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Il lato "nero" di Salvatore Di Giacomo, la recensione del Professor Vincenzo Salerno

Gianrenzo Orbassano
Gianrenzo OrbassanoRedazione Informare
18 settembre 20224 min di lettura

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Il lato "nero" di Salvatore Di Giacomo, la recensione del Professor Vincenzo Salerno

Indice (3)

  • 1La recensione del Professor Vincenzo Salerno per Informare
  • 2La nuova edizione de L’Orologio di Salvatore Di Giacomo
  • 3La narrazione gotica di Di Giacomo

Segnaliamo la recensione del Professor Vincenzo Salerno che si è occupato del libro di Salvatore Di Giacomo, L’Orologio, con la postfazione di Patricia Bianchi e un disegno di Paolo La Motta. Il libro è stato pubblicato da Langella Edizioni.

Il Professore Vincenzo Salerno è già stato al centro della nostra attenzione: con lui abbiamo realizzato una monografia su di un’altro autore essenziale della nostra terra, ovvero Domenico Rea. Il Professore Vincenzo Salerno è Professore in Comparative Literature, History of Literary Criticism and Literary Translation, Direttore del Centro Interdipartimentale “Alfonso Gatto”, University of Salerno/ Director of Research Centre “Domenico Rea”.

La recensione del Professor Vincenzo Salerno per Informare

Della corposa bibliografia di Salvatore Di Giacomo – che fu poeta, autore di opere teatrali, di scritti di
saggistica e giornalista – si ricorda soprattutto la produzione in versi (con il placet critico di Benedetto
Croce): in particolare, la poesia composta in ‘napoletano’ spesso usata, come testo musicato, per la
composizione di celebri canzoni.

Su questa doppia traccia furono, infatti, pensate e arrangiate “Marechiaro”, “Spingole francese” ed “Era de Maggio”. Meno conosciuta – ma non per questo di minore importanza – è invece la sua produzione di narratore in prosa. Agli inizi della carriera il ‘giornalista’ Di Giacomo – collaboratore del Corriere del Mattino, del Pro Patria, della Gazzetta letteraria e del Pungolo – pubblicò, come lui stesso ricorda, “alcune novelle di genere tedesco, che, se puzzavano di birra, non, però, dell’onor dei mariti e del sangue degli amanti.

Quelle novelle piacquero, e l’aver creduto, tanto il Cafiero che il Verdinois, che io le copiassi da qualche libro tedesco, mi decise, anzi mi costrinse a scriverne molte altre”. Tra queste, “L’orologio” che l’editore napoletano Pasquale Langella ripropone adesso nella collana “Terra mia”.

La nuova edizione de L’Orologio di Salvatore Di Giacomo

La nuova edizione riprende integralmente il volume stampato (sempre a Napoli) da Luigi Chiurazzi nel 1892 che – alla ‘novella’ di Di Giacomo – aggiungeva tre racconti brevi: “Nell’ascensore” di Paul Veròn, “Pioggia d’aprile” di Giacinto Ciamarra e “Il Requiem di Mozart” di Carmen. “Questa Germania raccontata da Napoli rientrava in qualche modo nel clima culturale dell’epoca”, osserva opportunamente Patricia Bianchi nella postfazione al volume, “ed erano in qualche modo citazioni di ambienti germanici. a Napoli la birreria di Strasburgo, locale di convegni, di letterati e intellettuali che anche Di Giacomo frequenterà, e lo stesso caffè Gambrinus, abituale ritrovo di uomini di cultura e artisti, che prende il nome dal leggendario re delle Fiandre, inventore della birra”.

La narrazione gotica di Di Giacomo

Poco lontano dalle Fiandre, nella cittadina olandese di Rotterdam, si svolge la storia ‘fantastica’ immaginata dallo scrittore napoletano che è facilmente riconducibile al genere letterario (con i suoi riconoscibilissimi tempi, modalità e personaggi) della “narrazione gotica”. La vita tranquilla del protagonista, il maestro di scuola Anselmus, è sconvolta all’improvviso dall’arrivo di una lettera che dà inizio alla “fiaba” nera; una ‘mezza’ confessione, in punto di morte, da parte del severo e temuto zio giudice;

La veglia del cadavere nella stanza dove è collocato pure il ‘coprotagonista’ muto, “l’orologio meccanico dei condannati”; la coincidenza della lettura, durante la notte, di un “libro dal titolo bizzarro: Il meraviglioso orologio meccanico”; il sonno profondo, dopo aver bevuto un bicchiere di schiedam; e gli incubi – colorati di sangue, di morti e di fantasmi – che portano alla conclusione della vicenda.

Al risveglio Anselmus, febbricitante, si ritroverà erede del lascito di denari e di beni dello zio e,
dunque, padrone anche dell’inquietante orologio. “Voi lo troverete nel gran Museo dell’Aja nella sala
attigua a quella ove si vede la Lezione d’anatomia del nostro immortale Rembrandt”, la chiusa della
novella di Di Giacomo. “E dunque il tempo del fantastico e dell’orrido hanno migliore dimensione
nello spazio dell’arte, e se questo tempo del fantastico può sembrare vero, come i corpi vivisezionati
delle lezioni di anatomia, sono indizi della realtà stessa a farci percepire che è pura immaginazione”, la
considerazione finale di Patricia Bianchi.

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  • #recensione
  • #Salvatore Di Giacomo
  • #vincenzo salerno
Gianrenzo Orbassano
Redazione Informare

Gianrenzo Orbassano

Laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Salerno, scrittore e aspirante giornalista. Appassionato di musica, poesia e cultura pop. Ama viaggiare e scoprire nuove visioni del mondo, per questo fa e disfa valigie di creatività.

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