
L’ultimo consiglio comunale di Castel Volturno del 18 dicembre scorso rimarrà tra le pagine nere degli annali amministrativi della città. Prima di fare l’analisi politica del consiglio comunale di Castel Volturno e della figuraccia inaudita fatta dal presidente del consiglio Giulio Natale, occorre fare un excursus.
Per la seconda volta in questi 4 anni e mezzo, il consiglio comunale aveva tra i punti all’ordine del giorno la discussione di una mozione di sfiducia particolarmente coraggiosa.
Si tratta di un documento d’accusa verso le inefficienze dell’amministrazione Petrella, con all’interno riferimenti alle vicende più spinose che hanno condizionato la vita amministrativa: dalle 32 nomine di assessori cambiati un giorno sì e l’altro pure, le inefficienze riguardanti le opere in corso e gli imbarazzi per i casi mediatici a cui non è mai stata data adeguata risposta.
Una mozione particolarmente forte e significativa perché successiva al siluramento di un pilastro della giunta Petrella: l’ex assessore Pasquale Marrandino, eletto come consigliere più votato, poi Presidente del Consiglio, poi vicesindaco e super-assessore per poi essere mandato a casa. Un colpo di scena che ha scosso il consiglio comunale, particolarmente di quell’area di consiglieri che vedeva con favore l’operato del Marrandino e che l’ha sempre sostenuto.
Difatti, a spingere per la mozione di sfiducia sarebbe stato il consigliere regionale Giovanni Zannini, che ha assorbito Marrandino nella sua sfera di influenza. Chiariamo: scelte politiche assolutamente legittime, anche se Marrandino eletto nelle file di Fratelli di Italia alle regionali votava Zannini schierato nel centrosinistra, ma si sa, nella “nuova” politica, la coerenza e l’appartenenza rappresentano un optional.
Quindi si tratta di mozione coraggiosa che ha assunto ancor più forza dopo che è stata firmata. Infatti a scrivere la mozione e a proporla all’opposizione, come detto dal consigliere Giuseppe Scialla (PD) in consiglio comunale, è stato lo stesso presidente del consiglio di maggioranza insieme al consigliere Ambrosone. Una sfiducia diretta verso il sindaco Petrella, definito “il Caligola castellano” per la strage di assessori fatta nel suo mandato (32).
Pertanto, almeno per una volta, non una rottura o un ricatto (come finora dimostrato dagli appartenenti alla Lega giancottiana), e non per ottenere incarichi e posizioni privilegiate, ma unicamente perché stanchi delle scelte del Petrella, sempre più dipendente dei leghisti. Alle motivazioni, come detto, si aggiunge la difesa del silurato Marrandino; le voci che corrono affermano che sia proprio la componente della Lega giancottiana ad aver chiesto la testa dell’ex super-assessore per sfilargli quei consensi derivanti dalla gestione del settore ecologia.
Con la mozione preparata dal presidente del consiglio Natale, c’erano anche i numeri per mandare a casa e staccare la spina a quest’amministrazione in continua metastasi. Infatti ai cinque consiglieri d’opposizione e ai due fuoriusciti Veronica Sperlongano e Carlo Natale, si sono aggiunti il presidente del consiglio Giulio Natale e Rocco Ambrosone, arrivando così alle 9 firme che formano la maggioranza necessaria per mandare a casa il sindaco (il consiglio comunale è formato da 16 consiglieri + il sindaco, quindi 17 totali .ndr)
Con i numeri necessari per mandare a casa Petrella, i consiglieri firmatari potevano tranquillamente recarsi già dal notaio per ufficializzare il tutto, ma il consigliere dem Giuseppe Scialla ha ritenuto passare per il consiglio comunale unico luogo delegato per un dibattito pubblico e democratico sulla vicenda.
Tutto giusto, ma cos’è accaduto dopo?
Da qui si interrompe l’analisi politica e inizia la critica teatrale, dato che si è trattato di un vero e proprio teatrino che di politico non ha avuto nulla.
