
Secondo l’ultimo report dell’Associazione Antigone, dei 71 minori detenuti in Campania, circa 30 sono attualmente residenti nell’Istituto Penitenziario Minorile di Airola (BN). Proprio qui, si è sviluppata una delle tante attività proposte dall’associazione non profit Crisi Come Opportunità, nata 15 anni fa dalla volontà dei suoi fondatori di rendere l’arte uno strumento di sensibilizzazione e promozione sociale. Nell’IPM è attivo il Presidio Culturale Permanente dal 2013, un progetto nato dalla collaborazione tra l’associazione e il rapper napoletano Luca Caiazzo, in arte Lucariello. L’artista arriva all’Istituto dopo una campagna contro le mafie in collaborazione con MTV, per cui fu invitato a fare sensibilizzazione tra i detenuti: «Mi resi conto che erano ragazzi proprio come me. Quando sentii il cancello chiudersi alle mie spalle sentii come se una parte di me fosse rimasta lì dentro».
Oggi, Lucariello è formatore senior del Progetto, spiega che l’idea è partita proprio da Airola: «Nasce come laboratorio diretto di breve periodo, ma ci siamo resi conto che lavorare su tempi così brevi non ci permetteva di creare un rapporto con i ragazzi. Così, siamo riusciti a garantire una presenza costante, anche nei periodi in cui l’attività scolastica si ferma, con due incontri settimanali lungo tutto l’anno». Nella sala di registrazione presente nell’edificio, i ragazzi vengono accompagnati nella scrittura e registrazione di canzoni rap, inserite anche all’interno di spettacoli teatrali, coordinandosi con un laboratorio dedicato a questi ultimi. «Uno dei temi che unisce tutti è la mancanza della madre. L’altro giorno c’era un ragazzo marocchino che registrava un pezzo, gli altri napoletani pensavano fosse un pezzo violento, ma quando abbiamo tradotto il testo siamo rimasti tutti in lacrime: parlava della mamma che è lontana, dell’impossibilità di vederla. L’altro tema comune è l’amore, non tanto quello fisico quanto il rapporto platonico, la capacità di potersi fidare di una persona e sentirsi compresa da lei».
Il rap è uno specchio, spiega Lucariello, attraverso cui i ragazzi sono capaci di tirare fuori la rabbia, giudicarla e diventarne consapevoli. «Tenerla dentro significa non saperla gestire e lasciare che esploda. Non possiamo evitare di raccontare la realtà di certi quartieri, perché il rap è la fotografia del momento storico; quindi, il problema non è la fotografia ma il momento. Quando ho iniziato non esistevano ragazzi che facevano rap nell’IPM, mentre oggi è molto più comune come linguaggio tra i giovani. Attraverso un lavoro individuale riusciamo ad approcciare la scrittura con alcuni e approfondirla con altri». Oggi il Presidio Culturale si è esteso su diversi territori, permettendo la collaborazione con nuovi artisti, come Francesco Kento Carlo.
Da quest’anno è infatti attivo su sei istituti penali per minorenni su scala nazionale, tra cui Cagliari, Torino e Roma; l’obiettivo è usare la scrittura per portare fuori i vissuti e le emozioni di chi sta dentro. «Questo progetto mi ha insegnato che le immagini che costruiamo delle persone e delle realtà che non conosciamo spesso sono molto diverse dalla realtà stessa» afferma Lucariello. «Ho incontrato ragazzi che vengono considerati mostri, ma non so se è possibile imputargli la colpa di essere stati cresciuti senza dei messaggi educativi, come la non violenza e l’empatia. Spesso vengono additati i genitori, che a loro volta sono stati cresciuti così. Penso che invece si debba intervenire con la prevenzione, individuando e investendo dove ci sono queste mancanze».
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