
L’emergenza rifiuti che coinvolse la regione Campania tra gli anni ‘90 e i primi anni del 2000 ha inferto al nostro territorio una ferita profonda, non ancora del tutto rimarginata. Ma non è solo morale il danno che trasciniamo da anni al nostro seguito. Diverse sono le conseguenze concrete sul piano pratico, le prove visibili di un passato che ha attanagliato la nostra terra condannandone i cittadini.
Fra queste prove c’è il cosiddetto “Panettone di Santa Veneranda”, un cumulo di rifiuti presente a Marcianise in zona Santa Venere dal 2008. Un cumulo che avrebbe dovuto fungere da sito temporaneo per lo stoccaggio dei rifiuti urbani e che invece attualmente sembra essere entrato a far parte definitivamente del paesaggio circostante. Dopo anni di denunce, inchieste e mobilitazioni, il sito, che un tempo vedeva lasciate scoperte tonnellate di rifiuti che provocavano terribili esalazioni e conseguenze disastrose per l’ambiente, è stato messo in sicurezza. Il Panettone, infatti, al momento è stato coperto da un telone a cui è stato associato un sistema di estrazione del percolato. Di base, il sito è stato messo in sicurezza, ma non era questo il programma iniziale né la promessa di ente comunale e regionale. Sono anni che i cittadini di Marcianise vedono stanziare fondi per migliaia e migliaia di euro affinché il sito venga definitivamente smantellato e bonificato, così da poter ridare un nuovo volto alla zona, ma a tali stanziamenti nulla ha fatto seguito. A tal proposito abbiamo chiesto un contributo agli avvocati Armando Corsini e Cinzia Laurenza, che da anni, con dedizione e spirito di servizio, dedicano parte del proprio lavoro alla questione ambientale legata alla Terra dei fuochi.
«Un monumento alla burocrazia, ai rifiuti e al tempo passato. Siamo qui dopo 17 anni e questo ci fa molta tristezza per due ragioni: prima di tutto, per il tempo passato, perché non fa onore all’ambiente, ai nostri concittadini e a chi lotta per la salubrità del territorio; allo stesso tempo è anche un monumento alla disinformazione, perché noi cittadini siamo completamente all’oscuro delle procedure che riguardano tali siti. Questo è contrario ai principi espressi dalla sentenza del 30 gennaio 2025 della Corte Europea dei diritti dell’Uomo, che personalmente ho patrocinato, e che ha imposto all’Italia l’obbligo di tenere informata la popolazione colpita dal disastro ambientale».
«Allo stato dell’arte sappiamo che è impossibile pensare che un comune possa bonificare un sito del genere e per questo motivo è necessario che la regione si faccia carico dell’appalto non solo rispetto al sito di Marcianise, ma anche rispetto a tutti gli altri siti di interesse nazionale del territorio. La macchina burocratica è complessa ma non è concepibile lasciare la bonifica nelle mani dei singoli enti comunali. La cosa più difficile in questi casi è trovare i fondi, ma dal momento in cui i fondi ci sono, quanto tempo ci vorrà effettivamente per ottenere una bonifica che tutti bramano da tempo?».
Insomma, i fondi ci sono, per cui non è ancora chiaro che cosa abbia ostato in tutti questi anni la procedura di bonifica del Panettone di Santa Veneranda, se non la complessa e lenta macchina burocratica italiana: «Talvolta nei comuni, nella provincia, nella regione, sembra che da un ufficio all’altro non passino pochi metri, ma chilometri; abbiamo bisogno di persone che prendano a cuore queste tematiche per eliminare l’inerzia che ci blocca» aggiunge l’Avvocato Corsini. È indubbio che il “Panettone” non rappresenti una priorità per gli enti locali, non costituendo più un pericolo diretto per la popolazione, ma l’obbrobrio da esso rappresentato non è più tollerabile, in quanto prova di un passato di cui certamente non deve essere dimenticato nulla, ma di cui andrebbero quantomeno eliminate le incresciose manifestazioni.
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