
La mostra del 1968 è stata una fra le 100 più importanti mostre del XX secolo. In quegli anni, in quei luoghi, da quegli artisti nasceva l’Arte povera, che si sarebbe rivelata il più grande movimento artistico italiano e Marcello Rumma, poco più che venticinquenne entrava nei libri di storia dell’arte passando dalla porta principale.
Il Museo Madre è ritornato in questi mesi a raccontare la formidabile ed eclettica figura di Marcello Rumma con la mostra retrospettiva “I sei anni di Marcello Rumma. 1965- 1970” a cura di Andrea Viliani e Gabriele Guercio, organizzata in stretta collaborazione con l’Archivio Lia Incutti Rumma, con la quale sono stati documentati i sei anni di attività pubblica di Marcello Rumma, dal 1965 fino al 1970, anno che segna la scomparsa prematura del giovane collezionista, che muore suicida.

La mostra, prorogata fino al 29 giugno, si sviluppa su 11 sezioni e ricostruisce il lavoro intellettuale di Marcello Rumma che consegna il suo contributo all’arte italiana di quegli anni fino a spingerlo verso un ambito internazionale. Collezionista, editore, mecenate Marcello Rumma aveva strutturato l’evento negli Antichi Arsenali di Amalfi realizzando tre rassegne d’arte: la prima sulle tendenze dell’arte italiana di quegli anni, la seconda che metteva insieme artisti europei e americani, la terza volta ad unire l’Arte Povera alle “Azioni” che si svolgevano dentro e fuori dagli Arsenali. In mostra erano presenti le opere di Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Mario e Marisa Merz, Giulio Paolini, Pino Pascali, Gianni Piacentino, Michelangelo Pistoletto, Gilberto Zorio e le azioni di Riccardo Camoni, Paolo Icaro, Pietro Lista, Gino Marotta, Plinio Martelli, Carmine Limatola detto Ableo, Annemarie Sauzeau Boetti, lo Zoo di Pistoletto e di tre artisti stranieri, Jan Dibbets, Richard Long e Ger van Elk.
Figura attivissima nel collezionismo, Marcello Rumma, amico degli artisti, organizzava incontri con autori e ospitava mostre anche utilizzando lo spazio Einaudi 691 di Salerno, del quale diventò direttore artistico. Fondò tra le altre cose una casa editrice, la Rumma Editore.
Così Lia Rumma ricorda il lavoro insieme a Marcello, sposato nel 1967: “un’esperienza straordinaria. Marcello è stato una guida, un intellettuale molto raffinato, un mecenate e un collezionista, un editore. Esplorò il territorio nazionale e internazionale, prese contatti con i più importanti galleristi, dalla Sonnabend a Sperone e Sargentini, protagonisti di una stagione determinante per l’arte. Aveva un occhio infallibile e mai più in nessuno ho visto la capacità di comprendere un’opera d’arte, la sicurezza di capirla e di assicurarsela. Sulle sue tracce ho educato il mio stesso gusto”.

La mostra del Madre, porta la firma curatoriale di Gabriele Guercio che la struttura su tre piani interconnessi: uno storico-artistico, uno psicologico e uno politico. Nell’allestimento le 11 sale si presentano dipinte di grigio, illuminate da una luce tenue e diffusa. Si legge nel comunicato: “ciascuna sala racconta un tema, un episodio, una questione: parabole di vita, arte e cultura che – mostrando dipinti, sculture e installazioni insieme a lettere, fotografie, ritagli di giornale, riviste e volumi – delineano una mostra che non si concentra solo sulle opere d’arte e sugli artisti, o su temi come il mecenatismo, il collezionismo, la politica culturale, il Meridione o i moti della politica, o su altre mostre e i loro critici e curatori. Bensì, in ultima istanza, su Marcello Rumma stesso, a partire dall’unico dato incontrovertibile: i pochi anni della sua attività pubblica”. In una sala troviamo il documentario TV realizzato per la RAI dal regista Emidio Greco in occasione della mostra “Arte povera più azioni povere”.
Chiude la mostra una sala bianca, la più illuminata. Una sala improvvisa, che rallenta la corsa tra le opere, e che dopo tanta pienezza crea un vuoto immenso, infinito, bianco, che lascia senza fiato: è la fine della vita di Marcello, la fine di quei formidabili sei anni di attività frenetica fatta di osservazione, di raccolta, di ricerca, di smisurata passione.
di Mina Grasso
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