
In Medio Oriente la guerra continua e l’esercito israeliano ha affermato che sono stati lanciati circa 250 razzi da Hezbollah attraverso il confine con il Libano, segnando uno dei bombardamenti più pesanti su Israele da quando i combattimenti si sono intensificati a settembre. Secondo la polizia israeliana, diverse persone sono rimaste ferite e alcuni edifici sono stati danneggiati nel nord e nel centro di Israele, alcuni dei quali vicino a Tel Aviv. Gli attacchi seguono un attacco aereo israeliano nel centro di Beirut, in cui, secondo il ministero della Salute libanese, sono state uccise 29 persone.
L’attacco è avvenuto senza preavviso intorno alle 04:00 di sabato ed è stato un tentativo di assassinare un alto funzionario di Hezbollah, secondo quanto riferito dai media israeliani. Secondo l’agenzia di stampa nazionale libanese, è stata utilizzata una cosiddetta bomba bunker buster, un tipo di arma precedentemente impiegata da Israele per uccidere importanti personalità di Hezbollah, tra cui l’ex leader Hassan Nasrallah. Il ministero della Salute libanese ha dichiarato che più di 60 persone sono rimaste ferite e che il numero delle vittime è destinato ad aumentare poiché saranno effettuati test del DNA sulle parti del corpo recuperate.
Tornando ad oggi, Hezbollah, che in precedenza aveva promesso di rispondere agli attacchi a Beirut prendendo di mira Tel Aviv, ha affermato di aver lanciato missili di precisione contro due siti militari nella città e nelle vicinanze. Successivamente, le IDF hanno dichiarato di aver completato gli attacchi contro 12 centri di comando di Hezbollah a Dahieh, una roccaforte del gruppo nella periferia meridionale di Beirut.
Il ministero della Salute del Libano domenica ha aumentato il bilancio delle vittime da 20 a 29 a causa di un massiccio attacco israeliano lanciato senza preavviso sul centro di Beirut. Le IDF non hanno commentato l’attacco di sabato, ma i media israeliani hanno riferito che si trattava di un tentativo di uccidere Mohammed Haydar, un alto funzionario di Hezbollah. L’obiettivo dichiarato dello stato ebraico nella sua guerra contro Hezbollah è quello di consentire il ritorno di circa 60.000 residenti che sono stati sfollati dalle comunità del nord di Israele a causa degli attacchi del gruppo.
In Libano, da ottobre 2023, secondo le autorità libanesi, sono state uccise più di 3.670 persone e almeno 15.400 sono rimaste ferite, con più di un milione di persone costrette ad abbandonare le proprie case. Nonostante ciò, nelle ultime due settimane Israele ha intensificato la sua campagna contro Hezbollah. Domenica l’emittente pubblica israeliana Kan, citando funzionari israeliani e statunitensi, ha riferito che Israele aveva dato il “via libera” per promuovere un accordo di cessate il fuoco con il Libano proposto dagli Stati Uniti, ma ha indicato che permangono alcune lacune. Intanto, il dipartimento dei media dialoga con il segretario generale di Hezbollah sui negoziati in Libano, ma senza grandi risposte concrete.
Il primo ministro iracheno, Mohamed Chia al-Soudani, ha recentemente affermato che l’Iraq sta lavorando attivamente per impedire a Israele di alimentare la guerra nella regione. Questa dichiarazione, riportata da diversi media iracheni e libanesi, arriva dopo le crescenti tensioni tra i due Paesi. Secondo Akhbar Al-Sharq, al-Soudani ha collegato questa dinamica all’emissione di mandati di arresto da parte della Corte penale internazionale (CPI) contro il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il suo ex ministro della difesa, Yoav Gallant. Egli ritiene che questi mandati abbiano contribuito all’aggressione israeliana sulla scena regionale.
Il primo ministro iracheno ha anche fatto riferimento alle minacce israeliane contro l’Iraq, definendole “pretesti poco convincenti”. Ciò fa seguito a una richiesta ufficiale del governo israeliano alle Nazioni Unite, chiedendo un’azione immediata per fermare gli attacchi compiuti dai gruppi armati che operano in Iraq. Questa richiesta è stata formalmente respinta da Baghdad, che già martedì scorso aveva comunicato il suo disconoscimento.
La Corte Penale Internazionale dell’Aia, il 22 novembre, ha emesso un mandato di arresto per il presidente israeliano Benjamin Netanyahu e per l’ex ministro della difesa Yoav Gallant. Quest’ultimi sono accusati di crimini contro l’umanità e di crimini di guerra commessi nella Striscia di Gaza dall’8 ottobre 2023 fino ad almeno il 20 maggio 2024. Il mandato d’arresto rappresenta l’ennesimo colpo alla reputazione internazionale dello stato ebraico che continua a ricevere pressioni dalla comunità internazionale per quanto riguarda un cessate il fuoco. La sentenza della CPI è arrivata in seguito alla richiesta del procuratore capo della Corte, Karim Khan, di arrestare il primo ministro israeliano.
Nonostante Israele avesse presentato numerosi ricorsi a questa richiesta, sono stati tutti respinti dalla Corte che ha poi emesso i mandati di arresto. La domanda sorge spontanea, ora che Bibi è ufficialmente un criminale di guerra riconosciuto, verrà anche arrestato? La risposta purtroppo è no. Israele non riconosce la giurisdizione della Corte Penale Internazionale e quindi non ha alcun obbligo di eseguire l’arresto in base al mandato internazionale emesso dalla Corte. L’unico modo in cui Netanyahu potrebbe essere arrestato si manifesterebbe nel caso in cui si recasse in uno stato che ha firmato e ratificato lo Statuto di Roma.
Mentre la guerra fra gli stati della regione del Medio Oriente continua, anche altri soggetti vengono coinvolti e nelle prime ore del 22 novembre due razzi da 122 mm hanno colpito il quartier generale della missione Onu internazionale Unifil a Shamaa, Sector West, ferendo lievemente quattro soldati italiani della Brigata Sassari. Quest’ultimi hanno già parlato con i propri familiari, rassicurandoli ed affermando di star bene. I nominativi e le località di provenienza non sono stati resi noti. I razzi, probabilmente lanciati da Hezbollah o da gruppi affiliati, hanno colpito un bunker e un’area logistica utilizzata dalla polizia militare internazionale, causando danni significativi alle infrastrutture vicine.
Una delle strutture colpite, spiega l’Unifil, ha preso fuoco, ma le fiamme sono state rapidamente spente dal personale della base. Alcuni vetri, a causa dell’esplosione, si sono frantumati colpendo i militari italiani. Non si può dire se si tratti di un attacco mirato o meno, quello che si può dire con certezza è che Hezbollah e soldati israeliani combattono nella zona di Shamaa, nel distretto occidentale di Tiro e poco lontano dalla base militare Unifil, che ospita il quartier generale del contingente italiano. Intanto la premier Giorgia Meloni ha espresso la sua vicinanza ai soldati, accompagnata dalla preoccupazione del presidente del senato, Ignazio La Russa e dalla rabbia dei ministri Crosetto e Tajani che afferma “i militari italiani non si possono toccare”.
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...