
Da quando le condizioni di salute di Papa Francesco sono peggiorate, si parla volente o nolente del suo successore sul soglio di Pietro. Ora che il papa è morto e le procedure per l’elezione del nuovo vescovo di Roma sono entrate nel vivo, nonostante “chi entra papa in conclave ne esce cardinale”, le analisi sugli scenari futuri della Chiesa cattolica si sprecano. Ognuno ha il suo “papabile” che attende vestito di bianco alla loggia delle benedizioni della basilica di San Pietro. Ma la verità è un’altra: considerato lo stretto riserbo sulle operazioni del conclave, a pena di scomunica dei cardinali, ogni previsione sul prossimo papa è aleatoria.
Il pontificato di Francesco è stato decisamente anomalo, teso tra un tentativo di rinnovamento della Chiesa, certamente avviato, ma scarsamente realizzato. Tanti hanno definito Francesco privo del munus petrino, quel lasciapassare che consente al pontefice di regnare “lecitamente”. Un po’ perché le dimissioni di Ratzinger sembravano indotte, un po’ perché tanti hanno ritenuto il magistero di Francesco lacunoso e ai limiti dell’ortodossia. I grandi silurati del papa argentino, da Robert Sarah a Gerhard Muller, capi di dicasteri vaticani, non sono stati teneri con Bergoglio. Il loro silenzio è stato eloquente e l’ex del Sant’Uffizio, ha precisato che i cardinali eleggeranno il successore di Pietro. Nulla da eccepire, ma è il segno che si invoca una “rottura”.


Alla cordata dei tradizionali sono ascrivibili anche Fridolin Ambongo Besungu, arcivescovo di Kinshasa, in Congo, e l’arcivescovo di Budapest Péter Erdő, dati per papabili. A loro si unisce il cardinale statunitense Raymond Burke, e gran parte dei cardinali americani ed africani. Questi ultimi non hanno per nulla gradito l’apertura di Francesco alla benedizione delle coppie gay, paventando uno scisma. Ma se anche unissero le forze, non avrebbero i numeri per raggiungere il quorum necessario per esprimere il loro candidato.
La Chiesa di Bergoglio assomiglia, a detta di tanti, ad un ospedale da campo. Fu lo stesso pontefice a definirla tale durante un’intervista a padre Antonio Spadaro all’inizio del suo pontificato. E benché l’80% dei cardinali elettori del prossimo conclave sia stato creato da Francesco, solo una piccola parte del collegio cardinalizio può considerarsi allineato al pensiero del papa argentino. A dire il vero non è facile trovare “bergogliani doc” ma negli ultimi giorni prende quota la candidatura del maltese Mario Grech, capo del Sinodo dei vescovi.

A lanciarla è stato Jean-Claude Hollerich, arcivescovo di Lussemburgo, da sempre propenso a donne prete, preti sposati, e molto avanguardista su problematiche LGBT ed etica sessuale. Così avanguardista che il cardinale australiano George Pell nel 2022 invitò la Congregazione della Dottrina della Fede a richiamare il porporato lussemburghese per le sue tesi eterodosse.
L’altro bergogliano di cui si parla nei sacri palazzi è il portoghese José Tolentino de Mendonça, biblista e letterato, posto da Francesco a capo del dicastero vaticano della cultura.
Se è vero che il papa lo “suggerisce” lo Spirito Santo ai cardinali, non è meno vero che i porporati, nelle congregazioni generali, individuano le priorità per la Chiesa dei prossimi decenni. Il mondo è in profondo cambiamento, la guerra imperversa ovunque e i conflitti etnico – religiosi restituiscono un panorama internazionale che non lascia ben sperare per il futuro.

La priorità per la Chiesa sarà la Cina? Ecco allora pronto il cardinale Louis Antonio Tagle, asiatico, già arcivescovo di Manila. Da un decennio è prefetto del potente dicastero di Propaganda Fide, che si occupa di diffondere la fede cristiana nel mondo e nomina i vescovi asiatici, africani, australiani e latino – americani. Tagle ha una solida formazione teologica, un carattere gioviale e le sue origini – madre cinese e papà filippino – sono certamente un valore aggiunto.
Se la priorità dovesse essere il Medioriente, è pronto a scendere in campo l’italiano Pierbattista Pizzaballa, Francescano, patriarca latino di Gerusalemme, è un biblista e parla bene l’ebraico, studiato all’università statale di Gerusalemme.
Il dialogo con i mussulmani, negli ultimi anni, è diventato una priorità per la Chiesa cattolica. Anche in questo caso c’è l’asso nella manica ed è il cardinale di Marsiglia Jean-Marc Aveline. Di solida formazione teologica, è presidente della Conferenza Episcopale Francese. Nella sua diocesi opera il famoso Institut Catholique de la Méditerranée, impegnato nel dialogo tra cristiani e mussulmani, a partire dal contesto del Mediterraneo. A Marsiglia che nel 2023 le maggiori istituzioni teologiche firmano, alla presenza di Papa Francesco, il Manifesto per una Teologia dal Mediterraneo, una pietra miliare del dialogo islamo – cristiano, particolarmente caro ai gesuiti di Posillipo dove il papa si reca il 21 giugno 2019.
Meno disponibile al papato sarebbe il cardinale di Rabat Cristóbal López Romero, salesiano, profondo conoscitore dell’America Latina, dove è stato missionario per circa venti anni, e del contesto islamico del Mediterraneo. Famoso per il suo umorismo, ha dichiarato: «Se intravedo il pericolo di essere eletto nel Conclave, inizio a scappare e mi ritrovano in Sicilia».
Tra i nomi che maggiormente ricorrono ci sono i porporati italiani Matteo Maria Zuppi, della potente comunità di Sant’Egidio, e Pietro Parolin, segretario di Stato Vaticano. Zuppi è romano doc. Parroco di Trastevere, successivamente vescovo ausiliare di Roma, poi arcivescovo di Bologna e presidente dei vescovi italiani. Una persona alla mano, calorosa, mite. Ma un abile tessitore di relazioni. Papa Francesco gli ha affidato numerose missioni diplomatiche, non ultima quella a Kiev per dirimere i dissidi tra il presidente russo Putin e quello ucraino Zelens’kyj.

Il segretario di Stato Parolin viene da un servizio diplomatico decennale della santa Sede. Laureato in diritto canonico, è l’unico veramente conosciuto da tutti i membri del collegio cardinalizio, con cui ha avuto contatti durante le visite ad limina dei vescovi di tutto il mondo in Vaticano. Stretto collaboratore dei cardinali Angelo Sodano – defunto – e Tarcisio Bertone, figure di spicco della curia romana, è un uomo moderato ma per nulla gradito ai conservatori americani. In questi giorni si è parlato di un suo presunto malore al termine delle congregazioni. Ma la notizia, forse diffusa da alcuni media americani, è stata prontamente smentita dalla sala stampa vaticana.
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