
Se c’è un elemento geografico che segna la storia di Terra di Lavoro, questo è il fiume Volturno.
Qui fu combattuta (1-2 ott. 1860) la battaglia conclusiva della spedizione dei Mille, in cui i garibaldini sconfissero definitivamente le truppe borboniche. Qui si fronteggiarono gli Alleati e i tedeschi, quando i secondi approntavano la linea fortificata difensiva “Gustav” durante la Seconda guerra mondiale subito dopo la liberazione di Napoli (1° ott. 1943).
Il fiume più lungo dell’Italia meridionale, con una lunghezza di 175 km e un bacino esteso per 5 550 km², è dunque anche il corso d’acqua che storicamente si è imposto nella memoria collettiva per essere stato scenario di momenti salienti di rilevanza nazionale ed internazionale.
Tuttavia, è nella minuta storia quotidiana dei territori e delle popolazioni che lambisce, che il Volturno imprime forse il suo segno più marcato, in quanto il suo corso determina lo sviluppo di attività produttive, il volto dell’agricoltura, il paesaggio e l’inurbamento delle aree che tocca – ricordiamo che il fiume attraversa due regioni (Molise e Campania) e quattro province (Isernia, Avellino, Caserta e Benevento), prima di gettarsi nel mar Tirreno presso Castel Volturno. Le attraversa e le segna, come si diceva prima, sia dal punto di vista geomorfologico che faunistico e floristico.
Per le Giornate Europee del Patrimonio 2024, incentrate sul tema “Patrimonio in cammino”, l’Archivio di Stato di Caserta ha proposto una selezione di disegni e fotografie relative al Volturno. Seguendo il corso del Volturno dalla sorgente alla foce ripercorre il corso del fiume, evidenziando l’enorme risorsa di questa via d’acqua per le comunicazioni tra le comunità del territorio.
In particolare, sono stati selezionati i progetti dei ponti che permisero di superare l’utilizzo delle scafe, le antiche chiatte che attraversavano il fiume.
Il fiume come via di comunicazione, dunque, ma anche come limite e barriera alla circolazione umana: dalle persone più anziane non è difficile ascoltare il ricordo di queste imbarcazioni utilizzate per attraversare le due sponde del fiume. La scafa di Sarzano, ad esempio, collegava Caiazzo a Limatola ed era utilizzata anche per il trasporto di carichi pesanti, comprese le greggi. Tanto era fondamentale tale mezzo di collegamento da essere riprodotto anche in piante redatte per altri scopi, come nella perizia del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere del 1853, conservata presso l’Archivio di Stato di Caserta, che qui pubblichiamo.
La ricerca storica sul fiume e sulla sua duplice funzione – unire o separare territori e genti – ci ha dato l’opportunità di riflettere sul nostro ruolo, come operatori della memoria, rispetto a una materia apparentemente molto lontana quale la difesa dell’ambiente.
L’Archivio aderisce alla fase preliminare di adesione al Contratto del fiume Volturno, attivato dalla legge regionale 6 maggio 2019 n. 5 “Disposizioni per la tutela dei corpi idrici della Campania, per la valorizzazione integrata sostenibile dei bacini e sotto-bacini Idrografici e la diffusione dei Contratti di Fiume”. I contratti di fiume sono atti di impegno condiviso da parte di diversi soggetti pubblici e privati, a vario titolo interessati ai corsi d’acqua, per la condivisione della modalità di lavoro atte a perseguire la riqualificazione ambientale, la riduzione del rischio idraulico, la rigenerazione socio-economica del sistema fluviale.
La relazione preliminare rilasciata nel giugno del 2023 per la Regione Campania e la Provincia di Caserta ha messo in evidenza quanto il Volturno abbia rappresentato e possa ancora rappresentare una importante fonte di risorse a supporto delle attività antropiche, che va assolutamente recuperata dal degrado in cui è stata gettata da interventi improvvidi quando non illeciti e delittuosi: dal prelievo di sedimenti per l’edilizia (che ha condotto ad una dinamica di incisione e restringimento degli alvei con conseguenze nefaste sui ponti e sulle opere di difesa idraulica nonché sul rischio idrogeologico incombente in un’epoca di cambiamento climatico), all’inquinamento causato dallo scarico incontrollato dei liquami di allevamenti bufalini, di autolavaggi, autofficine.
Ricordare cosa abbia rappresentato il fiume per le genti di Terra di Lavoro attraverso la valorizzazione dei documenti storici che lo riguardano è il contributo che possiamo dare alla rinascita dell’imponente e maestoso Volturno.
Leggi anche: Arpino, la circolarità del bene comune e il problema carcerario nella prima metà dell’Ottocento
Articolo a cura di Fortunata Manzi,
direttrice dell’Archivio di Stato di Caserta
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...