
Il presepe napoletano non è semplicemente una decorazione natalizia: è un rito, un simbolo, una forma d’arte che da secoli racconta storie, credenze e ironie della vita quotidiana. Forse non c’è nessun territorio, della pratica religiosa, dove si manifesta in maniera così tangibile – con accettata evidenza – una compresenza di sacro e profano. Una grandiosa operazione di egemonia culturale e immaginaria, che inizia a smuoversi nell’Impero Romano, usa lo strumento del presepe come attrezzo coesivo e socializzante; di identificazione e riconoscimento di una “comunità” di fede e destino. Una macchina del tempo che mescola e sovrappone le epoche, un dispositivo fuori dalla storia, e quindi universale.
L’Associazione Presepistica Napoletana – ente culturale – ormai attiva da 23 anni, nel corso del tempo si è sempre più distinta per la qualità artistica e la ricerca storica, per offrire una visione culturale attraverso l’unicità del Presepe. Abbiamo parlato con Paolo Mieli, uno dei soci dell’associazione: «Il cambiamento che ha avuto il presepe, diventando poi effettivamente presepe napoletano, è dovuto anche all’interessamento di Carlo III di Borbone. Con il suo arrivo, Napoli incomincia a veder arrivare una popolazione dal Medio Oriente. Grazie a un accordo fatto tra i due paesi – da quel momento i mori non sono più pensati come feroci saraceni armati fino ai denti – al loro seguito fanno capolinea elefanti, scimmie, cammelli, ecc. Uno shock culturale che viene accolto e rappresentato, da quel momento, sul presepe napoletano, in una scenografia che ricorda gli scavi archeologici iniziati in quel periodo storico a Ercolano e Pompei».
D’altronde quel Dio, fattosi uomo, non avrebbe detto “ama il prossimo tuo?”; i magi non rappresentavano anche la devozione possibile di uomini di tutte le razze? Una rappresentanza plurale dell’intera specie umana? Nel presepe napoletano, la scena della Natività non è mai sola. Accanto ad essa, compaiono personaggi della vita quotidiana: pescivendoli, venditori di frutta, osti; il pastore della meraviglia, che sogna ad occhi aperti, e Benino che, invece, chiude gli occhi per accedere alla realtà del sogno. Il presepe diventa così una rappresentazione della società, un piccolo mondo dove sacro e profano si incontrano.
È già accaduto nei secoli passati, ed accadrà ancora. Forse anche un fenomeno del genere è parte della storia del presepe e della sua vocazione a incorporare, in un modo o nell’altro, l’innovazione. Nuovi personaggi, nuove figure, nuovi miti: Pulcinella, Berlusconi, Maradona. Tutto in soqquadro, tolto, disfatto e rimesso; folklore e critica sociale. Attorno a tutto questo la natività. «I pastori di San Gregorio Armeno – continua il socio della fondazione – sono un fattore puramente commerciale. Basti pensare al giro di affari e interesse, soprattutto degli stranieri».
Bisogna rilevare che oggi la gran parte dei pastori in commercio sono realizzati in materia plastica e vengono fabbricati in paesi extra-comunitari. «Secondo alcuni, però, la corsa all’imitazione attesta anche il successo planetario di questa tradizione, una delle tante “contaminazioni”, simboliche e materiali. Sicuramente un successo – Paolo Mieli – purtroppo si è perduta l’originalità dell’artigianato locale. Quelle cinesi sono figure stampate in resina, tutte uguali».
La magia del presepe è questa: non ci sono regole fisse, solo l’amore per una tradizione che racconta una storia antica, ma sempre nuova. Il presepe napoletano è una forma di espressione unica che, con le sue statuette e scenografie, continua a raccontare storie antiche e moderne, facendo vivere ogni anno la magia del Natale nel cuore di Napoli e nel mondo intero.
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...