
A che età ti sei innamorato la prima volta? Con la premessa che ognuno è diverso, tendenzialmente si parla di adolescenza. I cambiamenti del corpo portano a sbalzi ormonali di testosterone nei maschi e di estrogeni nelle femmine, aumentando la pulsione sessuale. In contemporanea, la corteccia prefrontale, ossia la sede di gestione degli impulsi, è ancora in pieno sviluppo: questo comporta meno capacità inibitorie degli istinti, meno razionalità nel valutare le conseguenze e anzi una maggiore ricerca di una ricompensa a breve termine. «Gli adolescenti – spiega la psicologa Annie Caputo – tendono a buttarsi nei primi innamoramenti perché all’inizio prevale il sentimento, anche se spaventati dal nuovo. La fase più riflessiva subentra dopo, spesso in seguito a una delusione».
Alcuni studi approfondiscono il rapporto tra i generi al momento del passaggio all’adolescenza. Un esempio è una ricerca condotta dalle specialiste americane Marion K. Underwood e Lisa H. Rosen, nel 2009, con l’Università di Dallas, in cui spiegano che, negli anni dell’infanzia, la segregazione dei generi in gruppi dello stesso sesso comporta poi lo sviluppo di divergenze nel modo di relazionarsi con gli altri. Si parla infatti di più intimità nelle ragazze e invece di una maggiore aggressività e competizione nei ragazzi. Questi ultimi tenderebbero alla creazione di grandi gruppi, mentre le prime alla formazione di rapporti più intimi.
Tali differenze poi, con l’adolescenza, necessitano di una forte “negoziazione” al momento della ricerca della relazione amorosa. I limiti di questa ricerca e degli altri studi su cui ci si è basati riguardano la considerazione di variabili nel gruppo: per esempio, non sono state considerate le relazioni omosessuali. A ogni modo, domande di questo tipo risultano utili per cercare di capire meglio lo sviluppo delle relazioni in queste delicate fasi della crescita ed eventualmente valutare attività che possano rendere più semplice il raggiungimento dei compromessi.
Con lo sviluppo tecnologico cosa è cambiato? Dal punto di vista dei social network, è aumentato il confronto con i propri pari. Si impostano degli standard guardando le esperienze degli altri che, se non rispettate, possono portare a un senso di inadeguatezza o all’accontentarsi di persone con cui non c’è in realtà la giusta affinità. Sulle piattaforme è facile vedere coppie in momenti di grande tenerezza, ma spesso rappresentano solo un pezzo del puzzle: chi creerebbe un post in cui si mostra un litigio? Inoltre, con la tecnologia si parla di cyber-controllo (per esempio, controllare la posizione sul cellulare del partner) e di cyber-violenza (l’invio di messaggi offensivi o denigratori), rispettivamente verificatesi almeno una volta nel 96% e nel 34% delle coppie, secondo uno studio canadese del 2023.
D’altra parte, i social e le app di incontri sono un modo per facilitare le interazioni. Una tendenza, appartenente soprattutto alla Gen Z, mostra come questi strumenti siano sempre di più un mezzo per raggiungere un fine specifico: incontrarsi dal vivo e, paradossalmente, smettere poi di utilizzare tali strumenti. Le app stesse, recepito ciò, stanno spingendo in questa direzione, per esempio cercando di semplificare l’interazione tra persone apparentemente compatibili. Inoltre, alcune piattaforme rendono possibile anche l’organizzazione di uscite a quattro, poiché c’è sì la volontà di trovare una relazione stabile, ma si vogliono allontanare anche le ansie di un primo appuntamento in solitaria. Ma l’amore va visto come un completamento della persona?
Ci riflettevo ascoltando il Mito di Aristofane, che racconta dell’amore come desiderio di ricongiungimento da parte degli umani, separati da Zeus quando erano Ermafroditi. «Dovremmo stare bene prima bene da soli, poi dovrebbe subentrare l’affinità – spiega la specialista -. Spesso però questo non avviene perché l’amore colma dei vuoti. Si cerca qualcosa di diverso dall’amore. Una persona che non ha avuto una figura genitoriale potrebbe ricercarla nel partner. L’obiettivo dovrebbe essere l’equilibrio interiore, che implica lo stare bene a prescindere dalla presenza dell’amore».
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