
Ha destato non poche polemiche in riferimento al referendum del 22 e 23 marzo sulla separazione delle carriere, la scelta di introdurre il metodo del sorteggio (puro per i togati, temperato per i laici) per la nomina dei magistrati del CSM e dell’Alta Corte Discipinare.
Antidemocratico, in molti l’hanno definito. A primo acchito la critica potrebbe essere condivisibile, eppure se analizzassimo con precisione la tecnica del sorteggio, non solo in riferimento al referendum sulla giustizia, potremmo renderci conto di avere di fronte un’opzione futura per il sistema democratico occidentale nella società informatizzata.
Posto che in questo breve contributo si cercherà di valutare uno dei principi cardine che guidano la proposta di riforma costituzionale, l’articolo vuole essere una riflessione approfondita sul metodo del sorteggio in generale, non limitatamente alla tematica della giustizia. Per questo motivo l’articolo non scardinerà tutti i punti della riforma, né tantomeno ha la pretesa di supportare in toto una delle due posizioni; tutt’al più, la sua lettura potrebbe essere utile per valutare la proposta da una punto di vista differente da quello generalmente offerto.
Per un’analisi più approfondita delle istanze, a favore o contrarie, alla proposta referendaria si rimanda agli articoli della dott.ssa Colucci e del’ avv. Russo posti in calce.
Il metodo del sorteggio ha radici antiche, nascendo nella culla della democrazia occidentale (no, non gli Stati Uniti), le poleis greche. Al netto del fatto che il sistema greco si sia posto come quello che definiremmo, con gli standard moderni, un vero e proprio sistema oligarchico, che escludeva dal governo della città schiavi, stranieri e donne, l’amministrazione della città, l’organizzazione e la gestione del dibattito pubblico veniva affidato periodicamente a cittadini estratti a sorte.
Naturalmente le condizioni culturali di quella che al giorno d’oggi definiamo “antica Grecia”, rispetto a qualsiasi stato-nazione moderno, risultavano essere assolutamente differenti. L’uniformità culturale, il legame con il territorio e l’interesse per la collettività guidavano l’agire comune nelle poleis e garantivano una gestione, che seppur affidata “al caso” risultava essere funzionale e funzionante.
Una delle misure maggiormente contestate rispetto all’attuale proposta di riforma della giustizia in materia di separazione delle carriere riguarda proprio l’introduzione del sorteggio. È corretto e costituzionalmente concesso che alla magistratura venga negata la possibilità di eleggere i propri rappresentanti? E, in secondo luogo, è lecito dare per scontato che qualcunque magistrato possa essere in grado di lavorare come membro del Consiglio Superiore della Magistratura o dell’Alta Corte Disciplinare pur non essendo eletto, bensì sorteggiato?
Andiamo con ordine; in prima istanza, è assolutamente legittimo che alla magistratura venga scorporato il principio della rappresentanza, perché seppur garantito dalla nostra Costituzione (dall’art. 104 che sarebbe soggetto a riforma in caso dovesse vincere il Sì al referendum) i ruoli assegnati al CSM non comprendono la rappresentanza delle istanze dei singoli magistrati attraverso i loro rappresentanti: “Spettano al Consiglio Superiore della Magistratura, secondo le norme dell’ordinamento giudiziario, le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati” questo asserisce il vigente art. 109 della nostra Costituzione. In soldoni, il CSM non è, e non deve essere, il “parlamento” della magistratura.
In secondo luogo, volendo stringere e porre in essere un esempio di ordine generale, vorremmo asserire che un magistrato, qualunque magistrato, possa essere potenzialmente in grado di valutare i presupposti per mandare un soggetto in carcere a vita, ma non sia in grado di amministrare temporaneamente la gestione dell’ordine e le sanzioni disciplinari nei confronti dei propri colleghi?
Per non parlare del fattore psicologico che inevitabilmente il principio dell’elezione innesca nell’essere umano. Un sentimento, involontario ma umano, di riconoscenza nei confronti dei propri elettori e di inimicizia nei confronti di coloro che alla propria candidatura si erano opposti, creando così inutili divisioni che non hanno fatto altro che avvantaggiare il correntismo, nato per nobili scopi, ma sviluppatosi in maniera malsana all’interno dell’ordine della magistratura negli ultimi 50 anni.
Rispetto a quello che invece è definito sorteggio “temperato” per ciò che riguarda i membri laici, non ci soffermeremo più di tanto, legandosi tale argomento a una questione meramente tecnica. La necessità in tal senso, è quella di selezionare avvocati e professori universitari, tramite una lista chiusa elaborata dal parlamento, che meglio possano eguagliare le ampie competenze che di regola un magistrato ha. Non sarebbe funzionale né corretto estrarre a sorte – a differenza della classe dei magistrati, in quanto professionisti rinomatamente qualificati – nell’intera classe di professori e avvocati di qualsiasi tipo, che non avendo superato il medesimo concorso potrebbero non avere competenze adeguate; competenze che vengono invece date per assodate per quanto riguarda i membri togati.
È opinabile che il sorteggio per la nomina del CSM o dell’Alta Corte possa rappresentare un sistema efficiace o corretto, ma perchè tale sistema, come asserito inizialmente, potrebbe invece rappresentare il futuro della democrazia?
Al netto del fatto che la rappresentatività sia uno dei meccanismi ormai diventato prassi nelle democrazie liberali, ciò che è facilmente rilevabile è la perdita del rapporto di fiducia fra rappresentanti e rappresentati. Quantomeno in Italia, il ruolo di rappresentanza dei partiti di massa ha ampiamente fallito a partire dalla caduta della Prima Repubblica, lasciando lo spazio a una rappresentanza né di istanze né di valori, ma della pancia del paese, tramite leader più o meno carismatici, pronti ad alternarsi nel tempo e senza un piano sul lungo temine. Fondamentalmente, le ideologie, sono fallite. Dov’è la democrazia “sostanziale” in tutto questo?
Per non parlare di tutti i casi di clientelismo che, specialmente nelle comunità più piccole, come quelle comunali o regionali è sempre più evidente; clientelismo spesso foraggiato dall’infiltrazione delle organizzazioni criminali in dinamiche che hanno portato all’elezione di determinati elementi che non hanno fatto altro che danneggiare i nostri territori.
Il sorteggio, almeno nelle comunità locali, più piccole, potrebbe sensibilmente aumentare il senso di partecipazione dei cittadini nei nostri territori, con una maggiore consapevolezza e responsabilità nei confronti della propria piccola società, oltre alla possibilità di ridurre i rischi di clientelismo e voto di scambio in fase decisoria. Lungi da voler disprezzare il sistema democratico rappresentativo di matrice novecentesca, che è stato generatore di innegabili sviluppi, cambiamenti e tutele a favore dei più deboli; ma democrazia significa anche questo: guardare lontano e cercare modi nuovi per migliorare la propria condizione e quella dei propri consociati.
In una fase di recrudescenza totale dell’attuale sistema politico, forse risulta necessario accettare che in una società informatizzata come la nostra, la delega non sia più l’unica risposta possibile.
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