
Il rap e la lingua dei segni
Il rap è il messaggio. Il rap è uno tra i generi musicali che più si presta allo scopo di trasmettere un pensiero. Il rap è comunicazione perché necessita di parole: i rapper cantano versi in rima accompagnati dalla scansione ritmica della musica. Rythm and poetry, dunque.
E ancora, il rap ha origini umili, come gran parte della musica proveniente dagli afroamericani. Parole articolate, suono, quindi voce che urta nel mic. Ma cosa succede quando questo suono si deve tradurre in gesti?
E qui avviene un piccolo miracolo. Se la comunicazione sussiste nel momento in cui due o più soggetti si intendono anche grazie al suono che emettiamo quando parliamo – o, in questo caso, rappiamo – come si può intendere qualcosa quando si è sordi? E come possiamo farci capire ad una comunità di persone sorde? Il miracolo sta proprio nell’incontro tra il rap e la lingua dei segni. Se il rap è l’arte che ha bisogno del linguaggio, significa che questa quindi è una tipologia di musica in cui, più che in altri generi, è necessario comprendere cosa dice il rapper per poter apprezzare un brano fino in fondo. Lo strumento per comprendere il messaggio del rapper – e anche tutti i messaggi e le parole che l’ambiente propone – per le persone sorde, è la lingua dei segni.
La lingua dei segni non è un semplice alfabeto manuale o un supporto all’espressione della lingua parlata, ma una lingua con le proprie regole grammaticali, sintattiche, morfologiche e lessicali. Presenta una struttura che utilizza sia componenti manuali – posizione e gestualità specifica delle mani – che non manuali, come l’espressione facciale o la postura. Già da anni, in televisione, i telegiornali adottano la lingua dei segni per garantire il trasferimento delle informazioni anche a chi appartiene alla comunità dei sordi. O ancora, nei comizi politici, c’è spazio per interpreti che traducono nella lingua dei segni le parole dei leader sul palco. Grazie ad un video che sta letteralmente spopolando sul web, abbiamo scoperto che anche Eminem utilizza l’interprete durante i suoi show.
Il rap però – come abbiamo capito – consiste nell’utilizzare il linguaggio su una base ritmata. C’è velocità nelle parole che si dicono, fluidità ritmica, c’è flusso (flow) con cui il rapper scandisce pacchetti di rime all’interno delle proprie metriche. Uno dei cantanti più famosi nell’ambito del genere rap, è senza ombra di dubbio Eminem. Oltre ai brani ormai diventati un must del genere rap, Eminem è famoso anche perché riesce a cantare ad una velocità veramente incredibile. Una stima: Eminem pare che possa cantare 101 parole in 16,45 secondi. Ciò vuol dire che pronuncia sei parole al secondo. Durante i concerti le canzoni di Eminem hanno anche un’altra interprete, che si chiama Holly Maniatty.
Ruolo non facile per la nostra Holly. L’interprete, traduce i brani del rapper con la lingua dei segni e i video delle sue performances con Eminem sono spesso diventati virali. Questo non solo perché ha l’incredibile bravura di stare dietro all’artista, ma anche perché mette ad ogni singolo gesto una grinta e una carica paragonabili a quelle del rapper stesso. Uno show dentro lo show. Guardare Holly è uno spettacolo e ci dimostra come certe forme d’arte non abbiano confini e siano assolutamente universali. Infondo il rap è di tutti, così come il poter usufruire da parte di tutti della musica.
In Italia, numerosi sono gli esempi di come il potere di un’arte come la musica si è aperta anche alla comunità dei sordi. Italia, che ha colmato il grave ritardo che l’aveva portata ad essere uno degli ultimi Paesi in Europa a non aver riconosciuto la propria lingua dei segni nazionale. Il nostro Paese è arrivato a questo risultato importantissimo – segno di civiltà e una conquista non solo per le persone sorde ma per tutta l’Italia – dopo una lotta pluridecennale portata avanti dalla comunità sorda.
In merito, ricordo un esperimento della Mescal (etichetta discografica) che decise di produrre un videoclip sperimentale per persone sorde. Nacque così “Disco Labirinto” in “Zerovolume”, un brano firmato Subsonica e Bluvertigo, un progetto innovativo, un’ “immagine che fa rumore“. Un brano musicale ascoltabile anche a zerovolume, composto e mixato per la percezione delle persone non udenti e fruibile a tutti. In questo caso, non è una traduzione di un brano musicale in lingua dei gesti, ma una composizione ex-novo per non udenti che, per il totale del pubblico, acquista una nuova dimensione.
Protagonista assoluta, la lingua dei segni ha calcato il palco dell’Ariston di Sanremo nel 2020 con Mauro Iandolo, l’interprete e performer di musica in LIS che ha incantato il pubblico dell’Ariston, interpretando in lingua dei segni il brano “Dov’è” portato in gara dalla band Le Vibrazioni. Non resta quindi di godere di questo importantissimo strumento che è il LIS e apprezzare di come possa – in questi casi – offrire una possibilità di capire e di capirsi, unire comunità che possono condividere anche le canzoni.
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