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Magazine di promozione culturale, periodico mensile gratuito, che nasce nel 2002 a Castel Volturno, fondato da Tommaso Morlando, in concomitanza con una forte attività associazionistica praticata dal Centro Studi Officina Volturno sul territorio, in termini di salvaguardia ambientale e testimonianza contro la criminalità organizzata.

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Il programma europeo EMFAF per lo sviluppo marittimo

Angelo Morlando
Angelo MorlandoRedazione Informare
12 settembre 20255 min di lettura

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Il programma europeo EMFAF per lo sviluppo marittimo

Indice (3)

  • 1Un programma da oltre 6 miliardi di euro
  • 2Transizione digitale e resilienza
  • 3Le prossime iniziative

Il programma europeo EMFAF (in italiano FEAMP) è attivo dal 2021 e proseguirà almeno fino al 2027 e sostiene la politica comune della pesca, la politica marittima e l’agenda dell’UE per la governance internazionale degli oceani. L’obiettivo principale è fornire supporto allo sviluppo di progetti innovativi che garantiscano l’utilizzo sostenibile delle risorse acquatiche e marittime. Il fondo contribuisce a realizzare una pesca sostenibile e a conservare le risorse biologiche marine. Le ulteriori conseguenze positive sono la sicurezza alimentare attraverso la fornitura di prodotti ittici verificati, una crescita sostenibile con mari e oceani più sani e sicuri. In tal modo esse si allineano agli obiettivi UE, sia a quelli dello sviluppo sostenibile n° 14 delle Nazioni Unite, sia allo stesso Green Deal europeo. 

Un programma da oltre 6 miliardi di euro

Complessivamente il programma ha gestito e finanziato progetti per circa 6,1 miliardi di euro, di cui circa 5,3 miliardi in maniera condivisa e circa 800 milioni di euro in maniera diretta. I settori interessati sono: pesca, acquacoltura, energia marina rinnovabile, biotecnologia blu, turismo costiero e marittimo. Per quanto attiene direttamente l’Italia, citando e sintetizzando il documento ufficiale, è possibile affermare che il “PN FEAMPA affronterà tre sfide fondamentali per accompagnare l’evoluzione del settore entro il 2030: transizione verde/blu, transizione digitale e resilienza”.

La transizione verde o, meglio, la Transizione Blu, favorirà “un maggiore equilibrio tra opportunità e capacità di pesca” anche attraverso un quadro di riferimento normativo molto chiaro e includente tutti gli altri numerosi impegni internazionali (Agenda 2030, Green Deal europeo e Strategie dell’UE sulla Biodiversità) senza mai dimenticare la Comunicazione della Commissione del 20 maggio 2020 “Dal produttore al consumatore” (Farm to Fork). Nel bacino Mediterraneo, nonostante i miglioramenti, gli sforzi per la conservazione ittica devono proseguire. Il PN FEAMPA contribuirà: alla riduzione della capacità di flotta (per ridurre del 40% lo sforzo massimo di pesca consentito in 5 anni con un livello di sfruttamento compatibile entro gennaio 2025 e la chiusura di alcune zone di pesca) ad attuare gli impegni assunti dall’Italia per la ricostituzione degli stock e per la protezione del Mar Mediterraneo.

La riduzione della sovraccapacità di pesca, l’aumento degli investimenti per mezzi di produzione più sostenibili, la lotta alla pesca non dichiarata e non regolamentata, promuoveranno il percorso di istituzione di almeno tre nuove aree di protezione degli stock ittici entro il 2027. 

