
“Te piace ‘o Presepe?” domandava Eduardo De Filippo in “Natale in casa Cupiello”.
Ed è proprio nella sua Napoli che il Lapis Museum celebra una delle tradizioni artistiche più preziose della città con una mostra interamente dedicata al presepe cortese del Settecento all’interno del Complesso di Pietrasanta. In un luogo dove la storia affiora a ogni passo il presepe trova una cornice ideale per raccontare la propria evoluzione. L’allestimento accompagna il visitatore in un viaggio emozionante tra arte, spiritualità e memoria, restituendo alla tradizione presepiale la sua dimensione originaria: non solo simbolo del Natale, ma specchio raffinato della cultura napoletana.
La mostra prende le mosse dalla nascita del Presepe Cortese, una forma d’arte che si sviluppa nel XVIII secolo grazie alla passione della corte Borbonica, ed in particolare a Carlo III di Borbone. In quel periodo storico, l’arte presepiale napoletana da semplice rappresentazione religiosa utilizzata nelle chiese, diventa un oggetto d’arte, un teatro in miniatura amato dai nobili e dagli intellettuali. L’arte “cortese”, che trova i suoi massimi esponenti in Lorenzo Mosca, nei Vassallo e in Giuseppe Sammartino, è così chiamata perché all’interno delle sue scene fonde la sacralità della natività con scene di vita quotidiana, attraverso mercati, osterie, musicisti, artigiani. Al suo interno non mancano, però, anche raffigurazioni per l’appunto “cortesi” con personaggi raffinati quali dame, cavalieri, nobili e ambasciatori. Ma soprattutto, questa forma presepiale trova un’altra importante caratteristica nel realismo e nella teatralità delle scene. Diventa un teatro barocco, i cui sfondi mostrano rovine antiche e ambientazioni fantastiche.
Le figure sono realizzate con la tecnica tipica del ‘700 in cui la testa e gli arti erano realizzati in terracotta o legno scolpito ed i corpi in filo di ferro e stoppa per posare i personaggi in pose realistiche ed abiti veri, con stoffe pregiate provenienti anche dall’area orientale. Dopo la diffusione e lo splendore di quest’arte nel XVIII secolo, in cui le famiglie nobili allestivano presepi giganteschi nelle loro residenze dando vita al modello iconografico del presepe napoletano classico, l’arte presepiale ha visto una riduzione della sua popolarità aristocratica, prima che la restaurazione e la valorizzazione di molti presepi nel XX secolo la riportassero in auge.
La mostra è uno spettacolare viaggio che racconta della straordinaria stagione artistica settecentesca napoletana, svelando al grande pubblico un capolavoro inedito: il Bambino Gesù di Giuseppe Sammartino, l’autore del celebre Cristo Velato. La raffigurazione del Gesù bambino, capolavoro della scultura napoletana del XVIII secolo, è realizzata in terracotta policroma e riflette l’ideale barocco di fusione tra realismo e teatralità.
La scenografia del Lapis Museum dedica ampio spazio anche alle varie caratteristiche che hanno portato all’evoluzione dell’arte presepiale, in particolare ad oggetti di uso quotidiano e a come questi si siano introdotti all’interno dei presepi. Ad esempio, ci viene raccontato dei vestiti, confezionati con estrema cura così che nel presepe possiamo riconoscere sia gli abiti dei nobili, realizzati con stoffe pregiate provenienti dalla Real seteria di San Leucio, che quelli popolari, fedeli alle tradizioni calabresi, procedano ed abruzzesi. Un particolare focus è poi dedicato alle cravatte, diffuse tra i nobili della corte di Luigi XIV e fedelmente riprodotta negli abiti dei nobili del presepe, e sugli strumenti musicali tipici della tradizione partenopea come i mandolini, rappresentazione di quanto fosse importante la musica nella tradizione napoletana.
La mostra, curata da Fabrizio Fiore e Catello Maresca, è aperta al pubblico da metà novembre fino a marzo 2026. Essa è l’occasione perfetta per ammirare dal vivo il fascino unico del presepe cortese e di riscoprire un pezzo importante della secolare arte napoletana.
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