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Il Pnrr va bene solo sulla carta: promesse, scadenze e realtà

Manuel Vita Verde
Manuel Vita VerdeRedazione Informare
14 dicembre 20243 min di lettura

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Il Pnrr va bene solo sulla carta: promesse, scadenze e realtà

Indice (3)

  • 1Riforme: tanti annunci, pochi risultati
  • 2Il Pnrr va bene solo sulla carta: lo dimostrano i ritardi nelle opere
  • 3Il vero impatto: una montagna che partorisce un topolino

Il Pnrr va bene solo sulla carta, e la realtà è che siamo indietro su quasi tutto ciò che conta davvero. Mentre il governo sbandiera successi legati a scadenze rispettate e miliardi incassati, le opere pubbliche restano un lontane e il tanto sognato rilancio del Pil sembra un’illusione. Qualcosa non torna, e le scuse non mancano: la burocrazia, le “modifiche concordate”, le riforme a metà. Ma davvero possiamo accontentarci di un piano che si perde anziché incidere sulla realtà?

Riforme: tanti annunci, pochi risultati

Non solo investimenti. Il Pnrr prometteva anche riforme, come la riduzione della durata dei processi civili del 40%. A oggi, la riduzione c’è stata, ma molto meno marcata di quanto ci si aspettasse. È l’ennesimo esempio di obiettivi sbandierati come successi, quando in realtà il traguardo è ancora lontano. Lo stesso vale per il Pil: il Pnrr avrebbe dovuto far decollare la crescita economica italiana al 2%, ma siamo inchiodati a uno 0,6% anemico, con un timido 0,8% previsto per il 2024 (e solo grazie a qualche giorno lavorativo in più). Un fallimento camuffato dietro grafici e slogan.

Il Pnrr va bene solo sulla carta: lo dimostrano i ritardi nelle opere

Se il metro di giudizio fosse il rispetto delle procedure burocratiche, allora sì, potremmo considerarci i veri campioni europei. Dal 2021, l’Italia ha incassato ben 122 miliardi di euro, il 63% della dotazione totale, e recentemente ha ottenuto altri 8,7 miliardi grazie a 39 obiettivi “raggiunti”. Ma facciamo attenzione: queste scadenze riguardano quasi esclusivamente passaggi procedurali, non il completamento delle opere. È un po’ come consegnare tutti i documenti per un mutuo senza mai iniziare a costruire la casa.

Mentre i soldi entrano, le opere previste restano al palo. La spesa complessiva per il 2023, prevista a 40 miliardi, si è fermata a 22. E se guardiamo ai numeri totali, siamo ancora lontani dai 194 miliardi da utilizzare entro il 2026: ne mancano ben 135.

Il vero impatto: una montagna che partorisce un topolino

Il Pnrr, ormai in corso da tre anni, avrebbe dovuto trasformare l’Italia. Invece, il suo impatto è stato minimo. Se siamo cresciuti quanto la media dell’eurozona, è solo grazie alla crisi tedesca, non certo per meriti nostri. Certo, i fondi hanno aiutato a finanziare il debito e sostenere la ripresa post-Covid, ma non hanno inciso sulle tendenze strutturali. È tempo di smetterla con le celebrazioni vuote. Il Pnrr va bene solo sulla carta, e dietro ai proclami c’è un’Italia che resta indietro, incapace di trasformare risorse straordinarie in cambiamenti concreti. Forse è ora di rivedere non solo le scadenze, ma anche la nostra capacità di visione e, soprattutto, di azione.

Non è solo una questione di numeri o procedure: il Pnrr è il simbolo di un’Italia che si accontenta del minimo indispensabile, di un governo che celebra mezzi successi come trionfi e di un’opposizione che cavalca il fallimento senza proporre alternative.

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Manuel Vita Verde
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