
Venuto a mancare a 100 anni, Henry Kissinger è stato sicuramente l’uomo più discusso del XX e XXI secolo. Amato e odiato con passione, un diplomatico controverso. La sua lunga carriera ha ispirato decenni di dibattito sulla moralità delle sue azioni.
Con Richard Nixon, Kissinger raggiunse l’apice del potere nel suo ambito prediletto, le relazioni internazionali. Entrambi si dichiaravano contrari per principio alla guerra in Vietnam. Nel corso di anni di incontri a Parigi, ha negoziato gli accordi di pace che hanno messo fine al coinvolgimento americano nella guerra del Vietnam. Un risultato per il quale ha condiviso il premio Nobel per la pace del 1973.
Nei fatti però la sua amministrazione intensificò lo sforzo bellico ordinando alcuni dei bombardamenti più violenti dell’intera guerra, pur sapendo che gli Stati Uniti non avrebbero potuto vincere come speravano. L’ha definita “pace con onore”, ma la guerra si è rivelata tutt’altro che finita e i critici hanno sostenuto che avrebbe potuto fare lo stesso accordo anni prima, salvando migliaia di vite.
Nel 1973 Kissinger venne nominato anche Segretario di Stato. In sostanza fu il protagonista indiscusso della politica estera di quegli anni, con tutti i benefici e le controversie che ne conseguirono. Concentrato quasi esclusivamente sugli interessi concreti della nazione piuttosto che sul rispetto di principi ideologici. Questo approccio viene definito “realista” anche se lui spesso dirà di sentirsi lontano da questa corrente, e anzi rifiutava di essere associato al “realpolitik” che prescinde da considerazioni morali e ideologiche. Ma di aperture verso gli avversari politici, in realtà, ce ne furono ben poche.
Da bravo americano per Kissinger il primo nemico da abbattere era il comunismo. Quindi si partì dal Sudamerica con il golpe di Pinochet in Cile per spodestare il socialista Salvador Allende, ai danni del popolo cileno. Nel golpe sono documentate le enormi responsabilità di Henry Kissinger, che attraverso la CIA incoraggiò il colpo di stato, durante il quale Allende si suicidò. L’America Latina è sempre stata considerata il “cortile di casa” degli USA, per loro era prioritario, quindi, che in quelle zone non si diffondesse il comunismo.
The Guardian pubblicò alcuni anni fa i file che dimostravano che Kissinger boicottò gli sforzi del presidente Carter di bloccare i massacri di Videla in Argentina, articolo a quei tempi ripreso anche dal Corriere della Sera. L’unica relazione amorevole, se così può essere definita, avuta con un paese comunista, è sempre stata con la Cina. I negoziati segreti con il paese hanno portato al famoso risultato di politica estera di Nixon. Intesa come una mossa decisiva per isolare l’Unione Sovietica.
«È quasi impossibile immaginare come sarebbe oggi il rapporto americano con la potenza nascente più importante del mondo senza Henry», ha detto Graham Allison. Professore di Harvard che una volta lavorava per il signor Kissinger, in un’intervista al New York Times nel 2016.
È stato l’unico americano a trattare con i leader cinesi, da Mao a Xi Jinping. A luglio, all’età di 100 anni, incontrò il signor Xi e altri leader cinesi a Pechino, dove fu trattato come un re in visita, anche se le relazioni con Washington erano diventate contraddittorie.
Architetto di numerosi colpi di stato, non è esente il nostro paese. Kissinger si rese artefice delle operazioni clandestine Gladio, Stay behinde. Ma non solo, anche minacce ad Aldo Moro, a cui intimò di cambiare immediatamente le sue politiche e di non favorire nella maniera più assoluta l’avvicinamento dei comunisti al governo. Altrimenti «l’avrebbe pagata cara»… come poi accadde. È stato fatto il nome di Kissinger anche dalla moglie di Aldo Moro ai magistrati. “Quando Moro fu aggredito da Kissinger”, titolava l’Ansa con una intervista a Giulio Andreotti.
Gli Stati Uniti di Kissinger ebbero anche un ruolo documentato nella strategia della tensione in Italia. Come spiega un vecchio dossier dell’Espresso, dove si legge addirittura l’esistenza dei “Kissinger cables” rilasciati da Wikileaks, emerge chiaramente il ruolo e l’ingerenza della diplomazia statunitense nelle vesti di Kissinger e la loro insofferenza per la repressione delle trame nere da parte dello Stato italiano.
Nel 1972 la giornalista italiana Oriana Fallaci incontrò Kissinger e realizzò un’intervista che rimase poi famosa, in cui gli chiese tra le altre cose il motivo del suo successo in politica. Kissinger rispose: «Io ho agito da solo, a loro è piaciuto questo […]. Agli americani piace l’uomo che entra solitario a cavallo nella città, come nei western».
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