
Il governo del Nepal, il 14 novembre, ha dichiarato che vieterà l’utilizzo di TikTok nel paese. Quest’ultimo ha affermato che l’app, conosciuta da tutti noi, rovina l’armonia sociale. Solo negli ultimi quattro anni sono stati registrati più di 1600 crimini legati alla piattaforma. In attesa che il divieto divenga definitivo, non sarà più possibile scaricare Tik Tok in quanto, secondo il governo del Nepal, incoraggia messaggi d’odio e diffusione di contenuti illeciti.
Anche altri paesi hanno adottato alcuni provvedimenti nei confronti di questa applicazione. Ne sono un esempio il Canada e gli Stati Uniti, che hanno del tutto bandito l’installazione dell’app per quanto riguarda dispositivi elettronici governativi. Le paure nascono dal fatto che dati ed informazioni sensibili possano essere estratte dai dispositivi quando l’applicazione viene scaricata. Per quanto riguarda i dispositivi governativi, si aggiungono alla lista anche il Regno Unito e la Nuova Zelanda.
Casi più simili al Nepal, dove il divieto è più costante, sono l’India e l’Afghanistan, mentre il Pakistan ha optato per dei divieti solo temporanei. Ma perché alcuni stati ed istituzioni europee stanno prendendo le distanze? Sicuramente il timore che vi possa essere una diffusione “segreta” di dati sensibili è una buona motivazione, ma è ancor più logica e buona come motivazione quella del Nepal. Il social Tik Tok “rovina l’armonia sociale”.
Va premesso che applicazioni come TikTok, Instagram, Facebook, oltre ad essere un mezzo di diffusione in senso negativo, sono anche casa di molte idee che riescono a trasmettere messaggi positivi. Basti pensare ad un artista, che si esprime in mille suoni, colori, movimenti. O anche tutte le pagine di informazione presenti sui social che per molti della nostra generazione sono fonte quotidiana di dati. Pillole quotidiane e curiosità che possono alleggerirci la giornata e renderci più interessati. Non ringrazieremo mai abbastanza i social per essere un mezzo di comunicazione ultra veloce, che ti permette di rimanere in contatto con i tuoi cari e che permette a molte persone di esprimersi.
Allo stesso tempo, una moneta ha sempre due facce ed anche in questo caso c’è un lato opposto. Mentre da una parte c’è chi trasmette positività, dall’altra è diventato sempre più facile e veloce trasmettere messaggi di odio. Il cyberbullismo è all’ordine del giorno. Tutti esprimono un parere su tutto, ma a volte quei pareri vanno oltre una semplice opinione. Ci sarebbero mille esempi che potrei fare per dare un minimo di parvenza di quanto aberrante sia diventato questo mondo online, ma basta leggere i commenti di un qualsiasi post che parli di tragedie o gossip. Gli utenti scrivono di tutto ed il problema è che sui social tutto resta.
Uno dei primi rischi che sicuramente va menzionato è il fatto che l’utilizzo prolungato dei social sui minori ha un effetto psicofisico negativo. Questo può danneggiare la memoria ed il livello di attenzione, anche se per quanto riguarda quest’ultimo ha impatto su tutti noi, non solo sui minori. Amnesty International ha pubblicato un report sull’argomento, spiegando come la sezione dei “Per Te” nel social Tik Tok porti inevitabilmente alla visione di video trascinano in una spirale negativa. Il report è stato realizzato con la collaborazione dell’Algorithmic Transparency Institute (National Conference on Citizenship) e di AI Forensics.
L’algoritmo dei social è costruito apposta per proporci sempre lo stesso tipo di contenuti. La raccolta dei dati porta inevitabilmente ad una “conoscenza” del nostro profilo e di cosa ci interessa. Il problema, non solo di Tik Tok, ma dei social in generale, rientra quando si parla di contenuti che riguardano la salute mentale e la sfera emotiva. Argomenti così delicati, possono essere del tutto fraintesi, in quanto su un social del genere, i famosi “reel” sono fatti apposta per durare poco e non garantiscono la giusta attenzione.
Questo però non vuole essere il solito discorso banale ridotto a “è tutto un complotto” o “ci controllano”, ma semplicemente un invito a fare attenzione a cosa guardiamo. E soprattutto a che tipo di contenuto dedichiamo più tempo. I contenuti suggeriti che trattano argomenti come il “suicidio” ad esempio, possono essere molto pesanti per un adulto, figuriamoci per un minore.
Una cosa è certa, la velocità con cui viene girato un video o una storia, sminuisce il problema, qualsiasi esso sia. La rapidità con cui si giudica e si commenta qualcosa, senza alcuna conseguenza, non fa altro che alimentare la parte più meschina di noi che si sente difesa da un muro virtuale. Ma no, non credo che il problema sia l’utilizzo dei social in sè, come in ogni cosa, il problema è sempre il come.
Il punto è: la struttura mediatica dei social, basato sulla cattura della nostra attenzione, sta sviluppando una società di persone meno efficienti e/o meno produttive? Inoltre, per rifarci alle importantissime notizie degli ultimi giorni, sempre più ragazze tendono a denunciare violenze sui social, ad esempio è nato l’hashtag #sicurezaamilano. Come può diffondersi una parte buona che denuncia notizie del genere, c’è anche una parte malata, che trasmette comunque paura, ma in senso diverso.
Per concludere, forse non andrebbe detto alle persone cosa installare o meno sul proprio telefono, ma dovrebbe sicuramente essere diffuso un messaggio su come usare responsabilmente qualsiasi mezzo che ci permetta di interagire con gli altri.
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