
Quella che pervade Napoli da un mese a questa parte è vista, denominata e trattata come un’emergenza. Una dimensione che rischia di essere forse deleteria per il tema perché ne conferisce una componente di eccezionalità e di necessario bisogno di risposta in breve termine. I pluriomicidi che hanno fatto scalpore dentro e fuori Napoli nelle ultime settimane hanno, invece, una loro sistematicità, che deriva da una mentalità intrinseca nella popolazione giovanile della periferia partenopea, con le istituzioni complici nella sua autoalimentazione.
Per capire come questa forma mentis nasce e si struttura e riesce ad insinuarsi nelle menti di un ragazzo qualunque portandolo ad uccidere per una scarpa calpestata, abbiamo cercato, sul magazine di questo mese, di rivolgerci ad ogni realtà che ritenevamo essere costruttiva per far luce sulla questione.
È così che abbiamo conosciuto Vincenzo Strino, fondatore e presidente di La.R.Sec. – Laboratorio di Riscossa Secondiglianese – a Secondigliano, che da 10 anni si occupa di proporre un modello diverso per i giovani del suo quartiere, per i quali è così facile lasciarsi intrappolare da una vita senza speranze. Tra le varie attività organizzate dall’associazione in questo decennio, spicca la “scuola calcio” a 10 euro all’anno, collegata all’andamento scolastico degli iscritti. Proprio dall’istruzione giovanile parte la nostra chiacchierata con Vincenzo, che ci parla della situazione tragica che vive il quartiere: «Secondigliano ha il tasso di evasione scolastica più alto d’Europa (report di Save The Children ndr), ecco perché abbiamo legato il progetto della “scuola calcio” all’istruzione degli iscritti. Periodicamente la famiglia del ragazzo deve mandare la pagella di quest’ultimo e riportare il suo andamento scolastico, che sarà propedeutico alla continuazione del corso di calcetto. Così usiamo il calcio come leva sociale per recuperare i ragazzi». E se il ragazzo in questione va male a scuola, Larsec offre anche un servizio di doposcuola gratuito.
È evidente come il cuore della rinascita immaginata da Vincenzo sia legato all’istruzione. Questo perché il degrado della vita di un uomo parte da lì, e quindi il nostro discorso si collega perfettamente. Non è un problema di criminalità organizzata quello a cui abbiamo assistito nell’ultimo mese, come ci conferma Vincenzo. Il problema è quindi nell’individualità del ragazzo abbandonato dalle istituzioni, che mettono una pezza malconcia nel momento in cui questi argomenti diventano “urgenze”; e Vincenzo denuncia proprio questo: «Attualmente si parla di emergenza, quando si fa riferimento a ciò devi dare risposte immediate, come le telecamere, le misure di sicurezza, mentre si evitano risposte sociali e culturali. Si sa che c’è questo tasso di evasione scolastica? E cosa stai facendo per cambiare le cose? Il centro giovanile è chiuso, la biblioteca chiude all’una per mancanza di personale, i parchi sono chiusi. Quando i ragazzi muoiono è perché non hanno nient’altro da fare. C’è uno Stato che li abbandona totalmente, e anche se non è una conseguenza diretta, se i ragazzi non hanno strade alternative, scendono in strada e imparano quella realtà».
Ecco perché le associazioni come Larsec cercano, nel loro piccolo, di presentare una strada diversa, anche se, come dice Vincenzo, si ha la sensazione di svuotare l’oceano con un bicchierino: «I ragazzi che vengono qui lavoravano dal fruttivendolo per 40 euro a settimana, ora trovano posti di lavoro veri. Un modello diverso c’è. Se guardi a quel modello, può darsi che la situazione cambi, altrimenti diventerà peggio del Far West».
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