
Il video del circo Orfei a Licola, che ritrae una lite fra due leoni appianata dalla violenza del domatore ha sconvolto tutti, e ha indignato la maggior parte di coloro che con quel video hanno compreso cosa si celi davvero dietro gli spettacoli circensi. Ma oltre al disgusto umano che questa violenza in sè causa , è necessario comprendere perchè lo sfruttamento degli animali sia un vero problema e perchè esso vada ben oltre la preoccupazione per la condizione degli animali stessi, toccando in particolar modo proprio l’impossibilità che l’uomo ha nel vivere empatizzando con la natura che lo circonda. Ma soprattutto ci chiediamo, facendo riferimento alle norme e alle limitazioni che ne derivano a livello internazionale: a che punto è l’Italia rispetto alla salvaguarda degli animali utilizzati nei circhi?
Il video che ha suscitato scalpore ritrae una coppia di leoni azzuffarsi proprio nel bel mezzo dello spettacolo, probabilmente per contendersi una femmina in calore. La lite sembra sia stata sedata dal domatore, frustando, bastonando e lanciando addosso alle povere bestie sgabelli e panchine di ferro. Dopo diverse polemiche scatenate dall’avvenimento, il circo ha rassicurato tutti sminuendo l’accaduto con un ulteriore video, definendo il circo come una specie di isola felice per i loro animali. Nonostante le scuse e le giustificazioni, leggendo i commenti e ascoltando anche il parere di esponenti politici come lo stesso Francesco Emilio Borrelli (Europa Verde) è palpabile lo sdegno e la consapevolezza suscitata nella società civile.

Il nostro codice penale, all’articolo 544-quater, punisce “chiunque organizzi o promuova spettacoli o manifestazioni che comportino sofferenze o sevizie per gli animali” con pene detentive da quattro mesi a due anni e multe che variano tra 3.000 e 15.000 euro. Tuttavia, questa disposizione, come tutte quelle del titolo IX bis del Codice penale, non si applica alle “manifestazioni storico-culturali autorizzate dalle Regioni” né ad alcune attività umane disciplinate da leggi speciali, tra cui l’attività circense (art. 19 ter disp. Coord. c.p.). Ciò non significa che queste pratiche godano di una totale impunità, poiché la magistratura è intervenuta più volte con azioni preventive o successive in merito, ma che, certamente, senza un intervento chiaro e deciso della politica e del Legislatore non è possibile auspicare di punto in bianco la fine della violenza sugli animali al circo, o in altre attività ludiche e religiose. L’Italia è uno dei pochi paesi europei a non aver adottato restrizioni nei confronti dei circhi, che per il momento continueranno a ricevere fondi pubblici, a mantenere gli animali in condizioni di vita precarie e ad ammaestrarli a suon di fruste e bastoni, a causa di una normativa vecchia ormai di 50 anni. Ma il problema non è unicamente politico, bensì anche e principalmente etico, nel senso più ampio del termine.

All’attivo (dati 2024) si stima che siano circa 2.000 gli animali ad oggi imprigionati nei circhi italiani: spesso esotici o in via di estinzione, rinchiusi in piccoli spazi e ambienti inadeguati, sottoposti a spostamenti molto stressanti e costretti a dare spettacolo tramite addestramenti violenti. Ma questo problema dovrebbe essere risolto unicamente in funzione della tutela degli animali? La dura realtà è che la maniera in cui gli esseri umani trattano coloro i quali vivono una condizione di minorità, difficoltà o incapacità a reagire, che siano altri essere umani o anche, appunto, animali, ci dice tanto sullo stato di salute della civiltà umana, ed evidentemente quella fetta di uomini che popola la nostra nazione non è del tutto sana. Arrogarsi il diritto di maltrattare animali solo e unicamente in funzione del fatto che essi siano esseri incapaci di difendersi, non è niente di troppo distante dal maltrattare un detenuto, un bambino o una persona con disabilità o, volendo avvicinarci al sentire comune, un cane o un gatto. Il problema è proprio questo, assegnare un valore diverso a esseri viventi che di diverso hanno poco o nulla, secondo una valutazione basata unicamente su canoni estetici e/o culturali. Lo sfruttamento e la violenza ingiustificata dell’uomo sugli animali, su qualsiasi tipologia di animale, domestico o meno che sia, e quindi anche la violenza esercitata dall’uomo sugli animali al circo, rappresenta il sistema di misurazione del livello di empatia e civiltà che l’essere umano è in grado di sviluppare, e dati alla mano, l’Italia sotto questo punto di vista è decisamente in un periodo buio.
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