
Un dossier riguardante lo sciopero generale di lunedì 22 settembre indetto dall’USB (Unione Sindacale di Base) è apparso sul sito del governo israeliano nei giorni scorsi. Il Ministero per gli Affari della Diaspora e per la Lotta all’Antisemitismo, con la collaborazione del J-soc National Center for Combating Antisemitism, ha redatto questo rapporto.
Come riportato dal documento: “La mobilitazione si inquadra nell’opposizione a quello che gli organizzatori chiamano il ‘genocidio a Gaza’, e nasce come reazione al silenzio e all’ipocrisia dei governi occidentali”.
Il dossier scheda le attività che si sono svolte lo scorso lunedì e individua chi le ha organizzate. In esso troviamo gli orari e i luoghi di concentrazione delle varie manifestazioni che erano state organizzate, le coordinate geografiche, il livello di rischio assegnato a ciascuna piazza e le pagine social di chi ha promosso le mobilitazioni, con informazioni su follower e interazioni.
Tra le varie città troviamo, ad esempio, la manifestazione svolta a Napoli in cui il dossier indica come punto di concentrazione Piazza Mancini insieme alla sue coordinate geografiche. Al corteo del capoluogo campano, il rapporto attribuisce un alto livello di rischio, lo stesso attribuito alle manifestazioni di Roma, Milano e Venezia. Per quanto riguarda Bologna, Firenze, Ravenna e Torino esse vedono assegnarsi un livello di rischio medio. Affianco a queste informazioni, per quanto riguarda l’appuntamento napoletano dello sciopero, troviamo anche il nome di “Global Movement to Gaza Italia”, promotore online dell’evento con il rispettivo numero di interazione ottenute. In pratica un vero e proprio schedaggio di attivisti italiani come le varie basi di Giovani Palestinesi Italia, quindi situati al di fuori dei confini di competenza e sovranità dello Stato israeliano.
Infine, nel documento leggiamo che queste informazioni sono state raccolte da un sistema tecnologico dedicato, che ha utilizzato segnalazioni e dati ricavati dal monitoraggio della rete.
All’evento della città partenopea hanno partecipato decine di migliaia di persone. Erano presenti sotto le numerose bandiere dei movimenti napoletani, scesi in piazza per mostrare ancora una volta la loro posizione. Tra le persone e tra i movimenti segnalati nel dossier, c’erano i ragazzi del Coordinamento dei Collettivi Autorganizzati Universitari (C.A.U.). Intervistati dalla nostra redazione, hanno dichiarato: “Il 22 settembre è stata una giornata di grande importanza. Per la prima volta da anni, oltre un milione di persone sono scese in piazza in tutta Italia. Questo sciopero è stato indetto da un sindacato di base come l’USB e non dai sindacati confederali come la CGIL. Quest’ultima ha cercato di dividere la classe lavoratrice su un tema fondamentale, sentito e popolare come il genocidio in Palestina. Questo dimostra ancora una volta quanto il nostro governo sia distante dalle richieste e dalle sensibilità del popolo.
Il governo, infatti, continua a favorire gli interessi dell’istituzione sionista, a cui la maggior parte degli italiani si oppone. Questa manifestazione segna una forte ripresa della mobilitazione a favore della Palestina. Noi studenti universitari vogliamo lanciare un messaggio chiaro: non ci fermeremo. Continueremo a lottare fino a quando non saranno interrotti gli accordi con il governo e le università israeliane. Non ci fermeremo finché ogni civile a bordo della Global Sumud Flotilla non sarà tornato a casa.
In questo contesto, il Ministero per gli Affari della Diaspora e la Lotta all’Antisemitismo dello Stato di Israele ci ha inserito in un dossier, etichettando le manifestazioni del 22 settembre come pericolosamente antisemite. Questa mossa non è casuale. Dall’inizio della nostra mobilitazione per il popolo palestinese, in particolare dall’8 ottobre 2023, ci hanno accusato di antisemitismo. Questa accusa è infondata e ha l’unico scopo di delegittimare la nostra lotta a fianco dei palestinesi, vittime delle bombe e della fame. Inoltre, serve a giustificare la repressione contro di noi e contro tutti coloro che compaiono nel dossier.
Tutto ciò conferma una cosa sola: studenti, operai e lavoratori uniti fanno paura. E noi diciamo che questo è solo l’inizio.”
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