Transizione digitale e resilienza

Molto importante deve essere anche il ruolo dei pescatori nel recupero dei rifiuti in mare e nella diversificazione delle attività. Per quanto attiene alla Transizione digitale: “Il PN sosterrà la digitalizzazione prioritariamente su quattro livelli: a favore delle imprese (incentivando diffusione di tecnologia e competenze su ICT, blockchain, etichettatura e packaging intelligente, favorendo la vendita telematica, relazioni dirette basate su rete digitale, social network e food delivery); per le attività di controllo (con investimenti in strumenti digitali per un controllo e un monitoraggio della pesca trasparenti, efficienti e di facile utilizzo, investendo in sistemi automatizzati e nello scambio di informazioni in tempo reale); per migliorare il sistema di raccolta, gestione e uso dei dati (intervenendo sia sul sistema organizzativo che potenziando le piattaforme di caricamento ed analisi, promuovendo la tracciabilità e la condivisione di big data); a sostegno dei processi di digitalizzazione delle Amministrazioni coinvolte”.

Per quanto attiene alla Resilienza: “…è necessario incrementarla al verificarsi di eventi imprevisti, inclusi cambiamenti climatici e situazioni emergenziali, innescando processi virtuosi che portino ad un cambio di passo nella gestione del settore e favorendo la logica di filiera, l’efficienza, la competitività, la valorizzazione delle produzioni e la trasformazione dei pescatori, uomini e donne, in imprenditori ittici. Si deve superare la logica di emergenza e favorire l’apertura a prospettive future”. 

Le prossime iniziative

Lo scorso febbraio 2025 è stata fissata la scadenza per la ulteriore presentazione di progetti con un bando da circa 5,7 milioni di euro. Con tali fondi saranno finanziate due principali iniziative. La prima è inerente alla cooperazione regionale marittima che promuove la specializzazione intelligente e l’innovazione nell’economia blu sostenibile. Tale argomento è supportato anche dalla piattaforma tematica Smart Specialisation, creata proprio per l’economia blu sostenibile. I progetti realizzeranno attività volte a creare e rafforzare partenariati interregionali strategici che sviluppino e implementino soluzioni altamente innovative che affrontino le priorità dell’economia blu sostenibile dell’UE. La seconda iniziativa, anch’essa molto interessante, è inerente ai benefici ambientali dell’agricoltura oceanica rigenerativa e alla promozione dell’innovazione nel settore delle alghe.

I progetti dovrebbero misurare e quantificare i benefici ambientali dell’agricoltura rigenerativa di specie di alghe locali o di alghe in combinazione con molluschi e crostacei e stimolare l’innovazione nel settore delle alghe, sostenendone lo sviluppo e introducendo sul mercato nuovi prodotti e servizi a base di alghe. Per monitorare lo stato degli impianti di acquacoltura in Italia, è disponibile la Web App @AquaGIS che costituisce un utile e immediato supporto anche per conoscere vincoli e usi del mare e dell’ambiente marino costiero. È possibile consultare oltre 130 strati informativi e 80 mappe tematiche e analizzare il livello di idoneità di zone e siti per lo sviluppo sostenibile dell’acquacoltura.

I prodotti d’acquacoltura rappresentano il 47% del volume totale del settore ittico nazionale e oltre il 37% del valore. Nel 2020 sono state prodotte in Italia circa 123 mila tonnellate di pesci, molluschi e crostacei freschi per un valore di circa 390 milioni di euro. L’acquacoltura italiana è diversificata per specie, ambienti di allevamento e tecniche di produzione: sono allevate circa 30 specie di pesci, molluschi, crostacei e alghe in 1061 impianti (MiPAAF). Le principali specie allevate sono trota iridea, spigola, orata, mitilo e vongola verace. L’acquacoltura marina, che include la molluschicoltura e la piscicoltura marina, rappresenta il 70% della produzione nazionale e occupa una superficie di circa 22.000 ettari, pari allo 0,16% dello spazio demaniale marittimo nazionale. 

Fonte: Magazine A.R.P.A. Campania

Leggi anche: L’acqua potabile e i servizi igienico-sanitari devono essere diritti umani fondamentali 

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  • #mare
  • #progetto emfaf
Angelo Morlando
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Angelo Morlando

Responsabile Scientifico del magazine Informare e dell'Associazione "Centro Studi Officina Volturno". Ingegnere Idraulico, specializzato in ingegneria sanitaria e ambientale. Giornalista iscritto all'Ord. della Regione Campania con n. 143539

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