
Arriva la candidatura del presepe napoletano alla Lista rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dell’UNESCO, che contribuisce a dimostrare la diversità del patrimonio intangibile e ad aumentare la consapevolezza della sua importanza. Gli elementi candidati devono, infatti, essere rappresentativi della diversità e della creatività umana, oltre a presentare caratteristiche tipiche dei beni culturali immateriali, come la trasmissione di generazione e generazione, l’essere costantemente ricreato e il permettere alle comunità di elaborare un senso di appartenenza sociale e culturale.
Il presepe presenta tutte le caratteristiche sopra elencate e non solo. Difatti, si tratta di una vera e propria forma d’arte, un rituale costante nel periodo natalizio. Ma il presepe, a Napoli, c’è tutto l’anno. Basti pensare alla celebre Via San Gregorio Armeno, che attira senza sosta turisti dalle nazionalità più disparate. È una testimonianza del fatto che l’arte del presepe non è più confinata solo in Italia e nel capoluogo campano, bensì è riconosciuta ed apprezzata anche all’estero. La Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO, su proposta del Ministero della Cultura, ha deciso di presentare all’Organizzazione la candidatura.
Sono ormai molteplici i patrimoni UNESCO situati in Campania, a dimostrazione dell’arte e della storia di cui è intrisa l’intera regione. La Costiera Amalfitana, le Aree Archeologiche di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata, il Centro Storico di Napoli, il Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano, il complesso monumentale di Caserta, sono alcuni dei beni materiali riconosciuti come patrimonio. Per quanto concerne i beni immateriali ricordiamo l’Arte del “Pizzaiuolo” napoletano, la Festa dei Gigli di Nola, la Transumanza. A questi potrebbe dunque aggiungersi “Il presepe dalle origini alla tradizione culturale, e l’arte di crearlo”, dal nome ufficiale della candidatura, restiamo intanto in attesa di una decisione definitiva.
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