
La scienza orienta le nostre scelte, influenza l’opinione pubblica e incide sulla distribuzione delle risorse. I dati scientifici direzionano le scelte politiche, sanitarie, ambientali, economiche. Per questo, è anche una questione di responsabilità. Ma chi controlla che il suo funzionamento sia trasparente e corretto? E cosa succede quando viene meno la fiducia nel sistema scientifico? A questa domanda ha dedicato il suo lavoro il biologo e biochimico Enrico Bucci. Laureato in Scienze Biologiche, ha ottenuto il dottorato in Biochimica e Biologia Molecolare nel 2001, dopo un periodo all’IMB di Jena. Ricercatore al CNR, imprenditore, docente presso la Temple University di Philadelphia e autore di Cattivi Scienziati, Bucci si occupa da anni dell’integrità dei dati scientifici e della denuncia delle frodi nella ricerca: «Parlare oggi di etica scientifica significa riconoscere che la scienza non è solo una ricerca neutrale della conoscenza, ma una pratica sociale con precise responsabilità verso la collettività e il progresso umano».
Il problema, però, è anche strutturale. Se a livello internazionale esistono organismi come COPE, ORI o ENRIO, in Italia mancano strutture centrali realmente efficaci. «La vigilanza concreta spesso dipende dall’attenzione dei singoli ricercatori, editor e istituzioni. È urgente rafforzare questa rete con un sistema nazionale più robusto». Negli ultimi anni, casi clamorosi hanno messo in discussione l’integrità del sapere scientifico: dal chirurgo Paolo Macchiarini, che ha falsificato dati e sperimentato interventi non testati mettendo a rischio vite umane, al presidente dimissionario della Stanford University, Marc Tessier-Lavigne, coinvolto in indagini su manipolazioni di immagini in numerosi studi. Ancora più significativo è l’episodio delle ricerche falsificate sull’Alzheimer, che hanno condizionato a lungo l’orientamento degli investimenti scientifici, rallentando l’effettiva comprensione della malattia.
Non si tratta, però, di meri casi isolati: «Il problema è sistemico e nasce dall’incrocio perverso tra un sistema di valutazione che premia la produttività bibliometrica e un’editoria scientifica che trae profitto dalla proliferazione di articoli. Le conseguenze sono profondissime: perdita di fiducia nella scienza, danni alla reputazione delle istituzioni e un ostacolo strutturale al progresso scientifico». La lotta alla frode scientifica, tuttavia, richiede un approccio più armonico e internazionale: «Accade oggi spesso che le investigazioni accertino violazioni di integrità, ma ciò che accade dopo è erratico e spesso inconcludente».
In un’epoca in cui la disinformazione si diffonde rapidamente, l’educazione assume un ruolo decisivo nella costruzione di una cittadinanza scientificamente consapevole. Non basta trasmettere nozioni: serve far comprendere il metodo scientifico come approccio critico e ricerca. «Occorre spiegare il valore epistemico del dubbio metodico, che è una forza propulsiva nella ricerca, distinguendolo chiaramente dal dubbio distruttivo e generico che spesso si nutre di sfiducia e disinformazione». La verità scientifica non va imposta, ma compresa. Significa fornire strumenti per valutare affermazioni e prove, senza invocare fiducia cieca negli esperti. «Non si tratta di accettare come immutabili e veri per sempre alcuni fatti, ma di coltivare la capacità critica di valutare le prove presentate e le ragioni per cui una determinata posizione scientifica prevale su altre».
Per migliorare la situazione attuale, serve una riforma profonda del sistema. Secondo Bucci, il primo intervento dovrebbe riguardare la valutazione della ricerca: «Il cambio del meccanismo di valutazione bibliometrico è il più urgente. In Italia si applica nella sua forma più distorsiva, a differenza di paesi come l’Olanda. Di fatto, ciò che conta è produrre un altro articolo, non fare ricerca. Le case editrici operano secondo un modello economico che trae vantaggio dalla pressione per pubblicare, favorendo così la pubblicazione di articoli poco solidi o irrilevanti, purché numerosi. Questo modello è incompatibile con una scienza che voglia essere affidabile, verificabile e utile».
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