
L’eco che i social possono dare a coloro che non hanno possibilità di far sentire la propria voce rappresenta una delle più grandi rivoluzioni del nostro secolo, ma allo stesso tempo anche uno dei più grandi pericoli. Il rischio è che la denuncia social venga utilizzata per sopperire all’assenza di uno stato, come quello italiano, che talvolta si è dimostrato incapace di tutelare i suoi stessi cittadini.
Abbiamo trattato, insieme a molte altre testate giornalistiche, il caso di Marzia Sardo, la quale ha utilizzato i social per denunciare la presunta molestia subita. Al di là della singola fattispecie, sulla quale resta necessario fare chiarezza, sarebbe interessante riflettere sul valore della denuncia social, una dinamica sempre più diffusa, e dei rischi ad essa collegati.
La denuncia social attualmente è uno degli strumenti più utilizzati da chi vuole segnalare un’ingiustizia subita: lo è per rapidità e semplicità di comunicazione. La sensazione percepita da chi racconta la propria storia sui social, soprattuto nel caso in cui essa abbia un ampio risalto mediatico, è quella di aver comunicato con un bacino di utenza incredibilmente numeroso, lanciando un messaggio, cambiando qualcosa. Il rischio è quello di non distinguere il mondo social, da quello reale, fisico.
La denuncia di una molestia mediante i social, se affiancata alla decisione di non rivolgersi all’autorità giudiziaria implica l’assegnazione di un potere al mondo digitale che, per quanto appaia reale, allo stato dell’arte non lo è.
I problemi in tal caso sono due: violazione dei diritti che spetterebbero all’ “accusato” e assenza di conseguenze pratiche per lo stesso in caso di colpevolezza effettiva.
Il diritto, di base, nasce per dare un limite all’autotutela dei soggetti appartententi ad un determinato territorio, garantendo in fase processuale la presunzione di innocenza fino all’ultimo grado di giudizio, ed eventualmente, una pena certa. Questi sono alcuni dei punti cardine del diritto moderno, volti a tutelare tanto la parte lesa, quanto l’imputato. Il meccanismo di linciaggio mediatico attivato dalle denunce social invece, rende tutto ciò impossibile: l’accusa diventa sentenza e l’accusato diventa immediatamente colpevole, senza possibilità di difesa alcuna, in un mondo parallelo a quello fisico, e che in quest’ultimo permette impunità dal punto di vista legale, ma non psicologico; spesso infatti la pressione a cui personaggi social sono stati sottoposti a seguito di accuse, infondate e non, ha anche portato a conseguenze tragiche
La denuncia social resta uno strumento importante, che spesso ha portato dei risultati nella “realtà”, ma come ogni mezzo è necessario conoscerne il reale potere, pericolo e le modalità d’uso. Nonostante chiunque possa convenire sul fatto che la giustizia italiana sia e sia stata carente nel corso degli anni, non garantendo sempre l’efficienza dovuta, quest’ultima resta lo strumento fondamentale nelle nostre mani per agire concretamente nel caso in cui si sia vittime di violenza o ingiustizia.
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