
Il prof. Panariello, ormai in pensione dall’insegnamento, è un artista e lettore di Informare: lo scorso mese è venuto in redazione per raccontare un lavoro che dura da circa 35 anni. In questo lasso di tempo ha collezionato oltre 2500 opere dei suoi alunni, tra dipinti, disegni, sculture. Ed è così che ha creato il “Museo Under14 artecontemporanea”, abbreviato in “MU14”. Solo a guardarle, queste opere sembrano realizzate da artisti di professione, non da ragazzi di scuole medie.
Le scuole medie sono state per molti alunni un incubo. In particolare, Storia dell’Arte è spesso tra le materie più bistrattate. A meno che non abbiate avuto un professore come Giuseppe Panariello, insegnante d’arte all’istituto Giancarlo Siani di Villaricca. Già dalle sue parole si capisce che il metodo del prof. Panariello è fuori dagli schemi: «non sono stato un insegnante, sono stato un fratello maggiore dei miei alunni. Ho cercato sempre di capire i giovani, che sono particolari ma si aprono se incontrano una persona aperta, leale e sincera. Ho buonissimi rapporti con i miei alunni, senza creare quello spazio che intercorre e che è negativo, soprattutto se stai parlando con i giovani. Non ho mai buttato fuori dalla porta un alunno, non ho mai messo un rapporto».
Panariello ha sempre cercato di valorizzare la storia dell’arte anche rispetto ad altre discipline, nonostante molti colleghi non appoggiassero le sue scelte: «La vera democrazia in un consiglio di classe è mettere tutte le materie in primo piano. Anche perché io non mi sono interessato solo di arte, ma anche di musica. I miei alunni, quando disegnavano, ascoltavano musica classica». La scelta di insegnare alle scuole medie non è casuale: «ho voluto la scuola media perché le regole, se si insegnano quando sono piccoli, non vengono dimenticate. Gli insegnanti non hanno mai capito che, mentre i giovani spaziano dalla A alla Z, l’insegnante fa il suo lavoro pedissequamente. Ma i ragazzi amano la curiosità. Difatti, qualche volta portavo un libro, altre volte li portavo a fare lezioni all’aperto o nella sala cinematografica. Tu l’hai mai visto un ragazzo della scuola media che lavora un mese al suo disegno? La motivazione è una cosa importante: tu alunno non devi venire a scuola solo per ricevere il voto». Con alcuni ragazzi ci sono voluti anni prima che essi riuscissero ad esprimersi: «ci sono state testimonianze incredibili di alunni che non riuscivano a lavorare, e poi hanno aperto lo scrigno della loro fantasia al terzo anno. Avrei dovuto bocciarli al primo anno? Mettergli un brutto voto al secondo? No. Per me quelle persone avevano solo bisogno di acqua per crescere. Ognuno di noi ha paura. Un bambino che entra, dopo la scuola elementare, in una classe di una scuola media di 25/27 ragazzi. Ecco che si preannuncia il bullismo».
Proprio da queste esperienze nasce il progetto di conservare le opere: «il mio sogno è aprire un museo, che non sarebbe solo un museo per far vedere queste opere. Ma dovrebbe essere un luogo aperto, dove si potrebbe invitare registi, poeti, artisti, scrittori. Potrebbe essere un luogo dove i nonni, gli zii, vedrebbero cosa hanno creato i loro nipoti o figli». Attualmente il museo è solo online, ma sogna una sede fisica: «quando ho incominciato ad ottenere dei risultati dagli alunni, mi son detto che non potevo buttarli quei lavori. Così ho iniziato a conservarli. Avrò iniziato nel ’98 o ’99. Con la prima mostra che ho fatto al PAN di Napoli, nel 2010, li ho consacrati e sacralizzati. C’è stata anche la testimonianza delle istituzioni del tempo: l’ex Sindaco di Napoli Luigi De Magistris, l’ex Presidente della Regione Stefano Caldoro, oltre agli assessori alla Cultura e alla Scuola e del Sindaco di Villaricca». Il Professore realizza anche un calendario annuale con opere raccolte secondo un tema comune. Quello del 2014 è dedicato alle donne, il 2020 al segno, il 2021 a cartoline su Napoli (con patrocinio della Regione Campania), il 2022 agli alberi (“attori naturali”), il 2023 alle maschere. Nel 2017, invece, Panariello raccolse opere degli alunni della scuola Orazio Nelson di Portsmouth, con cui aveva collaborato per una mostra.
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