
Che cos’è il rap per un rapper del nostro territorio? Questa domanda l’ho posta a tre personalità che con il rap ci vanno a dormire la notte, lo celebrano e lo praticano. Slyrec, CapaTosta e Ugo Crepa. Tre persone che stanno dedicando al rap il loro percorso di vita. Il rap rappresenta molto più di un genere musicale.
Il rap, con le sue rime e i suoi argomenti, è stata ed è ancora un riflesso della realtà per una generazione nata tra le province di Napoli e Caserta. Questo fenomeno musicale ha radici profonde nella cultura urbana e ha influenzato le generazioni successive, trasformandosi in un elemento chiave della cultura locale e globale.
Slyrec (Santina Affinito) è una ragazza cresciuta nelle palazzine popolari di Capua. Scopre il rap all’età di 8 anni. Innamoratasi del genere, a 13 anni tra i banchi di scuola le prime rime, un atto di coraggio fu quello di “uscire fuori” e sgomitare in un genere – ai tempi – prettamente maschile: «La musica è stata la mia ancora. Mi sono identificata nel rap perché ha cambiato il mio modo di vedere e di dire tante cose, permettendomi di trovare quelle parole che solitamente non diresti a nessuno. Soprattutto io che sono sempre stata una persona introversa e insicura. Nella mia vita io sono sicura soltanto del rap. Non mi interessano i presunti limiti di questa scelta, è l’unica sicurezza che ho nella vita. Ogni volta che io riesco a portare il mio stato d’animo in rima, è assurdo. Addirittura riesco a pensare che, nel mondo, ci sia spazio per noi… “strani”. Il rap non mi ha salvato la vita, ma mi ha salvato l’anima. Mi ha alleggerito da pesi che a volte è proprio impossibile portare».

Le province di Napoli e Caserta stavano affrontando sfide sociali e economiche significative, con elevati tassi di disoccupazione e problemi di criminalità diffusa. Il rap divenne un veicolo di espressione per molti giovani, offrendo un mezzo per raccontare le proprie esperienze e cercare di fare sentire la propria voce in un contesto spesso difficile.
Questo genere musica è veicolo di comunicazione anche per tematiche legate all’ambiente, alla cura del nostro territorio. In questo percorso, abbiamo incontrato Damiano “CapaTosta” Rossi. CapaTosta è un’istituzione a Caserta, è il punto di riferimento quando si parla di rap e hip hop del nostro territorio. Il suo freestyle teatrale è un nuovo modo di concepire questo genere e rappresenta tutta la sua esperienza in anni di presenza sulla scena del nostro territorio.

Musica popolare e rime, CapaTosta racconta il nostro territorio provenendo dalla strada, luogo di ispirazione e di conoscenza: «Per me il rap è come una sorta di poesia contemporanea, con un linguaggio forse più diretto, ma che può essere una testimonianza, un denunciare disagi sociali, un raccontarsi, potersi fare delle domande, trovare le risposte, sfogare momenti difficili. Tutto questo ha avuto un ruolo importante sia artisticamente che personalmente. Soprattutto vivendo in una provincia che non offriva e ancora oggi non offre molti spazi culturali e sociali. Un posto dove, una volta, la gente ti vedeva vestito con i pantaloni larghi e forse ci scappava anche l’aggressione. Questo mi ha dato sempre tanta forza, la possibilità di imparare e di conoscere le altre persone, di parlare di tematiche ambientali che in altro modo non avrebbe avuto lo stesso ascolto. Questo mi ha dato la possibilità di aprire altre porte, uscendo fuori da una mentalità di provincia abbastanza avvelenata. Forse oggi per chi comincia a fare rap è diverso, si inizia con poca coscienza e con molta meno conoscenza. Tutto viene ridotto a fama e successo abbastanza spicciolo. Ma quello non è rap, è ‘na cofecchia».
Da Marigliano si erge una scrittura che oltrepassa la cornice del genere musicale in questione. Non solo un rapper, Ugo Crepa non tratta argomenti di cui solitamente ha a che fare il rap in generale. Se proprio si deve presentare Ugo Crepa, vi invitiamo ad ascoltare la sua musica: narrativa introspettiva nei suoi versi che a volte si mescola al soul. Un senso di appartenenza riconoscibile nei luoghi e nei concetti della sua musica. Sull’influenza che questo genere musicale ha avuto nella sua vita, Ugo Crepa risponde così: «Il rap mi ha insegnato a vivere. Letteralmente. Io sono formato dal rap, ma che è ad ampio raggio la musica. Il rap è nelle mie giornate in continuazione. Il rap mi ha fatto capire come vivere. Penso sia la cosa più esplicativa che si può dire».

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