
Liberato, l’artista napoletano che da sempre ha nascosto la propria identità, allo scoccare della mezzanotte che ha segnato il passaggio fra il 31 dicembre 2024 e il 1 gennaio 2025, ha pubblicato senza alcun preavviso il suo nuovo album. Il tutto con un semplice post su Instagram: “Liberato canta ancora”, sotto una rosa tracciata nel cielo a mo’ di costellazione, di simbolo, quale Liberato è ormai da quasi 7 anni per i ragazzi napoletani e non che lo seguono. Ma cosa rappresenta Liberato per Napoli, e qual è il messaggio che con il suo album ha voluto trasmetterci?

Nove canzoni, videoclip realizzati con l’aiuto dell’AI, un titolo che lascia poco spazio all’immaginazione: “LIBERATO III” dopo gli album “Liberato” e “LIBERATO II” rappresenta la naturale evoluzione di un uomo, di un artista, che dopo mille peripezie, viaggi, partenze e ritorni riesce a ritrovare sè stesso, relegando al passato, con non poche difficoltà, un periodo complicato della sua vita.
Liberato con il suo nuovo album, e dopo l’uscita del film “Il segreto di Liberato” in cui racconta la sua storia, ha deciso di mostrarsi ancora di più. Non è più importante chi sia, quale sia il suo nome o dove abiti; dopo questo album, conosciamo Liberato e le sue tragedie oltre l’amore, ed è proprio questa apertura nei confronti del pubblico che non ci aspettavamo. Liberato si è spogliato, senza farse di sorta, senza sensazionalismi, perdendo definitivamente quel velo eccessivamente retorico (affibbiatogli, e mai, credo, da lui stesso alimentato) di artista unicamente romantico, maledetto e tormentato avvolto da dubbi e supposizioni che alla fine si sono rivelati inutili.

Nell’album sono stati inseriti sample di canzoni che hanno cresciuto generazioni di uomini e donne napoletani e non solo, negli anni ’80. Dal richiamo ai ritornelli di Teresa De Sio o di Maria Nazionale, il cantautore napoletano cita perfino la canzone neomelodica, arrivando a toccare anche la storia teatrale della nostra città. Nella canzone ” ‘A FOTOGRAFIA” viene citato il testo della cantilena-preghiera che Adelaide e le “monache” rivolgono a Gennarino (“Diasillo, diasillo, Signore, pigliatillo, Cavaliere della Croce, Ascoltate la sua voce […]“) al momento della messinscena della sua morte in “Napoli Milionaria” storica opera teatrale di Eduardo de Filippo, e cimelio storiografico partenopeo. Nel nuovo album di Liberato c’è tutto: tradizione e innovazione si mescolano fra loro in melodie nostalgiche e al contempo spensierate, a tal punto da rendere argomenti complicati da trattare, come la dipendenza, l’emigrazione e la delusione amorosa, leggeri, ma mai superficiali o scontati.
Nell’album il cantante napoletano non racconta semplicemente gli ultimi due anni della sua vita, ma in particolare nella canzone-monologo ” ‘O DIARIO” manda un messaggio di speranza a tutti coloro che hanno condiviso in questi anni la passione per la sua musica:
“E forse chello ca ve voglio dicere
È che qualunque cosa succede […] arricuordete sulo ‘e na cosa:
ca nun staje maje sulo tu.”
Al cantautorato moderno, va riconosciuto un merito in particolare: la capacità di intercettare bisogni e necessità degli ascoltatori, specialmente di ragazzi e adolescenti, rendendoli partecipi di un unico grande diario, creando fan-base accomunate non solo dalla stessa passione, ma da ferite, emozioni, dolori e sentimenti comuni. Liberato in “LIBERATO III” fa proprio questo: condivide gli ultimi anni della sua vita e ci permette di comprendere che in ogni caso, nessuno di noi resterà mai solo. Ogni partenopeo, proprio come Liberato, è stato nella propria vita deluso, amato, odiato, ha sentito nella propria anima la voglia di lasciare la propria Città e poi il suo richiamo mentre ne era lontano.
In sintesi, questo disco avrebbe potuto scriverlo qualunque napoletano o meglio, un napoletano qualunque, e Liberato ha dimostrato la sua genialità facendo ciò che nessuno di noi era ancora riuscito a fare in epoca contemporanea, scrivendo il diario della vita di tutta Partenope.
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