
L’atlante biologico è un metodo di rappresentazione cartografica della distribuzione, rilevata in un determinato periodo, di una singola specie o di una categoria sistematica, sia essa vegetale o animale. Lo studio della distribuzione della fauna e della flora in un determinato territorio attraverso l’uso della rappresentazione cartografica, soprattutto se realizzata usando una griglia composta da quadranti di uguale superficie, e conoscendo l’arco temporale in cui è stata effettuata la raccolta standardizzata dei dati su campo, consente una interessante serie di analisi: conoscenza degli areali delle specie; possibilità di identificare aree con maggiore ricchezza di specie, biodiversità, endemismi; comprendere i motivi ecologici alla base delle distribuzioni e poterne ipotizzare le dinamiche future; monitorare e analizzare gli andamenti; comparare la distribuzione della specie con le caratteristiche geografiche ed ecologiche del territorio in cui essa è presente. È anche possibile, ripetendo ciclicamente le rilevazioni a distanza di tempo, appurare eventuali variazioni nelle presenze e/o nelle distribuzioni, ed ipotizzarne le cause correlandole alle variazioni apportate al territorio stesso e/o agli ecosistemi dalle attività antropiche.
Il metodo di campionamento e l’utilizzo di una griglia geometricamente precisa consentono anche elaborazioni ed analisi statistiche sulle distribuzioni. L’atlante biologico rappresenta quindi una buona metodologia di ricerca per contribuire alla conoscenza delle distribuzioni animali e vegetali, delle modalità e dei tempi con i quali le specie occupano nuovi areali, nonché delle variazioni nella composizione in specie delle comunità biologiche in funzione dei cambiamenti che subiscono il territorio, il clima, ecc. È quindi anche uno strumento di grande efficacia per valutare i processi di pianificazione territoriale impostati su una corretta conoscenza degli ecosistemi, le politiche di conservazione della natura, la “misurazione” delle condizioni ecologiche e naturali di un territorio mediante indicatori ambientali. Le conoscenze acquisite, infatti, consentono di operare, ad una determinata scala territoriale, una corretta pianificazione del territorio attenta alla conservazione della natura, evitando o mitigando gli impatti ambientali.
L’atlante biologico fornisce anche la possibilità, con la ripetizione del progetto in periodi successivi e mantenendo inalterati i metodi, di confrontare ad intervalli temporali le distribuzioni faunistiche e floristiche e comprendere le cause ecologiche e antropiche che possono avere alterato o modificato la distribuzione delle singole specie sul territorio, la loro comparsa o scomparsa, e gli equilibri dinamici all’interno delle comunità.
Nel 1989 l’Associazione Studi Ornitologici Italia Meridionale – ASOIM – pubblicò il primo Atlante degli Uccelli nidificanti in Campania. Uno dei primi in Italia. A distanza di più di 30 anni, e dopo uno studio di fattibilità durato 2 anni, l’ASOIM ha deciso di ripetere l’esperienza lanciando il progetto per il Nuovo Atlante degli Uccelli Nidificanti in Campania. Nella regione c’è ormai un’ampia partecipazione alla ricerca ornitologica di campo da parte di “citizen scientist”, frutto anche di un lungo lavoro di formazione e sensibilizzazione dell’ASOIM, e questo rende fattibile oggi la riuscita del progetto, che è giunto al suo terzo anno di rilevamenti.
Sono 171 le Unità di rilevamento di 10 Km di lato, ricavato dal sistema UTM, che gli ornitologi e gli appassionati stanno visitando, registrando le presenze delle specie di uccelli in periodo riproduttivo con metodiche standardizzate in ambito internazionale. Sono più di 90 i collaboratori che finora hanno fornito quasi 6000 dati per 168 specie. Uno sforzo enorme che però sta portando grandi risultati circa la distribuzione delle specie nidificanti sul territorio regionale.
Chi volesse collaborare può scrivere all’indirizzo email info@asoim.org o visitare il sito www.asoim.org
di Maurizio Fraissinet
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