuovi insediamenti, però esiste un problema riguardo la restituzione di questi beni alla collettività perché i procedimenti per abuso edilizio hanno un termine di prescrizione molto breve».
«Un immobile abusivo sequestrato – continua il Dott. Giuseppe Borrelli – può avere due destinazioni: la prima è la demolizione; la seconda è quella dell’acquisizione al patrimonio del Comune e la sua destinazione a fini pubblici o utilizzi sociali. Se non si arriva a sentenze di condanna, la magistratura è del tutto estranea a questa seconda fase perché evidentemente una sentenza di prescrizione chiude definitivamente e non radica alcun processo di esecuzione. Successivamente si passa al problema dei Comuni di carattere amministrativo: la demolizione. Spesso, però, questi ultimi non hanno le risorse per farlo e, allo stesso tempo, non fanno neanche le constatazioni delle mancate demolizioni. Se le facessero, il fenomeno dell’abusivismo sarebbe finito perché chi realizza un bene abusivo si troverebbe nell’impossibilità di disporre in via civile di un bene che non gli appartiene più. Praticamente avrebbe affrontato un costo senza un incremento di carattere patrimoniale. Purtroppo, però, nel nostro paese, la legalità viene considerata come un costo e non come una risorsa».
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