
Nella storia della nostra città si dice che “in un singolo piatto napoletano, si celino storie antiche tramandate da generazioni”. Ed è proprio per questa ragione che il patrimonio culinario partenopeo rappresenta un bagaglio di tradizioni, esperienze ed emozioni che vengono gelosamente custodite dai tegami e canovacci delle nostre nonne. Non a caso, riuscire a conservare quegli antichi sapori è piuttosto difficile, segreti e tanta pazienza di celano dietro una singola ricetta. Il grande De Filippo diceva: «O rraù ca me piace a me m’ ‘o faceva sulo mamma». E proprio questa massima ha ispirato l’idea della giovanissima napoletana Sabrina Caso, che con il suo progetto chiamato “Eppronto” ha cercato di conservare proprio l’essenza delle ricette napoletane della nonna racchiudendole in un barattolo, un singolo barattolo in grado però di conservare e diffondere secoli e secoli di tradizione.
«L’idea di far nascere Eppronto è sicuramente legata alla forte connessione che ho con la mia città, che non mi ha mai permesso di allontanarmi da quel costante bisogno di conoscerla, viverla e comprenderla. Questa connessione è legata alle mie origini e all’origine di tutta la mia famiglia, nata e cresciuta nel cuore pulsante di questa città: i Quartieri Spagnoli. Un’influenza cruciale è stata la costante presenza dei miei nonni nella mia vita, dei loro insegnamenti e della necessità di conservare le tradizioni pur evolvendosi. È così che è nata l’idea di Eppronto, un’idea che ha un che di contraddittorio, quasi paradossale: un sugo pronto ma totalmente artigianale, con ricette che provengono da un basso di via San Mattia, ricette del dopoguerra, quando la vita era complessa e la domenica si aspettava con intrepida emozione, e il cibo era un legame indissolubile. E ciò che ha segnato il calcio d’inizio di questa avventura è stata proprio la pandemia del 2019. Durante il lockdown eravamo distanti, costretti a rinunciare al contatto, all’interazione sociale e lì pensai a quanto mi sarebbe piaciuto far arrivare dall’altra parte del mondo una genovese napoletana o un ragù. Ecco perché il motto di Eppronto è: “APRIRE CON CAUTELA: CONTIENE EMOZIONI!”».
«La tradizione partenopea è fatta salva dalla maniacale attenzione che c’è dietro Eppronto, dalle materie prime che rispettano la stagionalità̀, alle ore necessarie per la cottura, all’importanza della fiamma durante l’esecuzione, fino alla carne presente nei sughi, tutti pezzi che forse qualcuno neanche conosce più̀. Un’attenzione che caratterizza tutta la fase di produzione che avviene solo ed esclusivamente nei periodi in cui sono presenti le materie prime, le stesse verdure che utilizziamo nelle nostre ricette provengono da agricoltura biologica, priva di conservanti e agenti chimici. Tutto è curato a 360° affinché́ il sapore sia quello di una volta».
«Sicuramente mi sento una ragazza un po’ vintage nell’animo. Amo gli anziani, i gesti lenti, e spesso mi trovo catapultata in un mondo che non rispecchia il mio animo un po’ “lento”. Forse con Eppronto esprimo appieno queste mie consapevolezze. Quando una persona è a tavola, tendenzialmente mette una pausa a quello che è il mondo esterno, che a volte corre troppo. Si gode un momento di pace e quiete. Oggi, con la mancanza di tempo ed energie, cuocere un ragù per 9 ore risulta sempre più difficile, e io ho voluto intercettare proprio questo vuoto. Al ragù di 9 ore ci penso io, mentre tu ti concedi una pausa e senti quasi il suono dei vicoli della città, dei piatti della domenica mattina, dell’odore del basilico, magari di tua nonna nella stanza accanto che dice: “Epprontooo!”».
«Eppronto è stato accolto in un modo forse totalmente inaspettato. È stato capito, conosciuto ed apprezzato. Una cosa che mi ha totalmente colpito è stato l’evolversi del buyer persona nel tempo. Io volevo rivolgermi a un pubblico giovane, temendo che i “più adulti” potessero non comprenderlo. Invece, le acquirenti numero uno di Eppronto sono donne tra i 40 e i 50 anni, che sentono in questo sugo l’amore e la dedizione la verità. Ed un altro fattore totalmente inaspettato è stato vedere come proprio in Campania, nella nostra regione, al momento registriamo il numero più elevato di vendita di barattoli, e questo per me è un successo incredibile. Abbiamo infatti anche creato un format chiamato “Scarpetta”, il gesto tutto napoletano del raccogliere con un pezzo di pane il condimento che rimane nel piatto, portandolo un po’ in giro per la città di Napoli ed a breve anche in altre zone d’Italia. Questo ha dato il turbo a Eppronto, perché intingere le mani in una coppetta di ragù e pane cafone è sicuramente patrimonio dell’umanità. Eppronto sta ricevendo un buon riscontro anche all’estero dove, si sa, la tradizione culinaria italiana è molto apprezzata e stanno iniziando a manifestarsi i primi interessi da parte degli Stati Uniti d’America. Ci siamo attrezzati per le spedizioni e le dogane, e credo fortemente che arriveremo con continuità̀ fuori dall’Italia».
«Eppronto nel futuro lo vedo in mille modi. Sicuramente vorrei coinvolgere mia nonna, che ancora oggi è pioniera di abbondanti pasti, in qualche progetto fisico, facendola conoscere al pubblico dei consumatori. Poi immagino un punto dove poter incontrare tutti gli acquirenti, magari nei Quartieri Spagnoli. Essendo una realtà così giovane, nella mia mente frullano mille idee. Spero di riuscire a dare loro forma. Ma, soprattutto, il mio obiettivo più grande che ha dato motore fin dall’origine al tutto e che intendo preservare è che, grazie a questo sugo, le persone si sentano “a casa”».
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