
Le truffe, soprattutto ai danni degli anziani, stanno conoscendo negli ultimi anni una crescita allarmante. Non è più il tempo del pacco col mattone: accanto ai raggiri tradizionali, che fanno leva sulla fragilità emotiva delle vittime, si diffondono tecniche sempre più sofisticate legate all’uso di internet e dell’intelligenza artificiale. Ne abbiamo parlato con l’avvocato penalista Domenico Cesaro, che segue da vicino numerosi casi.
«Le truffe agli anziani si articolano principalmente in due modalità», spiega Cesaro. «La prima è quella della telefonata ingannevole: i criminali si spacciano per un nipote o un maresciallo dei carabinieri, evocano un incidente o un arresto imminente e convincono la persona a consegnare soldi o gioielli. Basta sentire parole come incidente, denuncia o arresto per scatenare il senso di protezione verso i propri cari. La seconda modalità è quella dei finti tecnici: si presentano a casa travestiti da operatori del gas o dell’Enel, raccontano di fughe o cortocircuiti e persuadono le vittime a raccogliere i beni preziosi per “metterli al sicuro”. In realtà li portano via». Un caso recente ha riguardato una novantenne di Imperia: «Convinta al telefono da un falso maresciallo che la sorella avesse investito una donna incinta, la signora ha consegnato gioielli e risparmi per circa 40mila euro a un finto avvocato. Solo una vicina insospettita ha permesso l’arresto dei responsabili. Ma di solito – avverte Cesaro – questi soggetti la fanno franca».
Dietro questi episodi non ci sono improvvisati. «Si tratta di gruppi organizzati – sottolinea l’avvocato – con veri e propri call center che sondano le reazioni degli anziani e pianificano i colpi. Non è raro che utilizzino l’intelligenza artificiale: in un caso hanno riprodotto la voce di un ispettore di polizia realmente esistente, e l’azienda truffata ha effettuato un bonifico convinta di parlare con le forze dell’ordine. Oggi la tecnologia permette perfino di camuffare i numeri che compaiono sul display, mostrando il centralino di una caserma». Il fronte si estende anche alle aziende: «Un fenomeno molto diffuso è l’intercettazione delle email. I criminali leggono la comunicazione di un pagamento e inviano una falsa richiesta di annullare il bonifico, indicando un nuovo conto corrente. Si tratta di conti aperti online con documenti rubati, spesso all’insaputa dei titolari. C’è poi lo smishing, cioè il phishing via sms: arrivano messaggi che imitano banche o poste e invitano a cliccare un link. In realtà servono a carpire le credenziali di accesso. Le banche oggi sono rigide nei rimborsi, perché spendono molto in campagne di informazione: chi continua a cadere in questi tranelli viene considerato superficiale».
Il rischio più insidioso è quello legato al traffico di dati personali. «Nel dark web si acquistano pacchetti con documenti e codici fiscali, usati per stipulare contratti, aprire carte di credito o mutui», spiega Cesaro. «Ho seguito il caso di una CEO di un’azienda di moda a cui furono addebitati contratti per decine di migliaia di euro. In un episodio era in corso l’apertura di una carta American Express Gold, evitata solo perché la signora possedeva già la Platinum ed è stata contattata per chiarimenti. È la prova che con l’intelligenza artificiale e i dati rubati si può fare letteralmente di tutto, perfino videochiamate con identità artefatte». Secondo l’avvocato serve una risposta sistemica: «In Italia manca una banca dati simile al CRIF. Chi presenta denuncia per truffa o sostituzione di persona dovrebbe essere registrato in un sistema accessibile a banche, operatori finanziari e telefonici. Ogni richiesta sospetta verrebbe verificata direttamente con l’interessato. Solo così si fermano i tentativi multipli che, statisticamente, finiscono quasi sempre per riuscire. Oggi invece i documenti rubati vengono usati all’infinito per aprire nuove PEC, firme digitali e contratti. Servono prevenzione capillare e controlli più stringenti».
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