
Il consumo eccessivo di suolo con la relativa distruzione del reticolo idrografico esistente è la prima causa dei sempre più frequenti allagamenti, sia delle aree urbanizzate, sia delle aree agricole. Unitamente agli effetti nefasti dovuti ai cambiamenti climatici, le alluvioni di aree sempre più ampie saranno ancora più frequenti, se non si adottano soluzioni immediate. La possibilità dell’adozione di una legge che obblighi al “consumo zero” dei suoli esistenti e il ripristino del reticolo idrografico originario è irrealizzabile, perché sarebbe fortemente impopolare e richiederebbe risorse economiche forse non disponibili. Significherebbe l’abbattimento di milioni di metri cubi di opere già realizzate e l’impossibilità di realizzare nuovi volumi, sia per l’edilizia residenziale, sia per nuove infrastrutture.
Le città di Parigi e Madrid, ad esempio, ci sono però riuscite, ovviamente impiegando un tempo notevole (circa 20 anni) e risorse ingenti (decine di miliardi di euro). Nella capitale francese l’inquinamento atmosferico si è ridotto di almeno il 50%, adottando soluzioni che prevedono una riduzione drastica del trasporto su auto, un aumento significativo dei trasporti pubblici elettrici e un aumento ancor più significativo di vaste aree ciclabili e pedonali.
La città di Madrid, con un investimento di circa 4 miliardi di euro e almeno 6 anni di lavori, ha creato il parco fluviale denominato “Madrid Rio”, convertendo uno dei fiumi più inquinati della Spagna, il Manzanares, in un vero e proprio esempio di accessibilità totale (dotato anche di segnaletica tattile e sonora). Completa la riqualificazione la realizzazione di centri di cultura e intrattenimento lungo tutto il percorso.


In Italia cosa si può fare in merito? Esiste già da tempo il rispetto del principio dell’invarianza idrologica e idraulica. Al momento, in materia, le leggi e le norme più aggiornate sono state promulgate nella regione Lombardia con la Legge Regionale n°4 del 15 marzo 2016 e il successivo Regolamento Regionale n°7 del 23 novembre 2017.
La norma definisce chiaramente i concetti di: invarianza idraulica, principio in base al quale le portate di deflusso meteorico scaricate dalle aree d’intervento nei ricettori naturali o artificiali di valle non sono maggiori di quelle preesistenti all’intervento stesso; invarianza idrologica: principio in base al quale sia le portate sia i volumi di deflusso meteorico scaricati dalle aree d’intervento nei ricettori naturali o artificiali di valle non sono maggiori di quelli preesistenti all’intervento stesso.
Cosa significa in parole più semplici? Ogni intervento (di nuova costruzione o anche di ampliamento dell’esistente) deve prevedere una serie di manufatti idraulici che accumulano e trattano le acque meteoriche prima dell’immissione in fognatura o in qualsiasi altro corpo idrico ricettore. Quanto devono accumulare? Un volume di dimensioni tale che si possa ritardare lo scarico in fognatura come se scaricasse il terreno originario senza alcun intervento. In sintesi, l’area d’intervento deve scaricare la stessa portata come se fosse un terreno naturale e non parzialmente impermeabilizzato.
Perché si ridurrebbe il consumo di suolo? Più si impermeabilizza il terreno naturale e più i volumi di accumulo e trattamento diventano grandi e costosi. Quindi, ad esempio, se devo realizzare un nuovo supermercato, non asfalterò più tutta l’area, ma limiterò l’asfalto alle sole aree di movimentazione e sosta dei veicoli. Asfaltare un’area di circa 10.000 mq corrisponde ad un investimento medio di opere idrauliche per il rispetto del principio di invarianza idrologica e idraulica non inferiore ai 30mila euro, oltre a tutti i costi di gestione. La soluzione è sempre la stessa: dove non si può con una mentalità costruttiva e sensibile, bisogna toccare le tasche degli investitori. Asfaltare non diviene più la soluzione più economica e veloce, ma addirittura la più costosa se equiparata alle opere di “compensazione idraulica” da realizzare. Immaginate, ad esempio, un’area produttiva di qualsiasi tipo, non più interamente asfaltata, ma piena di verde, alberi, percorsi pedonali e ciclabili.
Nella nostra regione sono vigenti il regolamento della Regione Campania n°8 del 06.12.2013, valido solo per gli impianti serricoli; il Regolamento del Consorzio di Bonifica del Basso Volturno n°358/CM del 17.05.2018 che, seppur anch’esso valido per le serre, contiene dei principi di calcolo idraulico e costituisce uno strumento valido per la riduzione del consumo di suolo per tutti gli interventi che, seppur parzialmente, scaricano nei canali di bonifica. Per la difesa del suolo, la prevenzione e mitigazione del rischio idrogeologico e la gestione dell’intero reticolo idrografico, è stata approvata la Deliberazione della Giunta Regionale della Campania n°440 del 12.10.2021, che costituisce l’approvazione del Piano di Tutela delle Acque (PTA) della Regione Campania. All’interno di tale Piano sono contenute le Norme Tecniche di Attuazione (NTA). L’art. 45 delle NTA definisce l’invarianza idrologica e idraulica, ma non sono stati approvati i regolamenti attuativi contenenti le teorie e formule di calcolo.
Alcuni comuni, come quello di Giugliano in Campania, riferendosi proprio alla deliberazione n°440/2021, impone che qualsiasi intervento, non solo di nuova costruzione, ma anche di ampliamento o comunque di qualsiasi modifica dell’esistente, debba rispettare il principio di invarianza idrologica e idraulica. Anche in questo caso, però, non esistono regolamenti comunali da seguire per il dimensionamento dei manufatti idraulici. Una soluzione immediatamente fattibile sarebbe suddividere il territorio in tre aree di rischio: basso, medio e alto in funzione dell’attuale consumo di suolo. Ad esempio, un territorio che ha già consumato almeno il 60% del proprio suolo è sicuramente ad alto rischio. Chi ne ha consumato tra il 30% e il 60% potrebbe essere a medio rischio. Chi ne ha consumato fino al 30% potrebbe essere a basso rischio. Queste mappe sono già disponibili e, pertanto, immediatamente applicabili. Si potrebbero fissare dei valori predeterminati che risolvono la questione direttamente nel corpo idrico ricettore e lo tutelano al massimo, cioè fissare un valore massimo di portata che si può scaricare a seguito dell’intervento semplicemente in funzione della totale superficie impermeabile. Attenzione: non della nuova e aggiuntiva area impermeabile, ma di tutta l’area impermeabile, anche quella preesistente all’intervento. Cioè il raffronto va fatto sempre rispetto al terreno originario senza alcun tipo d’intervento. I valori più cautelativi del coefficiente udometrico, utilizzati anche nella stessa legge della Lombardia, potrebbero essere: 10 l/sxha per le aree a basso rischio; 20 l/sxha per le aree a medio rischio; 30 l/sxha per le aree ad alto rischio.
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