Accade che il consigliere di maggioranza Ambrosone e il presidente del consiglio Natale, primi firmatari della mozione di sfiducia, decidono poco prima di non mandare a casa il sindaco Petrella e si astengono durante la votazione. Un colpo di scena incredibile, ma ancora più assurdo quel che segue: quando le carte sono scoperte e tutti capiscono che quel giorno il sindaco non sarà sfiduciato, il presidente Giulio Natale prende la parola per spiegare il colpo di coda.
Da quel momento si apre il sipario e assistiamo alla pessima recita del presidente del consiglio, anzi del “coniglio” visto che ha preferito celare le reali motivazioni della sua giravolta. Natale nel suo intervento fa capire che la mozione di sfiducia l’aveva firmata perché in disaccordo con la revoca del sindaco contro Marrandino, così preso da una rabbia “accecante” ha pensato bene di firmare per primo una mozione di sfiducia.
“Potete crocifiggermi, so di aver agito con un senso non politico” – afferma il presidente Natale. Ed è tutto qui il capitolo più buio della politica di Castel Volturno. Un presidente del consiglio che firma la sfiducia, la revoca senza dare adeguate spiegazioni e, anzi, da colpevole confessa dicendo che l’ha fatto senza alcuna motivazione politica.
Così il presidente del coniglio fa una grande pernacchia all’Istituzione che rappresenta e ai processi politici e democratici alla base di una mozione di sfiducia. L’ennesimo insulto fatto alla luce del sole, con atti di peso politico rilevante gestiti come si gestisce una briscola al bar.
Ovviamente dopo la pessima figuraccia, il presidente Natale non rassegna le proprie dimissioni come presidente del consiglio, anche se in poche ore ha prima sfiduciato e poi risostenuto il Petrella. Ma tanto la giustificazione il presidente Natale ce l’ha: “Io sono genuino sia nel fare una cosa buona che nel fare una cosa sbagliata“. Che sollievo! Quindi del presidente del consiglio va apprezzata la salubrità, magari anche la marinatura, ma di certo non il livello politico delle decisioni che compie.
In politica chi sbaglia si dimette e va a casa, e non salva certo la faccia astenendosi, anzi dimostra che ha preso un accordo in tal senso. Nel frattempo il sindaco Petrella resta attaccato alla poltrona anche se il rappresentante del consiglio ed Ambrosone si astengono sulla fiducia, il che eticamente è un voto contrario.
Alla fine di questa vicenda niente dimissioni, nessuna spiegazione reale di ciò che è accaduto a telecamere spente, ma solo la consapevolezza che in aula tutto è concesso basta che si è genuini e buoni: “Dove c’è Natale c’è casa“, direbbe una celebre pubblicità.
La ciliegina sulla torta c’è e non poteva che riguardare il sindaco Luigi Petrella. Quest’ultimo non fa e non dice nulla sull’ennesimo teatrino della maggioranza che lo sostiene e si astiene (basta salvare la poltrona), nemmeno sente di prendere le distanze dal consigliere Antonio Luise (suo nuovo alleato) e scusarsi con quei cittadini non di “razza pura castellana”, a cui solo dovranno rivolgersi alle prossime elezioni. Il sindaco preferisce nel suo intervento parlare di appartenenza ideologica alla destra, di cui Petrella è uno dei grandi teorici evidentemente.
L’immagine più bassa di tutto il consiglio comunale ce la offre il consigliere Antonio Luise, che dal suo banco sbraita e attacca il consigliere d’opposizione Guido Schiavulli, che decide di abbandonare la seduta.
Per Luise il fulcro sta nell’allontanare dalla città chi non ha il sangue castellano, riferendosi prima a Zannini e poi a Schiavulli. D’altronde che ne sappiamo noi dei “castellani di razza” come Luise, il quale si lancia in un’affermazione che va a ridisegnare la storia del territorio: “io sono castellano da trecento generazioni”, quindi più o meno dall’era del neolitico, anche se Castel Volturno ha una fondazione recentissima (1870).
Il sindaco non lo riprende, il presidente del consiglio lascia fare e nel frattempo c’è chi lo invita a “tornare in sé”, ma non c’è sconfitta nel cuore di chi lotta e Antonio Luise deve difendere con le unghie e con i denti l’invasione della città dai barbari di Mondragone, Casale e Villa Literno. Un delirio ideologico che ha perfettamente incorniciato la follia politica dell’ultimo consiglio comunale.
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