
Lo stadio Arturo Collana rappresenta per Napoli e i napoletani una pagina di storia importantissima. Dalla liberazione nazifascista a quando la squadra di calcio del Napoli giocava lì, lo stadio Collana ha accompagnato la città in tante fasi storiche. Dopo la recente chiusura nel 2017, il polisportivo chiuse le porte alla cittadinanza in seguito a crolli e inagibilità di parte della struttura. A settembre del 2025, tra mille polemiche ed un forte contenzioso, il Collana ha riaperto i battenti. Una notizia aspettata non solo dal quartiere Vomero-Arenella che ospita la struttura, ma da tutte le municipalità confinanti. Il polisportivo è da sempre stato simbolo di sport e aggregazione, e la sua chiusura, durata ben otto anni, ha segnato profondamente l’opinione pubblica.
La Regione Campania, sotto la guida dell’ormai ex presidente Vincenzo De Luca, a marzo 2025 ha presentato un progetto di riqualificazione del polisportivo da circa 63 milioni di euro. Una somma che mirava a realizzare dieci nuove palestre, piscine con annesse coperture, spalti per 2mila spettatori e un parcheggio interrato che potesse ospitare sino a 220 auto. Inoltre, verranno riammodernate le piste di atletica e abbattuto il Palazzetto di Via Ribera, che darà spazio ad una nuova tribuna da 300 posti e a tre palestre. Sempre da progetto sono previste aree ristoro, uffici e una ripianificazione totale di Piazza Quattro Giornate. Dopo l’iniziale previsione di stanziamento per 63 milioni, la regione, in seguito ad un’integrazione del progetto e un adeguamento del costo dei materiali, si è impegnata a finanziare il progetto per altri 7 milioni, arrivando alla cifra totale di 70 milioni di euro.
Accanto all’entità dell’investimento e all’ambizione del progetto, restano però delle considerazioni importanti da fare: cosa diventerà il nuovo Collana? A chi sarà realmente destinato? Su questo punto si concentra il pensiero di Davide D’Errico, neoeletto consigliere regionale in Campania, con un passato nel terzo settore e nell’associazionismo giovanile. Per D’Errico, la riqualificazione di un’infrastruttura pubblica non può limitarsi solo alla progettazione. L’esperienza maturata in percorsi di rigenerazione urbana dal basso, dalla riapertura di spazi culturali grazie al volontariato alle iniziative promosse da associazioni giovanili, diventa una chiave di lettura anche per interventi complessi e importanti come quello dello Stadio Collana.
«Non bastano i lavori e le ristrutturazioni a far rinascere un territorio, serve una riappropriazione degli spazi da parte della cittadinanza, soprattutto dei più giovani» afferma il consigliere. In un quartiere come il Vomero, spesso percepito come privilegiato ma segnato anch’esso da una carenza di spazi pubblici realmente accessibili, occorre scongiurare il rischio che il nuovo impianto possa finire per rispondere a logiche selettive, così come sta avvenendo per strutture e centri sportivi inaugurati in altri comuni.
«La ristrutturazione dello Stadio Collana deve diventare un’opportunità di crescita per tutti: sport a prezzi modici per le persone più fragili e spazio alle associazioni giovanili, anche a quelle che oggi non esistono ma che potrebbero nascere proprio grazie a questo luogo» continua d’Errico. Il nodo centrale, secondo il consigliere regionale, è quello della gestione nel tempo. Senza una collaborazione strutturata con il terzo settore e senza un coinvolgimento diretto della cittadinanza, anche gli impianti più moderni rischiano di rimanere poco vissuti e difficili da mantenere. «Se non restituiamo le chiavi di questi luoghi ai cittadini, possiamo fare tutte le ristrutturazioni del mondo, ma resteranno castelli vuoti destinati a tornare nell’incuria». Per evitare questo scenario, D’Errico propone un modello alternativo, fondato sulla partecipazione e sulla cura quotidiana degli spazi pubblici. «Dobbiamo contrapporre al modello della semplice ristrutturazione degli spazi un modello diverso, che sia il modello Napoli, il modello Campania: quello della partecipazione dal basso».
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