
Potrebbe essere stato inventato un miracoloso farmaco contro l’obesità, ma più della metà dei pazienti interrompe la cura dopo un anno.
Dal 2021 è in massiccia circolazione il farmaco per combattere l’obesità, il cui nome tecnico è “agonisti del recettore del peptide-1”. Il suo compito è aumentare la sazietà a livello cerebrale, rallentare lo svuotamento gastrico e migliorare il controllo glicemico. Negli ultimi anni si sono dimostrati performanti ed efficaci per cercare di debellare una malattia che colpisce circa 800 milioni di persone nel mondo.
«Ozempic è il nome commerciale della semaglutide sviluppata dall’azienda farmaceutica danese Novo Nordisk – scrive l’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri – e da qualche tempo è finito alla ribalta sui social, e non solo, come medicinale “miracoloso” per perdere chili di troppo. L’attenzione a questo farmaco è sorta recentemente perché a cercarlo non sono solo i soggetti obesi, cioè le persone con indice di massa corporea superiore a 30.0 kg/m2, ma anche moltissime persone in sovrappeso, desiderose di dimagrire e deluse dai risultati insoddisfacenti ottenuti sia dalle pratiche sportive che dalle diete più diverse.
In occasione del 61esimo congresso annuale dell’Associazione Europea per lo Studio del Diabete un report ha rilevato che «in Danimarca, poco più della metà degli adulti senza diabete che hanno iniziato ad assumere il GLP-1 semaglutide (Wegovy) per dimagrire ha interrotto il trattamento entro un anno, con un calo significativo tra i giovani adulti». Ugualmente, anche i dati raccolti dai pazienti negli USA effettivamente rilevano alti tassi di interruzione entro il primo anno di utilizzo del semaglutide per la perdita di peso.
L’azienda quindi tramite uno studio ha cercato di dare una motivazione a questo calo: dopo svariati mesi l’efficacia diminuisce oppure ci sono ragione economiche sociali dietro? Lo studio ha coinvolto 77.310 adulti che hanno iniziato il trattamento con semaglutide tra dicembre 2022 e ottobre 2023; l’età media era di 50 anni e il 71% erano donne e, nonostante il sistema sanitario danese sia finanziato dalle tasse, il semaglutide per la perdita di peso era totalmente a carico dei pazienti analizzati, per un costo di circa 2000 euro all’anno per la dose più bassa.
Sicuramente «l’efficacia di questi farmaci nella vita reale può essere molto diversa da quella osservata negli studi clinici controllati, in cui i pazienti sono accuratamente selezionati e i loro piani terapeutici seguiti da vicino», come ha affermato Reimar W. Thomsen, medico ed epidemiologo clinico dell’Aarhus University Hospital di Aarhus, ma i vincoli economici hanno rappresentato l’ostacolo principale.
Difatti, coloro che vivono in aree a basso reddito, che erano il 14% più propensi a interrompere il trattamento rispetto a coloro che vivono in aree ad alto reddito e l’1,3% delle persone nel quartile di reddito più basso ha ricevuto il farmaco rispetto al 3,6% nel quartile di reddito più alto.
Questi dati, ovviamente, non sono affatto incoraggiante e non aiutano la lotta contro l’obesità: questa malattia colpisce maggiormente gli individui con un reddito basso, in quanto non hanno la disponibilità economica per poter essere informati su una giusta dieta equilibrata e per comprare con cibi sani e nutrienti.
Leggi anche: Obesità e cancro: un legame pericoloso e ignorato
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...