
“Io Capitano” il film di Matteo Garrone è stato nominato agli Oscar 2024 come miglior film in lingua straniera. “Io Capitano” è stato premiato alla 80esima Mostra del Cinema di Venezia, dove ha ricevuto una standing ovation di 13 minuti, rispecchia un nuovo orientamento del cinema italiano. La nomina del regista romano è il coronamento di un anno importante per il cinema d’autore nel nostro Paese.
La trama del film è tratta dalla storia vera di due giovani migranti senegalesi, Seydou e Moussa, che arrivano in Italia dopo un viaggio odisseico. Dopo aver lasciato Dakar in cerca di un futuro migliore, i due si ritrovano ad affrontare pericoli e colpi di scena. Il titolo è infatti il grido di Seydou, che guida un barcone dalla Libia fino all’Italia a soli 16 anni.
Garrone porta sul grande schermo una storia vera: nel 2014 Fofana Amara, di soli 25 anni, conduce 250 persone in salvo fino alle coste siciliane. Secondo Leslie Felperin sull’Hollywood Reporter, il film “mantiene sempre l’attenzione sugli esseri umani” e Garrone “ci tiene a farci riflettere fino all’ultimo.” La nomina a miglior film in lingua straniera è “un’importante soddisfazione” per Garrone, che ha dichiarato: “siamo contenti che l’avventura stia continuando, nella speranza che il film, e la storia di Seydou, sia visto da un pubblico ancora più grande”.
“Io, Capitano” è un risultato importante che segnala la rinascita del cinema italiano d’autore. Tra i 23 film in competizione per il Leone d’Oro 2023, 6 erano italiani dimostrando che qualcosa si sta muovendo nell’industria cinematografica italiana.
Grazie alla Legge sul Cinema del 2017, tutti i budget cinematografici si sono notevolmente alzati, rispecchiando una tendenza mondiale che non riguarda solo le grandi produzioni. Oggi, il budget medio per un film italiano si aggira attorno ai 6milioni: Lubo, di Giorgio Diritti, ha un budget di 7 milioni, il più economico in gara. Inoltre, le piattaforme streaming, come Netflix e Prime Video, hanno accresciuto la domanda di film. Vi è anche il merito delle produzioni internazionali che, girando in Italia, hanno ravvivato Cinecittà. Così, il cinema italiano si è riorientato verso una dimensione internazionale.
L’unico problema resta quello delle ammissioni al botteghino (20% per i film italiani), che non hanno ancora raggiunto i numeri del periodo pre-pandemico (30%). Molte produzioni fanno infatti fatica ad essere distribuite, necessitando quindi di catturare l’attenzione degli spettatori già nella fase di marketing. Le produzioni di quest’anno, come Adagio di Stefano Sollima e La Chimera di Alice Rohrwacher, ne sono una dimostrazione.
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