Ultimo Magazine
Magazine di Settembre - Arcangelo
Magazine Settembre 2026

Magazine di Settembre - Arcangelo

Sfoglia ora
Informare Online

Home
La Redazione
  • Speciali
Officina Volturno
  • Storia di Napoli a fumetti
  • Premio "città di Castel Volturno"
  • Informare con l'Arte
  • PCTO nelle scuole
  • Lavoro e Servizi
Inchieste
Video
Sostienici
  • I nostri sostenitori
AttualitàAmbientePoliticaCulturaSpettacoloSocialeSportCastel VolturnoComunicati StampaPubblicazioni Scientifiche
Logo Informare Online

Magazine di promozione culturale, periodico mensile gratuito, che nasce nel 2002 a Castel Volturno, fondato da Tommaso Morlando, in concomitanza con una forte attività associazionistica praticata dal Centro Studi Officina Volturno sul territorio, in termini di salvaguardia ambientale e testimonianza contro la criminalità organizzata.

Magazine del mese

Magazine di Settembre - Arcangelo
Magazine Settembre 2026Sfoglia ora

Link Utili

  • Home
  • Contatti
  • La redazione
  • Punti di Distribuzione
  • Sostienici
  • I Nostri Sostenitori
  • Archivio Magazine

Categorie

  • Attualità
  • Ambiente
  • Politica
  • Cultura
  • Spettacolo
  • Sociale
  • Sport
  • Castel Volturno
  • Comunicati Stampa
  • Pubblicazioni Scientifiche

Seguici su

Scarica l'App

© 2026 Informare Online. Tutti i diritti riservati.

Testata giornalistica reg. Tribunale di S. M. Capua Vetere N° 678 del 03/04/2007
Home
La Redazione
Officina Volturno
Inchieste
Video
Sostienici
ApprofondimentiAttualitàEVIDENZAMagazine Luglio 2025

Il nuovo decreto sicurezza restringe lo spazio del dissenso

Antonio Casaccio
Antonio CasaccioRedazione Informare
7 luglio 20257 min di lettura

Condividi su

WhatsAppFacebookX (Twitter)Telegram
Il nuovo decreto sicurezza restringe lo spazio del dissenso

Indice (3)

  • 1ADDIO OCCUPAZIONI 
  • 2QUANTO VALE UNA VETRINA DEL MC 
  • 3IL CASO DEL BLOCCO STRADALE 

Il nuovo Decreto Sicurezza ha recepito le numerose osservazioni della Corte Costituzionale ed è stato convertito nella Legge n.80 del 09/06/2025. Dall’insediamento nell’ottobre 2022 fino ad oggi (giugno 2025), il governo Meloni ha emanato circa 87 decreti-legge, di cui 73 convertiti in legge. Il tasso medio di un decreto ogni 9-10 giorni. Ricordiamo ai lettori che i decreti-legge dovrebbero essere strumenti necessari per situazioni urgenti e impreviste, ma l’attuale governo li ha impiegati anche per agenda politica ordinaria, limitando il coinvolgimento parlamentare. 

Purtroppo, si tratta di uno spiacevole habitué degli esecutivi italiani, ma per comprendere i numerosi limiti storici e culturali presenti in questa Legge occorre andare oltre la “scatola normativa” scelta. Il Decreto interviene su due aspetti che tutto sono tranne che “urgenze” per il Paese: il codice antimafia (il più invidiato al mondo) e il diritto a manifestare (ma in Italia le grandi proteste son ferme da un pezzo). Prima di addentrarci specificamente negli articoli riguardanti i limiti alle manifestazioni di dissenso, è giusto analizzare quanto questo sia stato un veicolo necessario alle grandi trasformazioni sociali che hanno interrotto anni di ingiustizie in Italia. La Resistenza Antifascista, il ’68 e il conseguente Statuto dei Lavoratori e le riforme all’Istruzione Pubblica, il Movimento per la Casa che ha garantito nuovi alloggi per le fasce più deboli, il Movimento per il Divorzio, quello per l’obiezione di coscienza all’obbligo del Servizio Militare e l’impegno antimafia. 

Quando gli italiani hanno protestato, anche con azioni forti, hanno spesso messo fine ad anni di ingiustizie a danno delle classi sociali più povere. Il dissenso è stato un elemento chiave per lo sviluppo di un welfare state, che ha sicuramente dei difetti, ma che ci rende orgogliosi di essere parte del grande patrimonio culturale italiano. Oggi tutto ciò è messo in discussione. Le piazze del dissenso sono diventate immateriali, così l’antagonismo trova linee di azione digitali che spesso perdono efficacia. Il Decreto Sicurezza non interviene sui rischi della diffusione di un dissenso “metafisico” sempre più generato dall’AI, ma impone limiti proprio a quelle forme fisiche del dissenso, andando a minare la sua efficacia. È una stortura democratica, ma ci siamo anche un po’ abituati. Nell’Italia post Decreto Sicurezza, è più conveniente evadere al fisco un milione di euro piuttosto che rompere la vetrina di un McDonald’s durante una manifestazione contro le big-corporation (e vedremo in concreto perché nel paragrafo n.2).  

