
Il Governo si arrende sui Pos. Niente da fare, il Governo Meloni alla prova della manovra di bilancio, non è riuscito nell’intento di introdurre la soglia di 60 euro sotto la quale i commercianti possono rifiutare i pagamenti elettronici. Il pagamento elettronico rimane quindi obbligatorio per gli esercenti, con le relative sanzioni. Sulla manovra del Governo Meloni sia Banca d’Italia che la Corte dei Conti hanno criticato l’innalzamento della soglia dei pagamenti in contanti a 60 euro.
Le motivazioni sono semplici: pagare in contanti rende la vita più facile agli evasori fiscali. Disincentivare i pagamenti elettronici tradisce lo spirito di innovazione alla base del PNRR. Già nelle ore scorse, si faceva largo l’ipotesi di un abbassamento della soglia: da 60 euro, a 40 euro, poi a 30 euro. Ma a causa dell’interlocuzione proprio con l’Unione Europea sulla Legge di Bilancio, la misura nella manovra di bilancio è completamente saltata.
La misura sul pagamento elettronica, il comma 2 dell’articolo 69 del disegno di legge Bilancio, non è stato ritenuto coerente con gli obiettivi del PNRR sull’evasione fiscale. Oltre al passo indietro del Governo Meloni, in primis del Ministro Giorgetti, c’è da segnalare la forte interlocuzione avuta appunto con le direttive UE. L’introduzione di una soglia pari ad un tot di euro con la finalità di rendere obbligatoria per i commercianti l’accettazione di carte di pagamento, si è eclissata dopo l’esito di una trattativa con Bruxelles. La norma contrasterebbe con obiettivi e target del Pnrr raggiunti dall’Italia lo scorso anno.
Per rimediare al dietrofront, il governo sta già studiando di inserire in manovra crediti di imposta per le commissioni pagati dai negozianti che finiscono a carico di tutti i contribuenti. L’opzione dei crediti d’imposta – ricordiamo – è stata già varata dai predecessori di Giorgia Meloni, ovvero Giuseppe Conte e Mario Draghi. Un ritorno al passato, se vogliamo.
Effettivamente la domanda da fare è: quali sono i costi per i commercianti quando accettano pagamenti elettronici? Attenzione! Prima di partire con le commissioni, consideriamo prima i costi fisici, ad esempio il canone annuo per possedere un Pos. Spieghiamoci meglio: ci sono delle soluzioni che prevedono canoni mensili con diverse variabili a seconda dell’offerta che viene scelta.
Nexi permette di avere uno Smart Pos da 14,99 euro al mese oppure di pagare 149 euro per uno Smart Pos mini. Poste Italiane offre un Pos mobile a 59,90 euro + Iva e uno fisico a partire da 9,90 euro al mese. SumUp propone un pos a partire da 29,99 fino a 149,99, un costo una tantum, senza canone mensile.
Ma adesso valutiamo le commissioni: i costi delle commissioni sui pagamenti col Pos, sono da sempre il motivo principale delle proteste dei commercianti. Non si può stabilire in generale l’esatto ammontare dei costi, poiché essi dipendono da molteplici fattori. Inoltre, il consumatore e il commerciante non sono gli unici soggetti coinvolti nel pagamento col pos.
Quando si paga con carta di credito o bancomat, il commerciante paga una percentuale sul valore di quella transazione che ha due componenti: 1) La commissione interbancaria, ovvero la “tassa” sullo scambio che avviene tra la banca che ha emesso la carta di pagamento utilizzata nel pagamento dal cliente e la banca del commerciante che riceve il pagamento. Un regolamento europeo del 2015 ha imposto un tetto massimo alle commissioni interbancarie, dello 0,3% dell’importo speso per le transazioni con carta di credito e dello 0,2% per quelle con carta di debito o prepagata. E 2) le commissioni dei circuiti coinvolti (Visa, Mastercard, American Express, Bancomat).
Il meccanismo di funzionamento dei pagamenti con carta rende difficile quantificare anche una percentuale della commissione valida per tutti. Se però prendiamo ad esempio Nexi, vediamo che le commissioni restano fisse dello 0,99% o dell’1,89%, a seconda del Pos e dei relativi servizi utilizzati, ma fino al 31 dicembre 2022 le commissioni per i pagamenti inferiori ai 10 euro saranno rimborsate.
Inoltre, è bene ricordarlo, ci sono delle agevolazioni per diminuire il peso complessivo delle commissioni. I costi per il possesso di un pos e delle relative commissioni sui pagamenti vengono parzialmente tagliati grazie all’intervento dello Stato, che con una serie di agevolazioni diminuisce l’impatto sugli incassi dei commercianti. Per chi ha ricavi inferiori ai 400 mila euro l’anno si può richiedere un credito d’imposta del 30% sulle commissioni legate ai pagamenti elettronici.
In più, c’è anche la possibilità di eliminare i costi per l’acquisto, il noleggio o l’utilizzo di strumenti che consentono ai consumatori finali di pagare con carte e bancomat. Il bonus spetta esclusivamente in caso di acquisto di Pos collegati ai registratori di cassa telematici, per un importo massimo di 160 euro. Il valore del credito d’imposta riconosciuto per professionisti e imprese che si dotano di Pos cresce per gli strumenti più evoluti: chi si dota di strumenti di pagamento elettronico che consentono anche la memorizzazione e la trasmissione dei dati, infatti, potrà contare su un bonus fino a 320 euro per soggetto.
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