
Il falco pellegrino sorveglierà i livelli di inquinamento nei nostri territori. Questo è quanto si è scoperto dalla ricerca scientifica condivisa a Informare dalla dott.ssa Giovanna Liguori, componente del gruppo One Health della SHRO. L’intuizione è arrivata grazie allo studio della fauna selvatica e al contatto diretto con esemplari selvatici di falchi pellegrini. La ricerca potrebbe essere estremamente rilevante in termini di misurazione dell’inquinamento territoriale, che colpisce in particolar modo la Campania e la Terra dei fuochi.
«Innanzitutto, faccio riferimento al fatto che le specie che fungono da sentinella ambientale sono delle specie animali che, condividendo con l’uomo il medesimo luogo di vita, manifestano in tempi ridotti quelle che sono le patologie che colpiscono le persone. Il Falco pellegrino si distingue grazie alla sua ampia distribuzione e grazie alla sua posizione apicale nella catena alimentare. In quanto predatore all’apice della catena, accumula diversi contaminanti presenti nelle sue prede, fungendo così da indicatore della salute ecologica. Nel falco pellegrino i fenomeni di bioconcentrazione e biomagnificazione si accumulano in modo superiore rispetto alle sue prede.
Abbiamo deciso di revisionare la letteratura pubblicata lo scorso novembre, dove sono stati messi in evidenza gli effetti dannosi dell’esposizione ai metalli pesanti, rilevando in particolare rischi per la salute, tra cui il compromesso funzionamento del sistema immunitario della capacità riproduttiva di tali animali, sottolineando ulteriormente le conseguenze ecologiche dell’inquinamento per questo predatore apicale. In prospettiva futura, saremo propensi ad individuare altri bioindicatori della contaminazione ambientale che riguarderanno il modello del falco pellegrino.
Utilizzare delle nuove matrici potrebbe essere decisamente innovativo: oltre le penne, le piume, il sangue, le feci, anche il liquido seminale o il liquido ovarico potrebbero essere delle innovazioni, proprio perché questi contaminanti ambientali non solo hanno degli effetti di natura neoplastica, ma si ripercuotono sulla fertilità e sulla riproduzione. L’integrazione della ricerca sul falco pellegrino, all’interno di un paradigma One Health, potrebbe costituire una svolta nella comprensione della contaminazione ambientale e dei suoi impatti sulla fauna e sull’ecosistema. La rilevazione dei dati provenienti dai falchi pellegrini potrebbe evidenziare gli impatti della contaminazione ambientale e guidare interventi più efficaci e delle misure preventive».
«Certo, proprio perché la sentenza ha attribuito la responsabilità all’uomo, la Terra dei fuochi è una situazione che rappresenta l’esempio per evitare le grandi catastrofi. Dunque, auspico che questo modello sperimentale che abbiamo effettuato nel territorio di Manfredonia sia divulgato a livello nazionale, sulla falsa riga degli studi effettuati con la compartecipazione del professor Giordano (presidente SHRO ndr), che rileva l’efficacia dell’utilizzo del muschio bianco sulle rilevazioni dell’inquinamento ambientale».
«Da un punto di vista della ricerca siamo in un periodo di svolta perché, per quanto riguarda la pubblicabilità degli articoli scientifici, si pubblica molto focalizzando l’attenzione sul numero degli articoli e non sulla qualità. Facendo però una cernita di tutte le pubblicazioni scientifiche, credo che il numero di lavori nazionali sia notevole e in via di ulteriori miglioramenti».
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