Davanti a tali cambiamenti, non si può evitare di analizzare un comportamento passivo di quell’Istituzione che Piero Calamandrei vedeva come interprete delle trasformazioni sociali contemporanee: la Corte Costituzionale. Il legislatore, infatti, sembra aver dimenticato il respiro garantito dalla Carta, ben ribadito da da Giuseppe Dossetti nel periodo della Costituente: “La Costituzione garantisce la libertà di manifestazione del pensiero non per chi è d’accordo, ma per chi dissente”. 

ADDIO OCCUPAZIONI 

L’articolo 10 inserisce nel codice penale il nuovo reato di “occupazione arbitraria di immobile destinato a domicilio altrui”, punito con la reclusione da 2 a 7 anni. Il nuovo reato colpisce l’occupazione perpetrata con violenza o minaccia, ma anche chi detiene senza titolo un immobile destinato a essere dimora di altri. Cosa cambia? La norma, nel contrastare questo tipo di comportamenti, intralcia il piano del dissenso civile. La sua applicazione concreta può tradursi in una stretta repressiva contro: occupazioni a scopo abitativo (studenti, migranti, senza dimora), azioni dimostrative simboliche (occupazioni lampo in edifici pubblici), presidi pacifici in luoghi simbolici (es. case vuote di enti pubblici abbandonati). Il primo punto critico è proprio la dicitura “immobile destinato a domicilio altrui”, ma sappiamo che il nuovo reato non ha inserito esenzioni qualora l’immobile sia disabitato o abbandonato da anni. Ricordiamo che la stragrande maggioranza delle esperienze di occupazione (forme di dissenso civile) hanno luogo proprio in questo tipo di edifici, spesso e volentieri ecomostri convertiti in progetti di co-housing o spazi creativi. In molti momenti storici, l’occupazione è stata strumento di rivendicazione civile: il diritto alla casa negli anni ’70, l’autogestione universitaria, i movimenti No Tav, No MUOS, ex-OPG Napoli, realtà di housing sociale temporaneo. Con il nuovo reato queste esperienze saranno sempre meno, ma il peccato originale di fondo è un altro: punire con 7 anni di carcere chi mette piede in una palazzina vuota, magari dell’Agenzia del demanio, significa equiparare l’attivismo sociale a un reato contro il patrimonio con violenza.  

QUANTO VALE UNA VETRINA DEL MC 

L’articolo 12, invece, innalza le pene per chi compie atti di danneggiamento durante manifestazioni pubbliche, introducendo una nuova soglia sanzionatoria nei casi di violenza o minaccia alla persona. In particolare, si prevede per il danneggiamento in manifestazione “semplice”, una reclusione da 1 a 5 anni, con multa fino a 10.000 euro. Mentre per il danneggiamento con violenza alla persona o minaccia, una reclusione da 1 anno e 6 mesi a 5 anni, con multa fino a 15.000 euro. 

Anche qui la “vena Salviniana” di vedere pericoli e minacce ovunque potrebbe trarci in inganno. Il legislatore parte del presupposto che le manifestazioni siano sempre più “a rischio degenerazione” e il diritto di protestare vada tutelato solo se non sfocia in atti contro persone o cose. Ma questa logica, pur apparentemente di buon senso, sposta l’asse costituzionale. Il governo ha inasprito le pene per tali condotte violente, ma siamo sicuri che pene così severe siano necessarie in tutti i casi? E soprattutto siamo sicuri che il legislatore non sia stato sbilanciato rispetto alle maniche larghe utilizzate in merito a reati di tipo fiscale o tributario? 

