
Il presidente dell’Iran, Ebrahim Raisi, è morto in un incidente aereo: l’elicottero su cui viaggiava si è schiantato nel nord del Paese. È stata la Mezzaluna rossa iraniana ad annunciare che non vi è nessun sopravvissuto. L’elicottero trasportava anche il ministro degli Esteri iraniano Hossein Amir-Abdollahian, il governatore della provincia iraniana dell’Azerbaijan Orientale Malek Rahmati, ed il rappresentante della Guida Suprema iraniana in Azerbaijan Orientale, l’ayatollah Mohammad Ali Ale-Hashem, anche loro fra le vittime.
L’incidente è avvenuto in condizioni di scarsa visibilità ed i media di stato ancora non hanno comunicato le cause dell’incidente. Il presidente Raisi stava rientrando da un viaggio in Azerbaijan, dove ha assistito all’inaugurazione di una diga, ed era diretto verso la città di Tabriz. L’elicottero al momento si trova in una regione remota del nord ovest del Paese, nella foresta di Dizmar, nella provincia dell’Azerbaijan. La CNN conferma: “Nessun segno di vita di Raisi e delle altre 7 persone a bordo del velivolo. L’abitacolo dell’elicottero è carbonizzato”.
Dopo la morte del presidente dell’Iran Ebrahim Raisi, secondo l’articolo 131 della costituzione iraniana, il ruolo del presidente viene immediatamente assunto dal primo Vicepresidente esecutivo, in questo caso Mohammad Mokhber. La nomina però dovrà prima essere confermata dalla Guida Suprema, l’ayatollah Ali Khamenei, che ha l’ultima parola su tutte le questioni di stato. Una volta stabilita un’autorità provvisoria, un consiglio composto dal primo vicepresidente, dal presidente della Camera, Mohammad Bagher Ghalibaf, e dal capo della magistratura, Gholam-Hossein Mohseni-Ejei, ha il compito di organizzare l’elezione di un nuovo presidente.
Ali Khamenei potrebbe anche decidere di chiedere al consiglio di nominare un successore senza ricorrere alle urne per evitare una fase di transizione in un periodo complesso come quello attuale. Riferendosi soprattutto alla situazione segnata dalla guerra che si sta verificando nella Striscia di Gaza per mano di Israele. Una buona parte degli analisti punta su Ghalibaf, ex sindaco di Teheran ed ex generale dei Guardiani della Rivoluzione.
Mentre Gerusalemme si astiene dal commentare ufficialmente l’incidente dell’elicottero che ha coinvolto il presidente iraniano, fonti non ufficiali israeliane negano il collegamento con l’incidente. Gli alti funzionari infatti ritengono che la morte di Raisi non avrà un impatto significativo su Israele. L’unica potenziale conseguenza dipende da chi succederà al presidente iraniano. Una possibilità menzionata è il ritorno di Mahmoud Ahmadinejad, che è stato il sesto presidente dell’Iran dal 2005 al 2013 ed è considerato un acerrimo nemico di Israele.
Intanto il Jerusalem Post riporta le reazioni dei rabbini alla morte di Raisi, che l’hanno definita una “giustizia divina”. Il rabbino Meir Abutbul ha definito Raisi “il boia di Teheran” e lo ha condannato in un post su Facebook per il suo antagonismo nei confronti di Israele e del popolo ebraico. Il rabbino Nir Ben Artzi ha invece scritto: “Abbi pietà di te stesso; Dio ha detto basta; lo hai fatto arrabbiare”, indicando che l’incidente è il risultato di una punizione spirituale per le azioni intraprese da Raisi e dalla sua amministrazione.
Ebrahim Raisi, 63 anni, un religioso intransigente, è stato eletto presidente dell’Iran nel 2021. Durante il suo mandato ha supervisionato una strategia per espandere l’influenza regionale del suo paese, sostenendo i militanti per procura in tutto il Medio Oriente, accelerando il programma nucleare del paese e portando l’Iran sull’orlo della guerra con Israele. Nello stesso periodo, l’Iran ha vissuto alcune delle più grandi proteste antigovernative degli ultimi decenni e una grave recessione economica causata dalle sanzioni internazionali e dell’elevata disoccupazione.
Durante la presidenza di Raisi, l’Iran ha dovuto affrontare grandi proteste antigovernative dopo la morte di una giovane donna curda, Mahsa Amini, mentre era in custodia di polizia. Le autorità hanno risposto con una brutale repressione che ha comportato omicidi ed esecuzioni. Ma, in generale, il regime iraniano ha sempre represso le proteste con violenza, condannando a morte diverse persone, anche con impiccagioni pubbliche. Raisi infatti era la massima espressione della componente ultraconservatrice della politica iraniana, rappresentando uno dei mandati più bui e sanguinosi.
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