
“Buen camino” è il nuovo lungometraggio di Luca Medici, in arte Checco Zalone, nelle sale italiane dal 25 dicembre. Come sempre, il pubblico si divide tra chi si diverte e chi urla al declino del cinema italiano.
La partenza è stata, come ci ha abituato il comico, formidabile: al 28 dicembre, Cinetel rileva incassi per 26 milioni di euro e oltre 3 milioni di spettatori. Nel giorno di Natale, al day one, ha incassato oltre 5,6 milioni, ossia il 78,8% degli incassi totali del giorno (percentuale più alta registrata dal comico pugliese). Era da 14 anni che il box office non superava la soglia dei 7 milioni al 25 dicembre. Per ora, il film si mantiene leggermente al di sotto di “Quo Vado?” (27 milioni di euro nei primi 4 giorni), ma bisognerà poi vedere sul medio e lungo periodo se l’ultima pellicola riuscirà a tenere testa agli altri progetti dell’attore.
Checco Zalone è un uomo ricchissimo grazie al duro lavoro…del padre. Vive con la compagna, una modella di Città del Messico, in una lussuosa villa e si stanno svolgendo i preparativi della festa per celebrare i 50 anni del protagonista. L’imprevisto è la chiamata dell’ex moglie Linda: la figlia, Cristal (come lo champagne preferito di Zalone nel film), è scappata. La ricerca porta il protagonista ad affrontare il Cammino di Santiago e il viaggio lo porterà alla scoperta dei valori, del rapporto padre-figlia e dei problemi legati alla mezza età.
Questa volta, a differenza di altri film, Checco non è povero con un colpo di fortuna e non parla di tasse o di soldi a nero, ma si ritrova sin dall’inizio dalla parte opposta. Le critiche iniziano da qui: Checco non starebbe più rappresentando l’italiano medio, ma pochi membri elitari. Forse, Checco Zalone ci rappresenta solo in modo più velato: il film mostra (e, ovviamente, porta all’esasperazione) come i valori materiali abbiano scalato le priorità degli uomini della società odierna. È vero: noi non abbiamo la Ferrari per iniziare il cammino di Santiago, ma quanti di noi intraprenderebbero un tale viaggio, fatto di sacrificio, di ricerca dell’essere e di condivisione con gli altri? Secondo me, ben poche persone.
La trama non sviluppa in profondità i personaggi e gli imprevisti si risolvono piuttosto facilmente. Il punto forte del film sono piuttosto le battute e il comico conferma ancora una volta di non risparmiare nessuno: palestinesi, il celebre film Schindler’s list, l’11 settembre, persone in sovrappeso, i cinesi, gli omosessuali. Qualcuno ha parlato di normalizzazione; non è più il Checco Zalone che difende il posto fisso, ma comunque funziona e credo che la risposta sia semplice: la fisicità e lo stile del comico sono unici anche nel dire la più grande banalità.
Una preoccupazione del comico era l’attenzione dei ragazzi di oggi, abituati sempre meno a seguire pellicole o, in generale, eventi lunghi e sempre più attratti da formati brevi. Io credo però che le battute di questo film si presteranno, come capita già per gli altri lungometraggi dell’attore, a essere estrapolati e inseriti in questa tipologia di contenuti, magari poi invogliando i ragazzi alla visione del film. Ma per capire ciò, dovremmo aspettare ancora un po’.
Per quanto concerne le lamentele su presunte battute di cattivo gusto, forse non vale la pena soffermarsi troppo, ma non perché non voglia rispettare la sensibilità di qualcuno, ma semplicemente perché sono commenti ciclici. A ogni film di Checco Zalone, infatti, ritorna dirompente il dibattito sul politicamente scorretto.
Molto interessante è la risposta data dal regista Gennaro Nunziante proprio sul tema in un evento di presentazione del film: «[…] Bisogna andare ai finali: la differenza è tutta lì. La commedia italiana: l’italiano resta quello? Perfetto, abbiamo fatto un regalo agli americani. L’italiano cambia? Prende coscienza di sé? Allora tutte quelle battute lì che facevano parte di un uomo ricco, cretino […], gli sono permesse dal suo status, ma poi c’è una rigenerazione. […] I finali dei nostri film hanno sempre raccontato che si va incontro all’uomo, nella sua miseria, nella sua follia, ma lo si aiuta a crescere. […] Questo è il lavoro del cinema secondo me.»
I film dell’immaginario di Checco Zalone probabilmente non rappresentano un capolavoro in termini di regia o di scrittura. Ma, allo stesso tempo, sono gli unici che fanno numeri così alti (o comunque sono ben pochi i rivali). Forse il punto è questo: il pubblico italiano, con Checco Zalone, non ricerca la perfezione, ma vuole semplicemente che gli si strappi una risata. E i cinema d’Italia, quando viene proiettato un film di Luca Medici, ringraziano di poter allontanare, almeno per un po’, gli spettri del fallimento.
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...