Partiamo dal presupposto che le azioni violente non sono tutte uguali: lanciare una pietra diretta ad un celerino è un tipo di violenza, rompere una vetrina di un McDonald’s durante un corteo contro le big-corporation è un altro. Per entrambi questi teppisti spetterà il carcere, così il legislatore ha colpito duramente anche la “violenza simbolica”, spesso e volentieri elemento che ha trainato le più grandi rivoluzioni culturali globali. Per utilizzare un esempio ancor più lampante, con l’art. 12 si rischia che chi getta vernice lavabile su un monumento o chi rompe una transenna di plastica, venga trattato come un delinquente comune, senza differenziazione. Quando si innalzano le pene per tali condotte, è poi bene sempre ricordare del doppio standard di misura utilizzato per chi commette reati tributari. Difatti, oggi rischi più anni di carcere rompendo la vetrina di un negozio in un corteo piuttosto che evadendo milioni di euro. Come afferma l’Art. 4, D.lgs. 74/2000: “Chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, indica nella dichiarazione annuale elementi attivi inferiori a quelli effettivi […] è punito con la reclusione da 1 a 3 anni”. Quindi, un soggetto che dichiara il 30% in meno di imponibile per evadere 1 milione di euro, se paga o rientra nei limiti previsti, non fa un giorno di carcere. Lo squilibrio è evidente. 

IL CASO DEL BLOCCO STRADALE 

Il nuovo Decreto riscrive l’art. 1-bis del D.lgs. 66/1948 (libera circolazione su strade e ferrovie). Ora è punito penalmente chiunque ostacola con il proprio corpo la circolazione stradale o ferroviaria: reclusione fino a 1 mese o multa fino a 300 euro (da 6 mesi a 2 anni se il fatto è commesso “da più persone riunite”). In questo caso, al centro dell’attenzione ci sono i blocchi stradali e ferroviari: parliamo di casi che hanno riscosso un ampio successo social grazie alle faide tra gli automobilisti infervorati e i manifestanti che bloccavano il passaggio. Ognuno di noi dal divano, come sempre, ha deciso da che parte schierarsi. Il governo Meloni ha deciso di rendere più rischioso l’esercizio fisico del dissenso (il corpo come strumento di protesta), evidenziando una linea repressiva che è comune in tutto il Capo II della Legge e che è espressione della sua linea politica. La coalizione di centrodestra ha mantenuto l’impegno con gli italiani nel rendere il Paese più sicuro? Questo ce lo dirà la Storia. La stessa che ci ha raccontato come la marcia su Selma venne dichiarata “disturbo all’ordine pubblico”, quella Storia che ci ha narrato come le proteste degli operai FIAT di Pomigliano d’Arco siano state accusate di “istigazioni al disordine”. In una realtà digitale e con i rischi connessi all’Intelligenza Artificiale, punire il dissenso fisico potrebbe significare non aver imparato alcuna lezione. 

Tags
  • #decreto sicurezza
  • #giorgia meloni
  • #governo
Antonio Casaccio
Redazione Informare

Antonio Casaccio

Articoli Autore
Ti è piaciuto questo articolo?Condividilo con i tuoi contatti
WhatsAppFacebookX (Twitter)Telegram

Potrebbero interessarti anche

•
•
•
•

Magazine di Settembre - Arcangelo
Magazine Settembre 2026

Magazine di Settembre - Arcangelo

Sfoglia ora

Home
La Redazione
Speciali
Officina Volturno
Storia di Napoli a fumettiPremio "città di Castel Volturno"Informare con l'ArtePCTO nelle scuoleLavoro e Servizi
Inchieste
Video
Sostienici
I nostri sostenitori

Categorie

AttualitàAmbientePoliticaCulturaSpettacoloSocialeSportCastel VolturnoComunicati StampaPubblicazioni Scientifiche

Segnalazioni WhatsApp

Hai qualcosa da segnalarci?

Scrivici su WhatsApp. Tuteliamo l'anonimato e la riservatezza delle fonti.

Scrivici su WhatsApp

Seguici su:
Torna dopo 25 anni di stop il Giro di Campania: la presentazione a Palazzo Santa Lucia
  • APPROFONDIMENTI•
  • ATTUALITÀ

Torna dopo 25 anni di stop il Giro di Campania: la presentazione a Palazzo Santa Lucia

A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...

Davide Puzone•18/09/2026
Costiera Amalfitana in fiamme: gli incendi sono stati appiccati con ordigni
  • APPROFONDIMENTI•
  • ATTUALITÀ

Costiera Amalfitana in fiamme: gli incendi sono stati appiccati con ordigni

La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...

Ilaria Morlando•18/09/2026
Il Santo Patrono restituito alla città di Napoli: ultimato il restauro dell'edicola di San Gennaro
  • APPROFONDIMENTI•
  • ATTUALITÀ

Il Santo Patrono restituito alla città di Napoli: ultimato il restauro dell'edicola di San Gennaro

Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...

Mariafrancesca Cafarelli•18/09/2026
RUBRICA. Leggere che passione!
  • APPROFONDIMENTI•
  • CULTURA•
  • MAGAZINE SETTEMBRE 2026

RUBRICA. Leggere che passione!

Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...

Redazione Informare•18/09/2026