
Chiunque abbia letto delle incredibili avventure dell’Odissea non avrà potuto fare a meno di immaginare, anche solo per un momento, di ritrovarsi in un viaggio travolgente, uno di quei viaggi che riconducono a casa soltanto dopo aver regalato nuovi occhi con cui guardare il mondo. E così accade ai passeggeri del trealberi Matilda, storica spedizione del 1750 da cui l’autrice del romanzo Nei mari di Ulisse prende le mosse per ricamare la sua avvincente narrazione: un viaggio che non è quello di Odisseo ma ne ripercorre le orme e i colpi di scena.
Maria Teresa Giaveri, traduttrice, giornalista e studiosa di letterature moderne di lingue neolatine, a lungo docente di Letteratura Francese e Letterature Comparate nelle università italiane, Chevalier des Arts et des Lettres e “Premio Montale Fuori di casa” 2022, questa volta mette su carta una sapiente nonché plausibile ricostruzione dell’itinerario del Matilda, intrecciandola a una nuova interpretazione dell’opera del viaggio per antonomasia. Quando si parla di Omero, dopotutto, i misteri non sono mai abbastanza ed è anche questa, forse, la linfa inesauribile da cui attinge il fascino dell’Iliade e dell’Odissea.
«Il 5 maggio 1750, il trealberi “Matilda” salpò da Napoli per le terre del Levante. Era stata una giornata di sole: una giornata splendida per iniziare il viaggio, come fece notare, passando accanto a loro, il Capitano Puddie». A bordo di una nave che è anche una vera e propria biblioteca sull’acqua, tre gentiluomini inglesi, John Bouverie, James Dawkins e Robert Wood, si lanciano così in un’esplorazione a lungo meditata verso la Troade; accanto a loro, Giovanni Battista Borra, “architetto piemontese di eccellente reputazione”.
Molteplici gli interessi perseguiti: Wood interessato alla topografia e all’epigrafia, Dawkind alla flora, alla fauna e ai minerali, Borra e Bouverie ai ritrovamenti architettonici. Da Smirne a Pergamo, dai Dardanelli a Costantinopoli, la ciurma si arricchisce strada facendo di nuovi personaggi, tra cui i coniugi Maitland, in cerca di fortuna e anch’essi affezionati a Omero, la cui lettura è compagna fedele e inesorabile nel corso del viaggio: «Erano state appassionanti le ore passate a Roma a pianificare gli approdi e le esplorazioni […] ben più entusiasmanti, però, i lunghi pomeriggi che li avevano visti rileggere e discutere, libro dopo libro, tutta l’Iliade. Avevano riservato l’Odissea, storia di mare, per i giorni di navigazione su quello stesso mare».
Presto la lettura del poema si intreccia ad altre suggestioni – tra cui le recenti (per l’epoca) idee di Giambattista Vico, i cui Principj di Scienza Nuova a lungo inseguiti vengono finalmente scovati da Wood in una libreria partenopea – che sollevano confronti importanti, quali il ruolo effettivo degli dei nelle opere greche e la loro contestualizzazione temporale; e non mancano riflessioni sulla vera identità dell’ineffabile cantore cui sono attribuiti i due poemi: sono davvero opera della stessa mente? Omero era una donna? Ma è Borra a rompere gli schemi con un’idea improvvisa: davvero è Ulisse l‘uomo che ha infine raggiunto Itaca?
Il coraggio di Giaveri di avanzare una nuova visione – che fa affidamento esclusivo sul testo, nella traduzione di Paduano – è lo stesso dei suoi personaggi di inseguire le risposte mancanti, ricostruendo il percorso di Ulisse, tassello dopo tassello, e la sua stessa identità, e mutando l’itinerario del viaggio per assecondare illuminazioni impreviste scaturite dalla lettura dei testi omerici.
Le teorie di Borra vengono approfondite dai compagni, affiorano altre plausibili spiegazioni – l’uomo che approda a Itaca non sarà Filottete, il personaggio abbandonato su un’isola di cui parla anche Virgilio, l’unico a superare Ulisse nel tiro con l’arco?
L’autrice conferma così che la tradizione, che all’occorrenza sa farsi rifugio e porto sicuro, può e dev’essere anche un punto di partenza per esplorare nuovi confini: la bellezza di un’opera senza tempo, si sa, non sta nelle risposte che dà ma nei quesiti che non smette di porre, che conducono a loro volta verso terre inesplorate.
Annateresa Mirabella
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