
Ernesto Terlizzi, artista impegnato, ha donato all’Università degli Studi di Salerno il suo libro d’artista Il fiore di guerra e di pace per celebrare il Laboratorio dei Libri d’Artista (La. Li.d’A), instituito dal Polo Bibliotecario Ateneo in collaborazione col Dipartimento degli Studi Umanistici. L’incontro con l’artista è avvenuto lo scorso 17 maggio presso la Biblioteca “E. Caianiello” con la partecipazione di docenti e studenti universitari.
Il giornalista Davide Speranza e il professore Vincenzo Salerno hanno moderato l’evento illustrando l’impegno nel sociale dell’artista ricordando i suoi progetti recenti. Nel 2018, a distanza di vent’anni dalla strage causata dall’alluvione avvenuta a Sarno, Ernesto Terlizzi ha curato la mostra Una luce per Sarno. Dal 2013, invece, si è impegnato nella rappresentazione del dramma dell’immigrazione clandestina che ha visto il suo culmine nell’esposizione di Ma che ne sanno gli altri (un corpo di venti opere) al MANN nel settembre 2023. La grande sensibilità di Terlizzi è ampiamente dimostrata dai temi trattati nelle sue opere. Un artista, per Terlizzi, non può esimersi dal raccontare le tragedie del mondo e della società.
Il fiore di guerra e di pace nasce dall’esigenza di urlare un “cessate il fuoco” in un periodo storico dilaniato da due guerre che violano (come ogni guerra) i diritti umani. Con la sua acromia, Ernesto Terlizzi traduce il suo pensiero in un libro d’artista usando i materiali tipici della sua arte (merletti, pietre, ritagli di giornale, spago, paglia e carta thailandese kozo martellata e intelaiata). In un primo momento potrebbe sembrare un quadretto d’abbellimento con quel fiore fatto di pietra su uno sfondo bianco, senza le caratteristiche tipiche del libro quali titolo e nome dell’autore. Solo sfogliandolo il messaggio arriva forte e chiaro con un’esplosione di colori che spezza l’acromia del libro: un fiore dai toni rossi e neri per rappresentare i bombardamenti e un fiore dai toni verdi e giallognoli per lanciare un messaggio di speranza; quel fiore rosso-nero subisce una metamorfosi con petali svolazzanti tra le pagine per diventare quel fiore verde.
Il libro può essere letto e osservato da diverse angolazioni, ma il fil rouge del racconto resta la speranza di una pace agognata. Il collage di giornali che crea la scritta “Save Gaza” tra le macerie dei palazzi è un chiaro riferimento agli eventi storici del conflitto israelo-palestinese, ma il dissenso si estende a tutte le altre guerre che si stanno combattendo (in particolare quella russo-ucraina). E il titolo spunta con lettere grandi e tonde che ricordano la mano di un bambino che ha già compreso l’abisso della guerra, infatti la parola “guerra” non è colorata ma nera. I bambini ritornano nel collage da lui composto con gli occhi spauriti, nascosti nella speranza di vivere un giorno in più. Il fiore di guerra e di pace è un’opera di grande impatto emotivo e ha destato numerose curiosità tra i presenti all’incontro, dimostrando che la benjaminiana «politicizzazione dell’arte» è una risposta concreta per la sensibilizzazione delle masse e per esprimere il proprio dissenso o stato d’animo condivisibile con chi la guarda.
di Antonia Erica Palumbo
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