
C’ è una nuova decisione, questa volta delle Sezioni Unite della Suprema Corte di cassazione, sul tema delle concessioni balneari. E probabilmente segna davvero la chiusura definitiva di una stagione durata troppo a lungo: quella delle proroghe continue delle concessioni sul demanio marittimo. Dopo la Corte di Giustizia dell’Unione europea, dopo il Consiglio di Stato, ora anche la Cassazione ha ribadito un principio ormai chiarissimo: le concessioni devono essere rimesse a gara. La regola discende dal diritto europeo, dalla direttiva Bolkestein, ed è difficile immaginare ormai ulteriori capovolgimenti, salvo clamorosi colpi di scena giurisdizionali.
La conseguenza è concreta e immediata. I Comuni sono chiamati a muoversi. Alcuni lo stanno già facendo, avviando nuove procedure di affidamento e ponendo fine a concessioni che per anni erano apparse quasi eterne. Eppure, il legislatore nazionale, pur evocato e invocato da tempo, non ha ancora costruito una disciplina organica del settore: una riforma capace di tutelare la concorrenza ma anche gli investimenti, le professionalità e le storie imprenditoriali di chi ha operato per decenni sulle nostre coste. Così i Comuni procedono in ordine sparso.
E qui emerge il primo problema vero: ci saranno amministrazioni più forti, più organizzate, più trasparenti; e altre più deboli, più esposte alle pressioni locali, più lente, meno strutturate. È facile intuire che in molte realtà prevarrà la tentazione gattopardesca di cambiare tutto per non cambiare nulla. Ma il punto è un altro. Ed è molto più profondo.
La gestione delle spiagge non riguarda soltanto le concessioni. Non riguarda solo gli ombrelloni o i lidi. Riguarda il modello di governo del territorio. Perché il mare non è solo mare. Significa balneabilità delle acque. Depurazione. Difesa delle coste. Servizi pubblici. Parcheggi. Viabilità. Trasporti. Controllo del traffico. Contrasto al commercio abusivo. Lotta ai parcheggiatori illegali. Sicurezza. Decoro urbano. Tutela ambientale. Gestione dei rifiuti. Protezione dell’ecosistema costiero. È tutto collegato. Ed è impossibile non pensare, mentre inizia una nuova stagione balneare e vengono assegnate le bandiere blu, alla situazione del litorale domizio: una terra che potrebbe essere una miniera d’oro per bellezza, posizione geografica, patrimonio ambientale e capacità attrattiva, ma che continua a vivere in un drammatico ritardo strutturale. Un territorio che avrebbe potuto essere tra i più prestigiosi d’Italia e che invece troppo spesso appare abbandonato a sé stesso, soffocato da incuria, abusivismo e assenza di una visione.
E intanto, proprio in questi giorni, arrivano nuove notizie di indagini e sequestri legati a presunti sversamenti e interramenti illeciti di rifiuti in aree già devastate dalla Terra dei Fuochi, sulla quale anche il Papa Leone ha speso di recente parole commoventi. E allora viene spontaneo chiedersi: fino a quando? Fino a quando il cittadino dovrà sentirsi maltrattato, svenduto, schiaffeggiato? Fino a quando dovremo assistere alla mortificazione di territori straordinari trasformati in periferie dell’abbandono? Fino a quando continueremo a convivere con l’idea che qui si possa fare ciò che altrove sarebbe impensabile? Vengono in mente le parole di Cicerone contro Catilina: «fino a quando abuser(ete) della nostra pazienza?». E torna alla mente anche Gomorra, di cui ricorre l’anniversario.
Quelle immagini che sembravano appartenere a un passato da archiviare. La scena terribile dei camion guidati dai bambini per trasportare rifiuti. L’imprenditore “pulito” che si rivolge al clan per smaltire tonnellate di scarti industriali. Pensavamo fosse memoria. E invece il rischio è che sia ancora cronaca. La contraddizione più dolorosa è tutta qui: da una parte cittadini, associazioni e volontari che puliscono le spiagge, raccolgono plastica, difendono il mare, educano i ragazzi al rispetto dell’ambiente; dall’altra nuovi scempi ambientali, nuovi veleni sotterrati, nuove ferite inferte allo stesso territorio. Che senso ha tutto questo se accanto continua indisturbata la devastazione?
La verità è che manca ancora una strategia complessiva. Si combattono battaglie isolate, spesso generose, ma prive di un vero coordinamento. E invece servirebbe esattamente il contrario: una visione unitaria in cui la tutela del territorio diventi il centro da cui tutto si irradia. Perché ecologia, legalità, concorrenza, turismo, sicurezza e qualità dei servizi non sono temi separati. Sono facce della stessa questione.
Anche la concorrenza, persino la messa a gara delle concessioni, si inserisce dentro questo discorso. Nuovi operatori — purché puliti, davvero puliti — devono poter entrare nella gestione delle spiagge se questo significa migliorare i servizi, investire sul territorio, preservare le coste, restituire qualità e dignità ai luoghi. Ma nulla cambierà davvero se continueremo a considerare il territorio come qualcosa che non ci appartiene fino in fondo. È qui il nodo culturale prima ancora che amministrativo. Perché un territorio che nessuno sente proprio diventa inevitabilmente terra di conquista: per le mafie, per l’abusivismo, per gli affari senza scrupoli, per il degrado.
Ed è allora che la questione delle spiagge smette di riguardare soltanto il diritto amministrativo o le direttive europee. E diventa una domanda molto più grande. Chi vuole davvero prendersi cura della nostra terra?
Leggi anche: COPERTINA – Frodi e falsi sinistri: il circolo vizioso delle RC Auto in Campania
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...