
Nel 2021 Imma Tralli e Roberto Pontecorvo decidono di lanciare Marea Art Project, progetto di residenze artistiche internazionali della Costiera amalfitana, dichiarata Patrimonio dell’Unesco nel 1997. I due fondatori hanno deciso di dare vita a un’idea che era presente nel loro immaginario da tempo, partendo dalle esperienze internazionali di entrambi. Nel 2021 organizzano la prima residenza artistica di Marea, in collaborazione con Stefano Collicelli Cagol, Direttore Generale del Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato, che sin dall’inizio si occupa della consulenza scientifica del progetto di ricerca. «Tutto quello che è accaduto dopo – ci dice Imma – non sarebbe sicuramente stato possibile senza il supporto di Carol LeWitt, Presidente del Consiglio Direttivo di Yale University Art Gallery, che ci ha spalancato le porte di Casa L’Orto sin dall’inizio, offrendo alla residenza una cornice unica».
A reagire positivamente è stata anche la comunità locale. Le residenze di Marea avvengono durante l’inverno, quando i turisti non possono soggiornare lungo la costa a causa della totale chiusura delle attività sul territorio. Molte private cittadine e proprietarie di case vacanze hanno iniziato a chiedere a Marea cosa potessero fare per il progetto. Tra di loro c’è anche Sandra Belcredi, che, mettendo a disposizione Casa Tuti per le residenze successive, ha dato un esempio che, presto, anche altri hanno iniziato a seguire.
Secondo Marea, lo spazio vuoto che si crea in costiera d’inverno, in realtà, è un interstizio colmo di possibilità. «Abbiamo sempre considerato la costiera come un punto di partenza e non un punto d’arrivo. Il nostro background e la rete di contatti internazionali si è subito rivelata preziosa perché lavoriamo molto anche con artisti internazionali. Al momento, in residenza ci sono Alexi Shell, Hugo Mir-Valette, Alexis Paul e Lorenzo Setti ATŌMI, che collaborerà con il performer libanese Anthony Nakhlé, selezionati dopo aver vinto un bando europeo che si chiama Culture Moves Europe, finanziato dall’Unione Europea e attuato dal Goethe-Institut» continua Imma.
L’Italia, al momento, non riconosce le residenze artistiche che operano nell’ambito delle arti visive come istituzioni di riferimento, al contrario di stati come la Francia e altri paesi europei. «Ci interfacciamo più con l’estero. In Italia non c’è molta circolarità di fondi e se operi in un territorio del Sud Italia, nonostante la Costiera amalfitana sia una terra privilegiata, è giocoforza guardare oltre l’orizzonte».
Gli artisti accolti finora sono stati invitati su invito diretto da Stefano Collicelli Cagol. L’idea è che l’artista non si chiuda tra quattro mura ma possa creare nuovi discorsi capaci di risuonare sul territorio, in dialogo con le persone che lo abitano. Una volta in loco, Marea offre all’artista supporto sia per quanto riguarda la mediazione culturale sul territorio, che sulla documentazione del processo di ricerca.
«Alla fine ci teniamo che ci sia un momento in cui l’artista restituisca alla collettività l’esito della residenza sotto varie forme, dalla presentazione del progetto di ricerca alla realizzazione di vere e proprie performance musicali» dice ancora Imma.
I cittadini vengono coinvolti portandoli in luoghi non convenzionali per la fruizione dell’arte e della cultura. «C’è chi magari non entrerebbe nel centro culturale, ma in spiaggia sì». Facendo questo, si sta tentando di tornare a ciò che era la Costiera amalfitana fino a cinquant’anni fa: un luogo dove artiste e artisti, scrittori e scrittrici di tutto il mondo venivano per l’estenuante bellezza del paesaggio. In questo modo, Marea sta cercando di cambiare sguardo sulla costiera, da luogo di consumo a luogo di sperimentazione, creazione e produzione culturale, affacciato sul Mediterraneo.
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