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Il "Protocollo Cpr" tra Italia e Albania ha qualcosa a che fare con la gestione dell'immigrazione?

Tonia Scarano
Tonia ScaranoRedazione Informare
13 novembre 20234 min di lettura

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Il "Protocollo Cpr" tra Italia e Albania ha qualcosa a che fare con la gestione dell'immigrazione?

Indice (3)

  • 1Italia e Albania, il protocollo cpr
  • 2L’ultima manovra di Giorgia Meloni è un fatto personale
  • 3Per ultime le persone

Il 9 novembre la premier Giorgia Meloni e il primo ministro albanese Edi Rama hanno siglato in via extraparlamentare un protocollo tra Italia e Albania per la gestione dei/delle migranti in Italia.

Italia e Albania, il protocollo cpr

Gli accordi prevedono la costruzione di due centri di permanenza in territorio albanese, che saranno sotto giurisdizione italiana. Uno sarà costruito presso il porto di Shengjin e l’altro nel villaggio di Gjader. La fine dei lavori è stata programmata per la primavera del 2024.

I due centri avranno capienza di 3000 persone ciascuno, che saranno trattenute per procedere all’avvio o al controllo delle richieste d’asilo e, principalmente, per il rimpatrio. Saranno dirottate in Albania tutte le persone recuperate in mare da imbarcazioni italiane non Ong. Tali protocolli non varranno per minori, donne in stato di gravidanza e persone con problemi di salute certificati. Secondo il protocollo, saranno ammessi/e nelle strutture legali e ausiliari/ie da parte di organizzazioni internazionali e UE al fine di garantire assistenza ai/alle richiedenti asilo. Il tutto entro i limiti delle legislazioni firmatarie.

La gestione interna dei centri sarà nelle mani delle autorità italiane, quella delle aree esterne ai centri, invece, vedrà la gestione delle autorità albanesi, che si occuperanno di sicurezza e controllo e dovranno intervenire in caso di pericoli quali incendio o altre situazioni di rischio.

Il protocollo resterà in vigore per 5 anni e sarà rinnovabile su piano quinquennale, a meno che una delle due parti si dichiari intenzionata a non rinnovarlo e lo comunichi con un preavviso di sei mesi. A fine protocollo, dichiara nelle prime note alla stampa la premier, le aree saranno restituite allo stato albanese.

L’ultima manovra di Giorgia Meloni è un fatto personale

Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, giustifica il carattere extraparlamentare del nuovo accordo italo-albanese definendolo «di collaborazione rafforzata previsto da quelli precedenti già sottoscritti negli anni passati», facendo riferimento agli accordi del 1995 e del 2017.

Un portavoce della Commissione Europea dichiara: «Siamo in contatto con le autorità italiane, abbiamo chiesto di ricevere dettagli sull’accordo per la migrazione con l’Albania. Prima di commentare oltre dobbiamo capire cosa s’intende fare esattamente». (Ansa) .

È chiaro, però, che la peculiare procedura di questo accordo rivela una molteplicità di intenti da parte dei due personaggi politici. Una precedente ratificazione di accordi con il governo albanese non giustifica una procedura extraparlamentare che prevede la manipolazione e il trattenimento di migliaia di persone in movimento, il trasferimento di 16,5 milioni di euro al governo albanese (questo il costo della firma) e una velata promessa di accelerazione del riconoscimento dell’Albania come stato UE, che traspare dal fare amichevole con il quale la premier Meloni si rivolge al primo ministro albanese, chiamandolo «il mio amico Edi Rama» e riferendosi allo stato albanese come «per ora non UE».

Quello del protocollo Cpr e delle ultime politiche italiane per la gestione dell’immigrazione sono sicuramente messaggi diretti all’UE, affinché si agisca per una maggiore coesione continentale. Questa potrebbe essere l’unica finalità umanamente accettabile di politiche che, purtroppo, non operano a favore della tutela delle persone in movimento, né delle persone tutte, annullando ogni ipotetico proposito positivo.

Da un anno di governo Meloni e, soprattutto, negli ultimi mesi sono frequenti le politiche e le strategie personali e personalizzanti che la premier tende ad attuare. Dalla proposta di riforma del premierato al dirottamento di migranti in Albania, passando per le sue questioni private, sempre utili a rafforzare il proprio rapporto individuale con elettori ed elettrici.

Per ultime le persone

Alimentando una dinamica di polarizzazione dell’attenzione pubblica lontano dalle problematiche che affliggono questo paese, Giorgia Meloni e l’attuale governo a suo supporto giocano un ruolo cruciale nell’indebolimento del senso critico comune.

Resta necessario e vitale, allora, continuare a porsi domande strettamente collegate con il nostro essere umani e che incentivino la nostra personale critica della storia e della società. Non bisogna, dunque, smettere di informarsi e domandarsi.

I Cpr hanno qualcosa a che fare con la gestione dell’immigrazione? Possono in qualche modo “risolvere” flussi migratori resi critici da un’assenza di alternative legali politicamente corrette affinché ognuno possa decidere della sua vita? O anche questo protocollo troverà l’accettazione e l’indifferenza tipiche del “nascondere la polvere sotto al tappeto”? Disumano è che si tratti, invece, di persone con un’esistenza degna quanto la tua.

Tags
  • #Edi Rama
  • #giorgia meloni
  • #migranti
  • #Protocollo Italia Albania
Tonia Scarano
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