
Lo spunto è giunto da un articolo a firma di Allyson Chiu sul “The Washington Post” di fine settembre con uno speciale dedicato a Ramón Méndez Galain, professore universitario e segretario all’energia dell’Uruguay dal 2008 al 2015. Il professor Galain ha contribuito alla quasi totale decarbonizzazione dell’Uruguay con quasi il 100% della sua energia proveniente da fonti rinnovabili.
È sembrato opportuno consultare dati da fonti verificabili; pertanto, abbiamo consultato i dati del Ministero dell’Industria, dell’Energia e delle Miniere uruguaiano (https://www.gub.uy/ministerio-industria-energia-mineria/). I dati includono l’elettricità immessa nel Sistema Interconnesso Nazionale (SIN), nonché l’elettricità autoprodotta e consumata direttamente senza essere trasferita al SIN. Questa serie di dati fa parte della pubblicazione del Bilancio Energetico Nazionale (BEN). Consultando i dati di produzione di energia elettrica (presentati in forma disaggregata per fonte: fossile, idroelettrica, biomassa, eolica e solare) si deduce che per il 2024 sono stati prodotti totalmente circa 17.200 GWh di cui:
Pertanto, è possibile confermare che in termini di produzione si è praticamente raggiunta la quasi totale indipendenza da fonti fossili. Nel 2008, ad esempio, la produzione da fonti combustibili sul totale era di oltre il 30%. Proseguendo nella verifica dei dati, è stata consultata la matrice di approvvigionamento, nota anche come matrice primaria, che rappresenta l’approvvigionamento energetico del Paese con la seguente ripartizione: elettricità, petrolio e derivati, gas naturale, solare, biomassa e carbone/coke. La sua compilazione considera le attività di approvvigionamento corrispondenti a ciascuna fonte energetica (produzione, importazione ed esportazione).
Questa serie di dati fa parte della pubblicazione del Bilancio Energetico Nazionale (NEB). Spicca il dato positivo che l’importazione dall’esterno di elettricità è praticamente nulla e che l’importazione di carbon fossile è pari a circa lo 0,02% del totale. Il dato negativo è l’importazione di petrolio e derivati (che costituisce circa il 35% del totale) e l’importazione di materiali vari considerati biomassa (che costituisce circa il 48% del totale). Sembra giusto raccontare anche che quando Galain assunse l’incarico governativo, in Uruguay era in corso una grave crisi energetica con prezzi folli per qualsiasi fonte primaria di approvvigionamento. Al professore fu proposto di investire tutto nel nucleare, ma lui si rifiutò nettamente. I fatti, al momento, gli hanno dato ampiamente ragione. Sarebbe importante che anche altri paesi provassero seriamente a studiare le reali potenzialità delle fonti rinnovabili e assumere decisioni importanti per il futuro delle attuali generazioni.
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