
A Natale il Governo ha approvato un decreto che individua sette periferie in Italia in cui esportare il modello Caivano. Allo stesso tempo c’è chi protesta per il mancato rinnovo del Fondo per il contrasto alla povertà educativa minorile.
Le iniziative del governo per risolvere il degrado sociale della città, con molti sforzi anche economici e attraverso il cosiddetto “modello Caivano”, sembrano in realtà disconnesse dal Parco Verde, che è la zona dove in teoria ci sarebbe più bisogno di interventi.
Imbottire l’area di forze dell’ordine con blitz a cadenza mensile, palestre e scuola. Può essere un inizio, e sicuramente lo è. Ma poi? Disinfettare lo squarcio che si è aperto tra il territorio e le istituzioni non cancella certo l’infezione, profonda, che si è creata in questi anni e che riguarda un territorio ben più vasto di quella piccola porzione di un comune dell’area metropolitana.
Ciciliano è un dirigente medico della polizia ed è anche capo dipartimento della Protezione Civile. Fu nominato a ottobre del 2023 dal governo Meloni per l’emergenza a Caivano, diventata tale dopo un caso di ripetuti stupri di gruppo ai danni di due ragazzine di 10 e 12 anni. Per quell’evento sono stati condannati alcuni minorenni e due maggiorenni. La storia risaliva al mese di agosto e a settembre il governo inviò centinaia di carabinieri, finanzieri, militari e poliziotti a presidiare il Parco Verde, considerato la principale piazza di spaccio di droghe in Campania.
Il Consiglio dei ministri sciolse il comune per mafia e approvò un decreto che prevedeva misure repressive contro le cosiddette «baby gang»: le pene per alcuni reati sono state aumentate, per i ragazzi tra i 14 anni e i 18 anni sono stati introdotti fogli di via e “Daspo urbano”, cioè un ordine di allontanamento fino ad allora utilizzato solo per impedire agli ultras delle squadre di calcio violenti di andare allo stadio. Per i genitori dei ragazzi che non vanno a scuola, invece, è prevista la reclusione fino a 2 anni.
Fu infine approvato un piano straordinario di investimenti, che è stato utilizzato per mettere un sistema di videosorveglianza nelle strade costato 100mila euro, per assumere vigili urbani e assistenti sociali, per costruire l’università e un teatro, e per ristrutturare un centro sportivo abbandonato. Da allora Caivano è diventata una meta ricorrente per diversi esponenti del governo.
Dopo decenni di abbandono dei territori periferici, quello del governo è un nuovo intervento soltanto di emergenza. Eppure in quelle e altre periferie difficili individuate dal governo – a Roma, Napoli, Milano, Reggio Calabria, Catania, Foggia e Palermo – da tempo gruppi di cittadini si sono autorganizzati, coinvolgendo, come al Quarticciolo di Roma, anche l’Università, per individuare azioni importanti con cui prendersi cura del territorio, proteggersi ogni giorno alla devastazione, resistere a chi li tratta da abitanti di serie B e accompagnare la crescita di bambini e ragazzi.
Se lo stanziamento di risorse è una notizia positiva, il sospetto è che questa possa essere una mangiatoia di fondi pubblici. Risorse che, così come a Caivano, non avranno nessun impatto sul lungo periodo ma serviranno ad abbellire la facciata lasciando tutto così com’era.
Il Quarticciolo si mobilita per contestare l’applicazione al quartiere del modello Caivano. Una grande assemblea in quella che è considerata una delle principali piazze di spaccio della Capitale.
Il contrasto alla criminalità – secondo Quarticciolo ribelle – si fa con la partecipazione: lo sgombero del doposcuola e delle 40 famiglie che hanno occupato l’edificio abbandonato della ex questura vorrebbe dire sottrarre al quartiere un argine allo spaccio. «Mafie e droga proliferano dove si è tagliato il welfare».
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