
Da polmone verde aperto alla cittadinanza a spazio incolto e inaccessibile. Il parco archeologico di Giugliano in Campania, sulle rive del Lago Patria e a pochi passi dal litorale Domitio, è tornato in stato d’abbandono, rendendo vani gli investimenti per il recupero dell’area archeologica e del parco circostante, oggi nuovamente preda dell’incuria e della mancata manutenzione ordinaria.
Il parco è stato per anni chiuso e abbandonato fino all’inaugurazione del 5 maggio 2024, giorno in cui sono stati restituiti 70mila metri quadrati di verde alla cittadinanza alla presenza dell’ex presidente della regione Campania e dell’amministrazione comunale. Il progetto, costato due milioni di euro finanziato dai fondi Pics, aveva consentito il recupero e la realizzazione di un parco verde attrezzato che affaccia sul lago e si estende attorno al monumento eretto a Scipione l’Africano. Come rinvenuto in seguito, tutta l’area pullula di storia e nel giro di un anno si sono susseguite scoperte di grande rilievo storico-archeologico, come quello della tomba del Cerbero, capace di attirare l’attenzione di studiosi, archeologi e divulgatori di fama nazionale, tra cui Alberto Angela. Un patrimonio che avrebbe potuto rappresentare un volano culturale e turistico per l’intero territorio.
Due anni dopo a regnare sovrano è nuovamente l’incuria del verde che rende inaccessibili le panchine e i servizi igienici lasciati alla malora e all’inciviltà dovuti tralaltro al servizio di cura del verde scaduto nel 2024. Ancora una volta emerge l’incapacità delle amministrazioni di garantire continuità nella gestione e nella valorizzazione di un sito storico di grande rilevanza culturale, che avrebbe potuto rappresentare un’occasione concreta di rilancio per l’area di Lago Patria.
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